Nuove tecnologie per contenere l’epidemia di bostrico: da grandi droni per irrorare le cataste (VIDEO) alle trappole semi-automatiche. Andiamo ad approfondirle con un esperto


L’emergenza sembra farsi progressivamente meno acuta, ciò nonostante rimane alta l’attenzione. Dall’Altipiano dei Sette Comuni alla Val Visdende, nuove tecniche e sperimentazioni sul campo per arginare la proliferazione dell’insetto. Approfondiamo il progetto Foresta.it con il dottore forestale Matteo Varotto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Se la tempesta Vaia può essere paragonata a una fucilazione, raffica secca che in poche ore ha abbattuto milioni di piante, la conseguente epidemia di bostrico ricorda più uno stillicidio: un albero alla volta, un abete alla volta, e intere porzioni di bosco sono andate disseccandosi. A volte parliamo di chiazze, in altri casi addirittura di interi versanti. Oggi il quantitativo di legname guastato dal piccolo coleottero ha addirittura superato quello abbattuto da Vaia.
L’emergenza bostrico sembra tuttavia essere in fase di contenimento, evidente soprattutto nel corso della scorsa annata. L’espansione di bostrico, del resto, segue una curva a campana e ora ci troviamo nella fase di discesa: quanto veloce sarà è ancora difficile da capire. Per ora si può ritenere che alcune aree coinvolte abbiano superato la fase di massima infestazione.
Nel caso particolare dell’Altipiano dei Sette Comuni, lo scorso anno si sono verificate condizioni meteorologiche decisamente sfavorevoli alla proliferazione del coleottero. In primo luogo, abbiamo assistito a una discreta piovosità: meno stressato da prolungate ondate di siccità o da rilevanti ondate di calore (cosa che invece era avvenuta durante le estati 2022 e 2023), l’abete rosso è quindi riuscito ad attivare con più efficacia il suo sistema difensivo. Tra i boschi sono quindi diminuite le chiome rossastre, segnale evidente di una pianta colonizzata dall’insetto.
Ora, spiegano gli esperti, bisogna vedere come si evolverà la prossima stagione. In questi giorni è tornato il freddo, ma fino alla settimana scorsa - stando ai dati raccolti dalle trappole installate dall’Università di Padova e dalla Regione Veneto - volavano discrete quantità di bostrico in tutta la regione. L’evoluzione dell’epidemia è pertanto strettamente connessa all’andamento meteorologico e al conseguente stato fisiologico dell’abete rosso.
Proprio in alcune zone dell’Altopiano e del bellunese sono attualmente impegnati i responsabili di Foresta.it, un progetto CSR 2023-2027 finanziato dalla Regione Veneto legato ad "Azioni dimostrative per il settore agricolo, forestale e i territori rurali". Il programma prevede prove in campo e attività di accompagnamento riguardanti nuove tecnologie per il contrasto agli insetti forestali: i destinatari di questa iniziativa sono operatori agricoli e forestali, dipendenti agricoli e proprietari o gestori forestali, con i loro dipendenti.
A parlarcene, facendosi portavoce dello Studio Tecnico Agridinamica, è il dottore forestale e collaboratore del progetto Matteo Varotto.
Il progetto sta attualmente portando avanti attività già avviate da Agridinamica e dall’Università di Padova. Vengono così sfruttati lavori svolti sul campo, al fine di svolgere attività dimostrative e pratiche per le aziende e per i portatori di interesse. I principali siti interessati dall’iniziativa sono Asiago nel vicentino, e la Val Visdende nel bellunese.
Le attività su cui i tecnici, come Varotto, stanno concentrando le loro sperimentazioni sono principalmente tre: l’applicazione del metodo "push and pull", il monitoraggio del bostrico tramite trappole semi-automatiche e il trattamento protettivo sulle cataste. In parallelo a queste, si aggiungono altre ricerche, come lo studio dell’Hylobius abietis (o punteruolo dell’abete) e l’utilizzo di droni per l’irroramento di prodotti repellenti sulle cataste.
