Un’isola geologica distinta rispetto alle Dolomiti circostanti, che racconta una storia diversa: tra le pieghe del granito nel cuore silenzioso di Cima d’Asta

Un itinerario ad anello nella parte più appartata e autentica della Val Campelle, alle porte sudoccidentali del massiccio di Cima d’Asta. Dai boschi profondi sopra Tedon fino alle radure sospese di Malga Caldenave, tra tracce di storia alpina, geologia granitica e paesaggi che raccontano un Trentino intensamente vissuto
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
percorrendo la Statale 47 della Valsugana si raggiunge Strigno e si prosegue per Spera, continuando sulla strada per la Val Campelle (in estate a pagamento) fino al parcheggio in località Tedon
La Val Campelle si apre come una lunga incisione verde nella porzione orientale del Trentino, laterale della Valsugana sopra Strigno, nel territorio del "nuovo" (2016) comune sparso di Castel Ivano, che comprende i territori di Strigno, Spera e Villa Agnedo. È una valle appartata, quasi defilata rispetto ai flussi più noti, e proprio per questo conserva un carattere integro, fatto di silenzi, boschi estesi e ampie praterie d’alpeggio. Si insinua dalla Valsugana verso nordest, fino al Passo Cinque Croci (2023 m), valico che separa la lunga dorsale del Lagorai a nordovest dal massiccio di Cima d’Asta a nordest. Ci troviamo in un’isola geologica distinta rispetto alle Dolomiti circostanti, dove domina il granito, roccia intrusiva antica, compatta, che racconta una storia diversa da quella delle più celebri pareti dolomitiche. Questo substrato conferisce ai rilievi un aspetto per certi versi più arrotondato, talvolta severo, ma mai ostile, con grandi placche levigate, conche glaciali e pascoli sospesi.
È in questo contesto che si sviluppa un bell’itinerario che, dalla località Tedon, nel cuore della Val Campelle, conduce al rifugio Malga Caldenave "Claudio e Renzo", uno dei presìdi più rappresentativi dell’area, a 1792 metri di quota in una laterale della valle verso Cima d’Asta. Ma prima ancora della descrizione del percorso, vale la pena soffermarsi sul valore culturale di questo luogo. Malga Caldenave, infatti, non è soltanto un punto di ristoro o un riferimento escursionistico: è una testimonianza viva della storia alpina della valle. Originariamente alpeggio, la struttura ha mantenuto nel tempo un forte legame con le attività tradizionali, pur evolvendosi in rifugio, e oggi è un luogo di incontro tra escursionisti e pastori, memoria e contemporaneità. Qui si incrociano storie di lavoro stagionale, di gestione del territorio, di una montagna che non è mai stata solo scenario, ma spazio vissuto. Le vicende della Grande Guerra, che ha lambito queste zone con linee logistiche e presenze militari, più che con grandi scontri, hanno lasciato tracce meno evidenti ma comunque presenti, soprattutto nella toponomastica e in alcune strutture residuali. Frequentare questi luoghi significa quindi attraversare anche una stratificazione di significati, dove il paesaggio naturale e quello culturale si intrecciano in modo continuo.

