Poteva vincere, ma decide di fermarsi: blocca la bici, mette il piede a terra e aspetta. Michele Scarponi e il gesto-simbolo di una lotta di civiltà

Michele si ferma, rinunciando alla vittoria personale: mette il piede a terra per aspettare il compagno, in modo da aiutarlo poi verso un'insperata rimonta in classifica. Le parole del fratello Marco Scarponi, intervenuto al Festival de L'Altramontagna, sono un invito ad avere strade più sicure per tutti

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ci sono gesta, nella storia dello sport, che rimangono nella memoria collettiva.
Nel caso di Michele Scarponi - fortissimo ciclista marchigiano vittima di un incidente stradale mentre si allenava sulle strade di casa - un particolare gesto sportivo è diventato il simbolo di una lotta di civiltà: quella per avere strade più sicure per tutti.
Giro d’Italia 2016. Penultima tappa, decisiva, con passaggio sul mitico Colle dell'Agnello. In fuga c’è Michele Scarponi, lanciato verso la vittoria di giornata. L’ammiraglia lo informa che più indietro Vincenzo Nibali, suo capitano, ha sferrato un attacco nei confronti della maglia rosa, l’olandese Steven Kruijswijk, appena caduto in discesa. Michele così si ferma, rinunciando alla vittoria personale: mette il piede a terra per aspettare il compagno, in modo da aiutarlo poi verso un’insperata rimonta in classifica, che permetterà a Nibali di vincere il suo secondo Giro d'Italia.
Al Festival L'Altramontagna "Il Fiore del Baldo", l'emozionante episodio del "piede a terra" di Michele Scarponi è stato raccontato con precisione da Davide Cassani, commentatore Rai ed ex ct della nazionale. Di seguito il video
Quel piede a terra è oggi il simbolo della Fondazione Michele Scarponi, nata in memoria del corridore marchigiano per promuovere la cultura della sicurezza stradale.

"Abbiamo scelto quel gesto di Michele perché volevamo che nel nostro logo ci fosse sia lui in bicicletta, sia un messaggio forte, capace di arrivare a più persone possibile", racconta Marco Scarponi, fratello del ciclista e presidente della Fondazione, che ha preso parte al Festival de L’Altramontagna - Il fiore del Baldo.
"Lo abbiamo scelto perché rivedendo quella tappa a due anni di distanza, con occhi diversi, abbiamo capito che Michele, quel giorno, aveva fatto qualcosa di unico, di mitico. Si era fermato rinunciando alla propria vittoria per quella di un compagno. Aveva lasciato da parte la propria ambizione personale per uno scopo più grande, collettivo. Solitamente il piede a terra, nel ciclismo, è un gesto di debolezza, perché chi mette il piede a terra, normalmente, è chi non ce la fa più. Michele, al contrario, ci ha insegnato che fermarsi, rallentare, aspettare, può essere un gesto di enorme forza".
La Fondazione Michele Scarponi lavora tantissimo con le scuole, a partire proprio dal ragionare sul significato di quel logo così insolito: un ciclista fermo, piede a terra, che aspetta un compagno.
"Quello che vogliamo fare", spiega Marco Scarponi, "è costruire un nuovo tipo di cultura stradale, più rispettosa, più evoluta. Metti il piede a terra, per noi, significa rallenta, non usare il telefono alla guida, non metterti al volante dopo aver fatto uso di alcol o droga. Metti il piede a terra significa anche scendi dall'auto, usa la bicicletta e vai a piedi quando puoi. Metti il piede a terra significa rinuncia a qualcosa che egoisticamente ritieni importante, come ha fatto Michele quel giorno, per una vittoria più grande, per un interesse collettivo. Metti il piede a terra significa, insomma, dai il tuo contributo, per strade più sicure, per una società migliore".
Per maggiori informazioni sulle attività della Fondazione e per sostenerla: https://fondazionemichelescarponi.com













