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Attualità | 16 maggio 2026 | 12:02

Le 19 migliori realtà alpine individuate da Legambiente ricordano che "lo sviluppo della montagna non può più essere misurato solo attraverso il Pil". Scopriamole insieme

Dal progetto Bollait, in provincia di Trento, che dà nuova vita alla lana del Lagorai, alla cooperativa sociale I Love Val Brembana, con l’inserimento lavorativo di persone con fragilità; dal sentiero delle Dolomiti in miniatura e il Centro Orti Rupestri promosso dal comune San Tomaso Agordino alle Università di Torino e Trento rispettivamente impegnate nello studio dell’ermellino come indicatore della crisi climatica. Queste le "bandiere verdi" assegnate da Legambiente

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Nel 2026 sono 19 le bandiere verdi di Legambiente che sventolano sull’arco alpino, in linea con il trend dello scorso anno. Ad accomunarle è quella montagna dove le comunità montane generano "valore territoriale" puntando su sostenibilità e relazioni.  È questo il filo rosso che caratterizza le realtà - tra associazioni, comuni, cooperative, enti universitari e cittadini – premiate oggi a Rovereto (TN), presso l’Urban Center, da Legambiente nel corso del X Summit nazionale delle Bandiere Verdi e che sono in prima linea nella cura dei beni comuni, nella rigenerazione dei territori, nel puntare su economie locali, turismo dolce, territorio, studio e conoscenza. Regina green d’alta quota 2026 è il Friuli-Venezia Giulia con 5 bandiere verdi, seguita dal Trentino-Alto Adige (4), Piemonte (3), Lombardia (3), Valle D’Aosta (2) e Veneto (2). Tutte, con i loro premiati, ben raccontano un nuovo modo di vivere e fruire la montagna che cerca, così, di rispondere anche al problema della crisi climatica e dello spopolamento abitativo montano.

 

Entrando nello specifico, sono cinque le categorie scelte quest’anno da Legambiente per l’assegnazione delle Bandiere Verdi 2026 (alcuni vessilli green per le loro caratteristiche sono stati premiati in più categorie). "Comunità e rigenerazione dei territori" e "Conoscenza e ricerca" sono le due categorie con più bandiere verdi premiate, ben sei a testa, seguite da quelle su "Cura dell’acqua e degli ecosistemi" ed "Economie e filiere locali", con cinque bandiere verdi a testa, e "turismo e abitare" con quattro vessilli green.

 

Dal collettivo Robida che, in Friuli Venezia Giulia, ha saputo trasformare il villaggio di Topolò-Grimacco (UD) in un laboratorio permanete di rigenerazione montana con tutta una serie di attività al Comitato Dora Baltea Viva che, in Piemonte, tutela il fiume come bene comune attraverso processi partecipativi alla cooperativa sociale iLvb- "I Love Val Brembana" - che, in provincia di Bergamo, unisce inclusione lavorativa e sviluppo locale  promuovendo l’inserimento lavorativo di persone con fragilità e mantenendo un legame profondo con l’ambiente montano. Dal Sentiero delle Dolomiti in miniatura e il Centro Orti Rupestri promosso dal comune San Tomaso Agordino (BL) a quello di Chiuro (SO) impegnato nel proteggere la stagione degli amori dei cervi riducendo il disturbo umano.

 

"Le comunità montane sono importanti protagoniste del territorio ma non devono essere lasciate sole. Servono più investimenti e politiche a sostegno", ricorda Legambiente. "Rilanciamo le nostre dieci proposte al centro del 'Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana' e invitiamo a non abbassare la guardia sulle Bandiere Nere e su quel modo poco sostenibile di vivere e fruire la montagna ancora presente in diversi territori".

 

Tra le storie premiate, due ben si legano anche all’anno internazionale dei pascoli e dei pastori proclamato per questo 2026 dall’ONU: in provincia di Trento il progetto "Bollait" (gente della lana), di Barbara Pisetta e Giovanna Zanghellini, dà nuova vita alla lana del Lagorai creando una filiera etica e locale, unendo donne, pastori e artigiane in un progetto che cura il territorio, tradizioni e futuro sostenibile. In Valle D’Aosta, a Valgrisenche (AO), la cooperativa femminile artigianale Les Tisserands rinnova da oltre 55 anni la tessitura del Drap, valorizzando la lana locale, ossia quella della pecora Rosset, razza autoctonia valdostana, la cui salvaguardia è sostenuta in collaborazione con allevatori locali, rafforzando tradizione, innovazione e sostenibilità. Tra le premiate anche due Università: quella di Torino e Trento rispettivamente impegnate nello studio dell’ermellino come indicatore della crisi climatica e nella governance del territorio con un corso, primo in Italia, di "Antropologia culturale dei domini collettivi e dei territori" promosso insieme a Slow Food Trentino-Alto-Adige e aperto a tutti gli studenti e le studentesse dell’Ateneo.

