A Rovereto si pensa a un itinerario capace di riavvicinare la città alle sue cime: "Dagli antichi sentieri utilizzati dalle contadine per scendere al mercato, alle mulattiere della Strafexpedition"

L'itinerario non richiede nuove infrastrutture né nuovi sentieri, e si potrà partire direttamente dalla stazione. Dalla sezione Sat di Rovereto nasce l'idea di un'alta via lunga oltre ottanta chilometri, che leghi la città ai Monti Finonchio, Pasubio e Zugna. Per lanciare il progetto è stata indetta una due giorni, il 22 e 23 maggio: tra gli ospiti l'antropologo Annibale Salsa e la scrittrice Caterina Manfrini

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Agli occhi della sezione Sat di Rovereto, la città negli anni si è progressivamente isolata dalla porzione montana del suo territorio, sbiadendo così anche la sua caratteristica ‘montanità’. Da questo distacco, Rovereto andrebbe perdendo non solo il rapporto culturale che la città ha avuto nel corso del tempo, ma anche la rete delle vie di collegamento - sentieri, tratturi, mulattiere - che, come capillari, tenevano unito un organismo ben più vasto del solo contesto urbano, portando vitalità anche alle frazioni più periferiche.
"Chiaramente - spiega il presidente di sezione Valentino Trinotti - c’è un aspetto di evoluzione sociale: sono cambiati i connotati di quella che era l’economia rurale e il contesto socio-culturale del passato, che legava la città, anche attraverso le sue frazioni alle pendici delle montagne, al territorio circostante".
Il territorio comunale di Rovereto, infatti, comprende territori che arrivano fino alla cima del Monte Zugna, oltre i 1800 metri; e così le pendici del Finonchio, con le frazioni del Moglietto e di Cisterna, che si trovano tra i 600 e i 900 metri. "Nel corso degli anni queste frazioni si sono progressivamente spopolate, o sono diventate sempre più simili a dei dormitori: luoghi di appoggio per un’economia e un tessuto sociale che gravita essenzialmente sulla città. In questo modo, abbiamo perso quei connotati che invece caratterizzavano il rapporto con la montagna nel passato".
"Cosa possiamo fare, come Sat, per contribuire a recuperare questa cultura alpina?", si sono chiesti i membri della Sat. La risposta non si è fatta attendere. "Siamo partiti da ciò che rientra maggiormente nelle nostre competenze: pensare a un itinerario a tappe che colleghi Rovereto alle sue cime orientali".
Da queste riflessioni è nato il progetto di un’alta via che colleghi il Monte Finonchio, il Pasubio e lo Zugna, tramite un itinerario ad anello, per ritornare da ultimo alla città di Rovereto.
"L’itinerario parte da Rovereto in direzione del Monte Finonchio, si percorre la dorsale verso il Monte Maggio e l’altopiano cimbro, per scendere poi al Passo della Borcola. Quindi si attraversa il Pasubio e si riscende in Vallarsa, per poi risalire in direzione del Monte Zugna. Infine, si torna a Rovereto lungo il Sentiero della Pace".
L’alta via è ancora in fase di definizione, ma sarà probabilmente un percorso articolato in cinque tappe, con possibilità di ridurlo a quattro o ampliarlo a sei.
Le principali tappe intermedie avranno come mete: il Rifugio Filzi, sul Monte Finonchio; il Rifugio Lancia, sul Pasubio, e il Rifugio Zugna, sul Monte Zugna. Le altre invece sarebbero realizzabili grazie alla presenza di b&b e alberghi nel mezzo delle tappe più lunghe.

