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Ambiente | 15 maggio 2026 | 18:00

Cosa puoi toccare in un bosco e cosa no? Dalle bacche ingannevoli alla delicata protezione degli animali selvatici: scopriamo dove finisce la curiosità e dove inizia il rispetto per gli equilibri della natura

Entrare in foresta è un'esperienza sensoriale, ma non tutto ciò che è a portata di mano è innocuo o "prelevabile". Esiste un confine tra curiosità tattile e interferenza biologica: questo limite separa un semplice visitatore da un osservatore consapevole, capace di comprendere che in un bosco ogni elemento toccato, spostato o raccolto smette di essere solo un oggetto interessante per diventare una perturbazione seppur piccola nell'ecosistema

scritto da Paola Barducci
Festival AltraMontagna

Ah la primavera che meraviglia! Quanti bei fiorellini spuntano anche nel bosco e quante nuove foglioline verdeggianti e tenerine, viene proprio voglia di toccare tutto vero?

 

Tuttavia esiste un confine tra curiosità tattile, pari a quella dei bambini ma che resta anche in taluni adulti, e interferenza biologica: ebbene questo limite separa un semplice visitatore da un osservatore consapevole, capace di comprendere che in un bosco ogni elemento toccato, spostato o raccolto smette di essere solo un oggetto interessante per diventare una perturbazione seppur piccola nell’ecosistema.

Ormai è noto che per la raccolta dei funghi la disciplina è ferrea, con tetti di peso e permessi specifici che variano a livello locale, ad esempio tra le province di Trento e Bolzano; ma anche per le erbe esistono norme precise da seguire. In Trentino ad esempio, la legge provinciale non lascia spazio al caso: la raccolta di flora spontanea è regolamentata per proteggere la biodiversità. Se i piccoli frutti come mirtilli o lamponi sono prelevabili (entro il limite di 2 chili al giorno a persona), altre specie sono rigorosamente protette. Tutti ormai siamo consapevoli che fiori simbolo come la stella alpina o la pianella della madonna sono intoccabili: coglierli non è solo un danno ecologico, ma un illecito sanzionato. Ma ne esistono altri come l’agrifoglio o il pungitopo che magari in altre regioni possono essere raccolte e che nella mia provincia invece sono assolutamente da guardare… e solo fotografare!

Tutto questo ci ricorda che il prelievo è un privilegio, non un diritto universale.

 

Esiste poi un’ottima argomentazione alla raccolta: il rischio di avvelenamento per contatto o per ingestione. Fra l’altro la natura ha un senso dell’ironia spietato: ciò che è invitante spesso, ma non sempre eh, è progettato per eliminare chi tenta di mangiarlo. Se la mora è un premio zuccherino, le bacche rosse del mughetto o del mezereo sono tossiche e potenzialmente letali. Qui il metodo scientifico deve prevalere sulla gola: senza certezza assoluta, la regola è "guardare ma non assaggiare", poiché il bosco non perdona le approssimazioni botaniche. È un sistema di segnali dove il colore non è un invito a cena, ma un avvertimento chimico per i predatori.

Ancora più delicata è la questione del "tatto" applicato alla fauna. Il ritrovamento di un cucciolo, che sia di capriolo o di altro animale selvatico, scatena spesso un istinto di salvataggio fuori luogo. In quel momento, una carezza rassicurante è una condanna: la scienza ci insegna che lasciare il nostro odore sulla pelliccia rende il piccolo irriconoscibile per la madre, che potrebbe abbandonarlo. 

 

Il rispetto passa per la conoscenza perché anche un nido, un foro nel terreno, una corteccia leggermente sollevata hanno una loro funzione specifica e noi potremmo andare a disturbare un microecosistema solo per mera curiosità. 

Il mio consiglio oggi è quindi di imparare a toccare con gli occhi entrando in foresta; solo quando si hanno le conoscenze necessarie, botaniche, ecologiche e faunistiche, potremmo tirare fuori le mani dalle tasche per continuare ad esplorare e imparare senza distruggere.

il blog
Imparare a guardare il bosco

Mi chiamo Paola Barducci, ma tutti mi chiamano Forestpaola. Sono una dottoressa forestale e Imparare a guardare il bosco è l'invito che rivolgo a chiunque desideri trasformare una semplice escursione in un'esperienza di scoperta profonda. Spesso, infatti, attraversiamo i paesaggi alpini percependo i boschi come uno sfondo statico, sempre uguale. Ma la montagna in cui si inseriscono è in realtà un organismo vivo, un insieme di dinamiche invisibili e storie scritte nel tempo.

In questo blog vi invito idealmente a camminare al mio fianco, lungo i versanti e tra i boschi di abete, larice o rovere, per decifrare insieme i segni della natura e l'evoluzione del paesaggio montano: dalla semplice definizione di bosco al riconoscimento degli alberi quando non hanno le foglie, faremo divulgazione scientifica "con gli scarponi ai piedi", imparando a leggere la complessità della foresta con occhi nuovi e consapevolezza tecnica, ma senza mai perdere lo stupore di chi sa ancora ascoltare il respiro della montagna.

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