 

Resta alta l’attenzione anche sulle Bandiere Nere, sette quelle assegnate nel 2026 da Legambiente per ribadire che ancora troppo spesso si usufruisce della montagna in un modo poco sostenibile. Tre i vessilli neri che sventolano in Trentino-Alto-Adige, due in Friuli-Venezia-Giulia, uno in Piemonte e uno in Veneto. Tra questi, si segnala, quello dato al comune di Cortina (BL) per la nuova pista da Bob e la Cabinovia Apollonio – Socrepes legate alle Olimpiadi invernali 2026, dato che sono state ignorate alternative sostenibili e i rischi di dissesto idrogeologico.

 

Novità di quest’anno, studio sul "Valore Aggiunto Comunitario": Nel corso del Summit è stata presentata l’indagine sperimentale sul "Valore Aggiunto Comunitario (VAC)" delle attività di accoglienza, frutto dell’analisi di un questionario somministrato ad un campione di 25 bandiere verdi dell’arco alpino premiate in questi anni da Legambiente. Il VAC prende in considerazione come indicatori: relazioni; comunità; restanza; impatto sociale; qualità territoriale. In sintesi, dall’indagine, realizzata per Legambiente da Luca Rota e Maurizio Dematteis, emerge che l’81% delle attività delle 25 bandiere verdi prese in esame sono basate sul volontariato; il 57,2% delle realtà supera le 161 ore mensili di lavoro; quasi 1 realtà su 3 arriva fino a 320 ore mensili; 2 realtà su 3 sostengono costi superiori a 20 mila euro annui; il 28,6% supera i 50 mila euro annui. Dati che ben raccontano come le comunità montane generino relazioni e valore territoriale e come stia crescendo il cosiddetto turismo della "montagna di mezzo". Di fronte a questa doppia fotografia scattata dal Summit tra bandiere verdi e valore aggiunto comunitario, Legambiente torna a rilanciare le 10 proposte del "Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana", frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino e a chiedere più interventi e investimenti per le comunità montane.

 

"Se da un lato le Bandiere Verdi di Legambiente raccontano il grande fermento e la voglia di fare di tante realtà montane – dichiara Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente – dall’altro lato va ricordato che questi territori non devono essere lasciati soli ma devono essere sostenuti e incoraggiati. Servono più politiche mirate e più investimenti per ridurre da un lato la vulnerabilità dei territori, sempre più fragili a causa della crisi climatica lavorando su interventi di mitigazione e adattamento, dall’altra parte occorre dare sostegno alle comunità ma anche ai tanti giovani che decidono di tornare a vivere nei piccoli comuni montani e che con il loro fare quotidiano contribuiscono a quel valore comunitario, sociale, culturale e ambientale, oltre che economico. Per altro i dati dell’indagine sul Valore Aggiunto Comunitario ben sintetizzano quanto il volontariato e la rete territoriale siano una leva strategica per queste realtà". 

 

"Le Bandiere Verdi e Nere 2026 raccontano una montagna attraversata da due visioni opposte di sviluppo – dichiara Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente. Da una parte ci sono comunità che costruiscono valore territoriale attraverso cura dei luoghi, economie locali, relazioni sociali, tutela degli ecosistemi e nuove forme di abitare. Dall’altra persistono modelli intensivi fondati su grandi opere, consumo di suolo e sfruttamento delle risorse. Con questo evento vogliamo affermare che lo sviluppo della montagna non può più essere misurato soltanto attraverso il Pil. La vera ricchezza si misura anche nella capacità di generare coesione sociale, qualità ambientale e resilienza. Le oltre 300 esperienze premiate in questi anni dimostrano che esiste già una montagna che costruisce futuro e rafforza il legame di metromontagna tra territori alpini e città. È questa la montagna che, spesso controvento, vogliamo rendere visibile e rafforzare".

 

Dieci anni di Summit: il X Summit nazionale Bandiere Verdi organizzato da Legambiente - in collaborazione con Dislivelli, con il contributo di Patagonia, il Comune di Rovereto, La Foresta, Cassa Rurale VallaGarina - ha visto questa mattina esperti, realtà territoriali e associazioni confrontarsi sui grandi temi legati alla montagna – dagli effetti della crisi climatica in quota e a valle allo spopolamento abitativo alla coesistenza tra uomo e animali selvatici alle sfide legate al turismo sostenibile – ma anche sulla capacità della montagna di generare benessere durevole attraverso comunità coese, economie territoriali, biodiversità, cultura e cura dei paesaggi, trasformando i territori fragili in laboratori di futuro. Negli ultimi 10 anni, dal 2017 al 2026, il Summit ha visto la premiazione di ben 177 bandiere verdi, che vanno ad aggiungersi alle 145 premiate dal 2004 al 2016 da Legambiente. Dopo il Summit di oggi, prevista domani domenica 16 maggio dalle 9.30 alle 12.30 la visita guidata alla Malga Riondera con un percorso rurale e musicale tra gli alberi monumentali, a seguire degustazione dei prodotti tipici.