Boschi e radure
Dalla località Tedon, punto di partenza dell'escursione proposta, il sentiero n° 332 si inoltra subito nel bosco, con evidenti indicazioni e una pendenza regolare che consente di prendere ritmo senza eccessivo affanno. La prima parte dell’escursione è dominata dalla copertura forestale, con abeti e larici che filtrano la luce, creando un ambiente fresco e raccolto, particolarmente piacevole nelle giornate estive. Il fondo è generalmente buono, anche se in alcuni tratti può risultare umido o segnato da radici affioranti, tipiche di queste quote. Il rumore dell’acqua accompagna a tratti il cammino, segno della presenza di rii e impluvi che scendono verso il fondovalle. Man mano che si sale, il bosco tende ad aprirsi, lasciando spazio a radure sempre più ampie, mentre il cammino alterna tratti di sentiero e pista forestale. Qui il paesaggio cambia gradualmente: le pendenze si addolciscono, l’orizzonte si allarga e compaiono le prime vedute verso le dorsali rocciose superiori, che si distendono con i loro caratteristici profili. Il passaggio dall’ambiente forestale a quello prativo avviene quasi senza soluzione di continuità, ma è percepibile nella qualità della luce e nei colori. Il sentiero continua a salire con andamento logico, senza mai presentare difficoltà, rendendo l’itinerario adatto a tutti gli escursionisti, anche ai bambini. Si raggiunge così il Ponte Campivelo (1499 m) e si attraversa il rio Calden, superando la soglia glaciale della valle per raggiungere, dopo un lungo tratto nel bosco, una suggestiva piana alluvionale, con i meandri del torrente che rendono l’ambiente di una serenità disarmante. Manca ormai poco, si deve solo salire sul colle morenico dove si trova il rifugio Caldenave, oltre il quale si nasconde un’altra piana alluvionale, in un contesto aperto e armonioso, una conca verde circondata dai rilievi che da Cima Orsiera, passando per Cima Trento, arrivano fino a Cima Caldenave. Il paesaggio invita alla sosta, non solo per la presenza del rifugio, che apre in genere a metà maggio, ma per l’equilibrio complessivo del luogo. Il rapporto tra elementi naturali e presenza umana appare misurato, mai invasivo. Il rifugio stesso conserva un carattere autentico, lontano da alcuni eccessi di infrastrutturazione comuni sulle Alpi, e rappresenta un punto di osservazione privilegiato sul territorio circostante.

Tra pascoli e memoria
Per la discesa, consigliamo di scendere alla prima piana alluvionale e chiudere un anello seguendo il sentiero n° L37, che si dirige a nord verso Malga Nassere, offrendo una prospettiva diversa rispetto alla salita. Si affronta così un primo tratto traversando immersi nel bosco, per poi immettersi su una comoda pista forestale che conduce placidamente a Malga Nassere (1763 m), un ulteriore punto di interesse, non tanto per dimensioni o notorietà, quanto per il contesto in cui è inserita, un ambiente che conserva una forte impronta rurale, dove il tempo sembra quasi scorrere con un ritmo diverso. Da qui si prosegue verso ovest sul sentiero n° L31, che riporta progressivamente, seguendo una dorsale boscosa, verso il punto di partenza, chiudendo l’anello con un rientro che alterna tratti nel bosco a passaggi più aperti.
A inizio stagione conviene restare alle quote più basse, ma in estate le possibilità di allungare il percorso, anche restando in quota più giorni tra Cima d’Asta e Lagorai, sono davvero tante. Nel complesso, è un itinerario che si sviluppa su un terreno vario, mai impegnativo, con un dislivello che richiede solo una certa dose di allenamento. Non si tratta di un percorso tecnico, quanto piuttosto di una camminata articolata, dove i panorami, pur non spettacolari nel senso più immediato del termine, offrono una bellezza più sottile, quella delle forme morbide, dei colori che cambiano con le stagioni, della luce che si riflette sulle superfici granitiche. C’è, in questo itinerario, una dimensione che va oltre la semplice escursione: è un attraversamento di paesaggi che raccontano una montagna diversa, meno iconica ma profondamente significativa. Un itinerario capace di restituire un’immagine coerente di questo angolo di Trentino, un luogo dove la natura e la presenza umana hanno trovato un equilibrio fragile, ma ancora leggibile. Camminare qui significa accettare un ritmo più lento, osservare con attenzione, lasciarsi guidare da dettagli che altrove passerebbero inosservati. Un percorso che si lascia scoprire, passo dopo passo.
IL PERCORSO
Regione: Trentino – Alto Adige
Partenza: Castel Ivano (Valsugana), loc. Tedon (1334 m)
Arrivo: rifugio Caldenave (1792 m)
Accesso: percorrendo la Statale 47 della Valsugana si raggiunge Strigno e si prosegue per Spera, continuando sulla strada per la Val Campelle (in estate a pagamento) fino al parcheggio in località Tedon
Dislivello: 450 m
Durata: 1 h e 30 min
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: la severa dorsale del Cimon di Rava, alle spalle del rifugio Caldenave. © Hermann Hammer












