C'è un luogo dove le montagne sembrano emergere direttamente dai laghi: alla scoperta di boschi, memorie di confine, e antiche tracce di pastori e contadini

Un itinerario di grande fascino nelle Prealpi tra il Lago Maggiore e il Lago di Lugano, lungo vecchie mulattiere di contrabbandieri, tra villaggi sospesi nel tempo e dorsali panoramiche. Dal minuscolo paese di Monteviasco al Monte Gradiccioli, attraverso alcuni degli ambienti più suggestivi dell'alto Varesotto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
da Varese si raggiunge prima Luino, sulle sponde del Lago Maggiore, quindi si sale a Dumenza e ci si porta a Curiglia, proseguendo fino alla località di Ponte di Piero, dove partono la funivia e la mulattiera per Monteviasco
Tra il Lago Maggiore e il Lago di Lugano si apre una fascia montuosa che, ben lontana dalle grandi quote alpine, possiede una personalità geografica e paesaggistica sorprendente. È il mondo delle Prealpi varesine e ticinesi, montagne di mezzo, sospese tra la pianura lombarda e le grandi elevazioni del Vallese e dell’Oberland Bernese. Rilievi che non impressionano tanto per l’altitudine, quanto per la loro posizione, per la continuità dei panorami e per quella particolare mescolanza di culture, storie e paesaggi che solo le terre di confine sanno regalare. Le montagne sembrano emergere direttamente dai laghi, con versanti ripidi e boscosi che salgono verso creste erbose e cime isolate. È una geografia frastagliata, modellata dall’azione glaciale e dall’antica presenza di mari tropicali, che hanno lasciato tracce importanti nelle rocce sedimentarie delle Prealpi lombarde. In alcune aree affiorano calcari e dolomie, mentre poco distante dominano gneiss e rocce metamorfiche appartenenti al complesso cristallino alpino. Questa varietà geologica si riflette nel paesaggio vegetale, con castagneti alle quote inferiori, faggete fresche e ombrose lungo i versanti più elevati, quindi pascoli, arbusteti e dorsali aperte dove il vento e la luce dominano la scena.
In questo scenario si inserisce Monteviasco, minuscolo paese del comune di Curiglia con Monteviasco, uno dei luoghi più singolari dell’intero arco prealpino lombardo. Adagiato a 900 metri di quota sopra la Val Veddasca, Monteviasco appare ancora oggi come un paese fuori dal tempo. Oggi è raggiungibile tramite una piccola funivia, ma storicamente l’unico collegamento stabile era rappresentato dalla lunga mulattiera gradinata che sale dalla località di Ponte di Piero con migliaia di scalini. È proprio questa difficoltà di accesso ad averne conservato il carattere, con le case in pietra addossate l’una all’altra, i vicoli stretti, le stalle e le piccole corti che raccontano un mondo alpino povero ma straordinariamente resistente, dove per secoli la vita si è svolta secondo ritmi lenti e durissimi. La posizione di confine ha inciso profondamente sulla storia locale: queste montagne furono territori di passaggio per commerci legali e illegali, vie percorse da contrabbandieri, emigranti, partigiani, militari e persone in fuga durante la Seconda guerra mondiale. Ancora oggi, camminando tra i boschi e le selle che dividono Italia e Svizzera, si percepisce la presenza di una frontiera che non è mai stata davvero una barriera geografica, quanto piuttosto una linea porosa, continuamente attraversata da uomini, merci e culture.