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Il metodo "push and pull"
Il metodo "push and pull" ("spingi e attira" in inglese) - spiega Varotto - prevede l’utilizzo di sostanze repellenti per insetti, in questo caso del bostrico, che vengono applicate su alberi selezionati. Il repellente utilizzato in questo caso è il verbenone una sostanza che già di per sé viene emessa naturalmente quando le piante di abete rosso sono colme di bostrico, agendo così da feromone disaggregante. "In poche parole è una sorta di segnale chimico per dire: ‘Questo fusto è già colonizzato al massimo, non c’è più spazio per ulteriori insetti’ ".
Questa sostanza, sintetizzata in un prodotto simile a un mastice o a un silicone, viene applicata sugli abeti a circa dieci metri d’altezza - o comunque il più in alto possibile - perché il bostrico è solito attaccare la parte medio-apicale della pianta. "Il verbenone fa ‘puzzare’ l’abete rosso come una pianta già colonizzata, già satura di insetti".
Nel frattempo, appena fuori dalla foresta, viene applicata una trappola innescata con feromoni aggreganti-attrattivi. "Si tratta di sostanze capaci di attirare il bostrico, che respinto dalla pecceta, viene attrato dalla trappola e lì catturato".
Il metodo "push and pull" viene utilizzato soprattutto per tutelare porzioni di bosco o situazioni considerate di particolare pregio: boschi monumentali, campeggi, acro-park, eccetera. "Ha un costo significativo e va applicato pianta per pianta, dunque è un’operazione che richiede tempo. In Val Visdende, per esempio, la Regola forestale era fortemente preoccupata perché il bostrico stava ormai avanzando fino ad arrivare agli alberi monumentali, decidendo così per un intervento che andasse oltre il solito contenimento con i tagli. È già da due anni che applichiamo questa tecnica, con risultati attualmente molto buoni".

Monitoraggio con trappole semi-automatiche
Il secondo orizzonte di sperimentazione sono le innovative trappole attrattive semi-automatiche per il monitoraggio del bostrico, che consentono anche il controllo remoto delle catture. La trappola è provvista di una stazione meteo, utile ad affiancare i dati a alle catture.
Se una trappola cattura meno di 8.000 insetti in una stagione, la popolazione del bostrico non rappresenta un pericolo immediato. Oltre gli 8-10mila esemplari, invece, la popolazione diventa "epidemica".
"Sono trappole che l’Università di Padova ha noleggiato da una ditta slovena e che sta testando in diverse regioni", spiega Varotto. "L’Università partecipa al progetto Foresta.it, insieme allo Studio Agridinamica, con il professor Faccoli che dà supporto in questo senso. Noi mostriamo anche il funzionamento di queste trappole attrattive nei nostri seminari e nelle attività pratiche".
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Il trattamento protettivo su cataste
Questa è un’attività sperimentale dello studio Agridinamica, che possiede anche un centro di saggio che testa prodotti per agricoltura e, in questo caso, pensati per l’ambito forestale. Vengono testati prodotti sia convenzionali a bassa deriva ambientale, sia biologici, per proteggere le cataste.
"Viene fatto un trattamento con irrorazione: con la lancia a mano viene spruzzato un prodotto repellente e ne viene valutata l’efficacia".
Per valutarne il funzionamento, vengono tracciate delle piccole finestre sui tronchi trattati e, nel corso della stagione, si tengono monitorati i fori di entrata del bostrico per capire quanti insetti sono penetrati sotto corteccia. Poi, al termine della prova, che coincide con la fine della prima generazione, viene effettuato un rilievo dei danni per valutare l’efficacia dei vari prodotti.
"Nei due siti di studio abbiamo tre cataste: una testimone, non trattata, dove ci si aspetta un attacco maggiore, una catasta trattata con il prodotto biologico e una con il prodotto convenzionale".