Sulle definizioni, la scelta di definirlo "alta via", nonostante non raggiunga altitudini così elevate, è ben motivata. "Normalmente i cammini sono itinerari classificati come difficoltà ‘T’ nella scala escursionistica del Cai, attraversano paesi di media montagna e prevedendo tappe accessibili a tutti. Quello che abbiamo immaginato, invece, si avvicina piuttosto a un’alta via. Si tratta di un percorso di oltre 80 chilometri; le tappe sono impegnative dal punto di vista fisico, con chilometraggi e dislivelli importanti, pur garantendo la facilità di intervento e la possibilità di rientro nel corso del tragitto. Inoltre, i pernottamenti avvengono per la maggior parte in rifugi, piuttosto che in alberghi o Airbnb".
L’itinerario non richiede nuove infrastrutture né nuovi sentieri, quindi - precisa Trinotti - non comporta un impatto ambientale significativo. "Il vero tema è la manutenzione. In questo momento stiamo effettuando sopralluoghi sui vari tratti, verificando la segnaletica necessaria, eventuali sistemazioni e predisponendo anche una carta della sicurezza e una mappa delle responsabilità".
Tutto lavoro svolto su base volontaria: non solo la Sat di Rovereto, ma anche le sezioni di Folgaria, Vallarsa e Ala. "Abbiamo inoltre coinvolto anche altre associazioni del territorio. Nella valle di Terragnolo, ad esempio, dove non esistono sezioni Sat, c’è un’associazione giovanile che da anni si occupa del Sentiero delle Terragnole, l’antico percorso utilizzato dalle contadine che scendevano a Rovereto con latte, uova e altri prodotti. Stiamo cercando di coinvolgere anche queste realtà, naturalmente con il supporto e la formazione della nostra commissione sentieri".

L’obiettivo è duplice. "Da un lato far riscoprire la montagna vicina, soprattutto ai roveretani. Oggi c’è la tendenza a cercare sempre le montagne più famose, mentre vicino a noi esistono luoghi bellissimi e perfetti per fare esperienza. Dall’altro lato c’è il tema della cura del territorio. Non si può prendersi cura di un territorio che non si conosce. Se fino a qualche decennio fa esistevano ancora forme diffuse di agricoltura e silvicoltura di montagna, oggi molte aree sono state abbandonate. La manutenzione dei sentieri garantisce almeno un presidio minimo del territorio".
Nelle intenzioni degli ideatori, si potrà arrivare a Rovereto in treno e partire direttamente dalla stazione verso la prima tappa. "È evidente che questo potrebbe rappresentare anche una forma di valorizzazione delle Prealpi trentine e di vallate meno turistiche come Vallarsa e Terragnolo, che sono attraversate dal percorso".
L’itinerario attraversa aree di enorme valore storico e culturale, soprattutto legate alla Prima guerra mondiale: il Pasubio, gli altipiani, la zona della Strafexpedition. Si passa, per esempio, dalla Forra del Lupo, nella zona di Serrada di Folgaria, dove sono stati recuperati trincee e manufatti militari. Il percorso tocca anche i forti dell’altopiano e il Corno Battisti, sul Pasubio, con le sue gallerie verticali recentemente oggetto di importanti lavori di recupero. Si è inoltre vicini alla zona delle 52 Gallerie e, con una tappa aggiuntiva, si potrebbe arrivare anche al Rifugio Papa.
Proprio nell’ottica di promuovere questo progetto, la Sat di Rovereto ha indetto una due giorni dal titolo "Tappa zero", il 22 e 23 maggio, ospitata per il primo giorno dal Rifugio Vincenzo Lanza, sul Monte Pasubio, e dal Rifugio Fratelli Filzi, sul Finonchio, per il secondo.
Le due giornate nascono proprio con l’obiettivo di raccogliere contributi e riflessioni sul tema dell’alta via. Di seguito la locandina dell’evento.

Tra i relatori ci saranno il sindaco di Vallarsa, Geremia Gios; Walter Nicoletti, presidente Acli e giornalista esperto di montagna e media montagna; la scrittrice Caterina Manfrini, che ha ambientato un suo romanzo proprio nella valle di Terragnolo attraversata dall’itinerario, oltre a una guida alpina, un accompagnatore di media montagna e un rifugista.
Nella seconda giornata interverrà anche Annibale Salsa, antropologo ed ex presidente del Cai, in dialogo con il giornalista Fabrizio Torchio, che si occupa soprattutto di storia dell’alpinismo. "Abbiamo voluto coinvolgere figure diverse – spiega Valentino Trinotti -, tutte però profondamente legate alla montagna e al territorio locale, per raccogliere spunti utili allo sviluppo del progetto".