Montagne di confine
L’escursione al Monte Gradiccioli parte proprio da questo nucleo sospeso, che si può raggiungere percorrendo la storica mulattiera (circa un’ora per 400 metri di dislivello) o utilizzando la funivia. Già l’arrivo al paese costituisce una sorta di introduzione al cammino: il rumore del fondovalle sparisce, il bosco si richiude alle spalle e improvvisamente compare questo gruppo di case adagiate sul versante, con i tetti in piode, i muri scuri, le piccole terrazze rivolte verso il Lago Maggiore e le montagne piemontesi. Da qui il sentiero n° 163 si inoltra subito nel bosco verso est, tra splendidi castagneti, testimonianza di una civiltà contadina che per secoli ha trovato nella castagna una risorsa alimentare fondamentale. In autunno questi boschi assumono colori straordinari, ma anche nelle mezze stagioni mantengono un fascino particolare, con tronchi monumentali, muretti a secco e terrazzamenti ormai in parte riconquistati dalla vegetazione.
Si superano le baite abbandonate dell'Alpe Polusa (1020 m), e al bivio si tiene la sinistra sul n° 163, iniziando a salire con più decisione e uscendo in breve dalla vegetazione. Si rimontano così i pascoli superiori, ormai invasi dalle felci, arrivando alle baite dell’Alpe Corte (1348 m). Un breve traverso quasi pianeggiante, poi al bivio a sinistra in ripida salita, conducono in breve all’Alpe Meriggetto (1498 m), adagiata poco sotto il crinale in una valletta ai piedi del Monte Pola, dove sorge l’omonimo rifugio del Cai di Germignaga (chiuso e non gestito). Emerge qui, con maggiore chiarezza, la natura transfrontaliera di queste montagne, con la linea di confine che corre poco distante, spesso invisibile agli occhi, ma storicamente importantissima. Per secoli le popolazioni locali hanno vissuto in una sorta di equilibrio precario tra isolamento e mobilità continua. Da queste vallate si emigrava stagionalmente verso la Svizzera e la Francia, e contemporaneamente molti sentieri diventavano rotte clandestine percorse dagli "spalloni", i contrabbandieri che trasportavano merci sulle spalle attraverso gli antichi valichi. Uomini abituati a muoversi di notte, profondi conoscitori del territorio, protagonisti di una microstoria alpina fatta di povertà, rischi e durezza. Le montagne dell’alto Varesotto conservano ancora numerose testimonianze di quell’epoca, dalle vecchie casermette della Guardia di Finanza alle mulattiere militari, ai sentieri nascosti nel bosco.

A perdita d’occhio
Il sentiero n° 163 rimonta i ripidi prati superiori verso nord, raggiungendo la dorsale di confine soprastante, che si segue verso destra in direzione del Monte Pola, mentre i panorami iniziano a delinearsi compiutamente nella loro apertura. Aggirando la sommità del Pola, si giunge alla sella dei Pianoni (1768 m), da dove, ignorando a sinistra il sentiero per il Monte Tamaro, si segue fedelmente la cresta finale, che dopo alcuni facili tratti rocciosi conduce sulla cima del Monte Gradiccioli. Il panorama è davvero incredibile, con i laghi Maggiore e di Lugano che si distendono giù in basso, mentre da occidente si distinguono le principali vette dell'arco alpino, il lontano Monviso e il Monte Rosa, il Cervino e i grandi Quattromila svizzeri, le montagne ticinesi e quelle del Masino-Disgrazia, il Legnone e le Grigne. La sensazione è quella di trovarsi in un punto di osservazione privilegiato, con una vista davvero ampia e contemporaneamente leggibile, dove ogni valle sembra raccontare una storia diversa, ogni dorsale custodire un piccolo mondo.
Il ritorno a Monteviasco permette di osservare con più calma alcuni dettagli che durante la salita rischiano di passare inosservati. Le baite in pietra sui pendii, i ruderi degli alpeggi, le tracce delle antiche attività pastorali, tutti elementi che raccontano una montagna intensamente abitata fino a pochi decenni fa. Oggi molte di queste strutture appaiono silenziose o trasformate in seconde case, ma il paesaggio conserva ancora i segni evidenti del lavoro umano, uno degli aspetti più interessanti di queste Prealpi. I boschi stessi sono in gran parte il risultato di secoli di gestione forestale, mentre i pascoli derivano dal disboscamento e dall’attività agricola, e i sentieri seguono direttrici antiche. Il ritorno a Monteviasco diventa il simbolo più evidente di questa relazione tra uomo e montagna, con il suo progressivo spopolamento che riflette una vicenda comune a moltissimi villaggi alpini marginali, ma che continua a esercitare un grande fascino proprio grazie alla suo carattere genuino.
IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: Monteviasco (926 m)
Arrivo: Monte Gradiccioli (1936 m)
Accesso: da Varese si raggiunge prima Luino, sulle sponde del Lago Maggiore, quindi si sale a Dumenza e ci si porta a Curiglia, proseguendo fino alla località di Ponte di Piero, dove partono la funivia e la mulattiera per Monteviasco
Dislivello: 1000 m
Durata: 2 h e 30 min/3 h
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: ampi panorami verso il Lago Maggiore dalla cima del Monte Gradiccioli (1936 m). © Danh