 

FOCUS CATEGORIE BANDIERE VERDI 2026 assegnate da Legambiente all’arco alpino 

 

Categoria "Cura dell’acqua e degli ecosistemi"

 

In Piemonte, il Bando Acquevive rivolto a enti locali ed enti di gestione delle aree protette piemontesi applica il principio "l’acqua paga l’acqua", reinvestendo le risorse idriche in interventi di riqualificazione fluviale. Sempre in Piemonte, l’associazione Togreenther, Valchiusella (TO), attiva dal 2022 e fondata da giovani piemontesi, promuove il recupero dei boschi incendiati e la prevenzione attraverso azioni comunitarie. In Valle d’Aosta, il Comitato Dora Baltea Viva tutela il fiume come bene comune attraverso processi partecipativi. In Friuli-Venezia-Giulia, il Consorzio Vicinale di Bagni di Lusnizza, una frazione del comune di Malborghetto-Valbruna (UD) difende l’acqua solforosa del Rio Zolfo. In Trentino-Alto Adige, l’associazione Unser Wald – Il nostro Bosco protegge il faggeto di Caldaro dalla realizzazione di bacini per l’innevamento artificiale.

 

"Comunità e rigenerazione dei territori"

 

In Piemonte, Togreenther Valchiusella (TO) sviluppa pratiche di rigenerazione forestale partecipata. In Valle d’Aosta, il Comitato Dora Baltea Viva rappresenta nuove forme di cittadinanza attiva. In Lombardia, la cooperativa iLvB – I Love Val Brembana - a S. Pellegrino Terme (BG) unisce inclusione lavorativa e sviluppo locale, mentre il Resinelli Tourism Lab, a Lecco, sperimenta modelli di gestione partecipata del turismo. In Friuli-Venezia-Giulia, premiati sia il collettivo Robida (UD) che ha trasformato il villaggio di Topolò – Grimacco (UD) in un laboratorio culturale di rigenerazione urbana permanente sia il progetto ArzinOLTRE (Vito d’Asio) che sviluppa forme di co-progettazione basate sulla partecipazione diretta delle comunità.

 

"Economia locale e filiere territoriali"

 

Premiata in Valle d’Aosta, la cooperativa femminile Les Tisserands rilancia la tessitura tradizionale del Drap, valorizzando la lana locale. In Trentino-Alto Adige, la società Bollait-gente ricostruisce la filiera della lana del Lagorai in chiave circolare. Sempre in Trentino, APIVAL promuove apicoltura biologica e tutela degli impollinatori. In Veneto, l’associazione Coltivare Condividendo con il progetto "Chiamata a raccolto" costruisce reti di scambio di semi e pratiche agricole. In Lombardia, in provincia di Bergamo la cooperativa sociale iLvB  - I love Val Brembana unisce inclusione lavorativa e sviluppo locale.

 

"Conoscenza e ricerca come leva di cambiamento"

 

Premiati "L’Ermlin Project", progetto messo a punto da Marco Granata, a capo di un gruppo di giovani biologi della conservazione dell’Università di Torino, studia l’ermellino come indicatore del cambiamento climatico alpino. L’Università di Trento che, insieme a Slow Food Trentino Alto Adige, ha promosso il corso, primo in Italia, di "Antropologia culturale dei domini collettivi e dei territori" con cui si valorizzano i domini collettivi come modello di governance sostenibile. In Friuli-Venezia-Giulia, premiato il docu-film L’unico superstite in cui gli autori e produttori Stefano Floreanini, Giuseppe Tringali e Mario Velusceck, raccontano la crisi dei ghiacciai alpini, partendo dalla situazione del Montasio. Altra bandiera in ricordo di Maurizio Fermeglia, già delegato regionale del WWF FVG e prematuramente scomparso. Il vessillo green per il suo impegno nella difesa degli ecosistemi. In Veneto, il Comune di San Tomaso Agordino (BL) è stato premiato per aver promosso la valorizzazione del territorio e di un turismo lento attraverso il Sentiero delle Dolomiti in miniatura e il Centro Orti Rupestri. E poi c’è il comune di Chiuro, in Valtellina, che trasforma la conoscenza ecologica in tutela concreta, proteggendo la stagione degli amori dei cervi e limitando il disturbo turistico in una fase particolarmente delicata per la fauna selvatica.  

 

"Turismo e nuovi modelli di abitare"

 

In Lombardia, in provincia di Lecco Resinelli Tourism Lab, fondata da due giovani neo-residenti, sperimenta la gestione sostenibile dei flussi turistici. In Veneto a San Tomaso Agordino (BL) promuove ospitalità diffusa e percorsi culturali. In Friuli-Venezia-Giulia, il comune di Vito D’Asio (PN) ha dato vita al progetto ArzinOLTRE che costruisce forme di accoglienza basate su relazioni dirette tra residenti e visitatori. Il collettivo Robida sviluppa residenze artistiche integrate nel contesto locale.

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