Il prodotto biologico viene estratto dalla lavorazione di scarti della frutta, mentre l’altro prodotto testato è di tipo convenzionale e, solitamente, viene applicato per la protezione del legname (ha una licenza di utilizzo in una condizione di emergenza).

Studi sull’Hylobius abietis
"Partendo dalle tre sperimentazioni ufficiali del progetto, abbiamo poi esteso la ricerca ad altri insetti forestali, come l’Hylobius abietis, o punteruolo dell’abete".
Il punteruolo dell’abete è un piccolo coleottero appartenente alla famiglia dei curculionidiche provoca danni alla rinnovazione forestale. Attualmente non è un problema nelle Alpi, ma lo è in contesti come Inghilterra, Irlanda e Germania, dove vengono fatti vasti rimboschimenti artificiali di conifere, particolarmente adatti alla sua proliferazione.
"Trattandosi di aree Vaia, zone con presenza di rigenerazione naturale, artificiale e ceppaie, esse rappresentano una realtà di potenziale sviluppo dell’insetto. Infatti, esso si sviluppa sulla ceppaia per poi nutrirsi dei getti della rinnovazione, compromettendola.
Per questo motivo, è in corso uno studio per testare l’efficacia di alcuni prodotti, in ottica di un eventuale contenimento.
Ciononostante, non vi è necessità di allarmismi: "Non è il nuovo bostrico, semplicemente si sta studiando anche questo insetto in ambito di ricerca. Abbiamo posizionato in bosco delle trappole per la sua cattura: si tratta di "sandwich" di corteccia estratti da un albero recentemente caduto, attirando qualche esemplare, che poi verrà portato all’Università di Padova. Lì, testeranno l’efficacia di alcuni prodotti, biologici o convenzionali, per il suo contenimento".

Irrorazione tramite drone
Pur non essendo ancora integrato nella vera e propria ricerca scientifica, si sta iniziando in via sperimentale e dimostrativa, a testare l’utilizzo di droni per le operazioni di contenimento. L’idea è di valutare l’efficacia del trattamento "da remoto", in modo semi-automatico, rispetto al metodo classico con opeartore attrezzato con lancia a mano. Questo potrebbe essere un forte vantaggio, specie in alcuni contesti e anche per motivi di sicurezza dell’operatore.
"Abbiamo provato a fare il trattamento via drone con acqua - racconta Varotto - per valutare l’efficacia della bagnatura e la deriva che il drone genera. Non è stato provato con il prodotto vero e proprio perché la questione è ancora in fase di autorizzazione e discussione da parte delle figure competenti".
In collaborazione con una ditta specializzata – che comincerà a lavorare anche in zone di viticoltura eroica – si è provato a testare l’utilizzo dei droni anche sulle cataste dell’Altopiano, ma per ora solo con finalità dimostrative. Sebbene non privo di alcune difficoltà, il tentativo lascia ben sperare.
"C’è una certa deriva del drone e le cataste non vengono irrorate in maniera perfetta come con la lancia a mano, dove la distanza tra ugello e materiale è molto inferiore. Con il drone invece si lavora da una certa altezza, la catasta è disuniforme, piccola, i droni sono grandi e la manovra non è semplicissima. Però la bagnatura è stata fatta, quindi sicuramente c’è del potenziale".
Essendo mezzi costosi e necessitando di un patentino apposito, i droni potrebbero essere utilizzati da ditte specializzate come servizio a noleggio. Il trattamento è pensato per segherie o grandi piazzali, dove il legname staziona per molto tempo e dove il problema del deterioramento del materiale e del suo deprezzamento per l’attacco del bostrico è particolarmente sensibile.
Nel mese di giugno il progetto Foresta.it proseguirà con la verifica dell’efficacia dei metodi e prodotti utilizzati nei confronti del bostrico. Le attività, rivolte agli operatori del settore forestale, sono previste per il 4 e 5 giugno, in Val Visdende, e il 16 giugno, ad Asiago.













