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Attualità | 26 giugno 2026 | 18:00

L’ondata di calore colpisce le vacche. "L'effetto è molto violento: si può perdere anche il 30-40% di latte in pochi giorni, e l’animale non tornerà più a produrre come prima"

Le elevate temperature rappresentano un pericolo per il benessere e la produttività degli animali: l’allarme delle associazioni di categoria. Con lo zootecnico Luca Battaglini, parliamo delle reali conseguenze di questa crisi, di come cambia la questione relativa agli allevamenti d’alpeggio e di possibili metodi di contrasto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nel weekend le temperature promettono di raggiungere i quaranta gradi in Pianura Padana: un’ondata di calore che non smetterà almeno fino a lunedì. L’afa non risparmierà nemmeno i rilievi: in alcune zone si sfioreranno i trenta gradi anche a mille metri di quota.

 

Quest’ondata di calore sembra stia avendo conseguenze significative anche sul comparto zootecnico, con effetti diretti sul benessere animale e, di conseguenza, sulla produzione di latte e sulla redditività delle aziende agricole.

 

A lanciare l’allarme è la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia), che descrive la situazione degli allevamenti bovini come particolarmente critica per intensità e durata delle temperature elevate, con conseguenze molto pesanti per le realtà agricole del territorio.

 

Ma quanto è concreto questo rischio? Quali conseguenze ha sugli animali? Vale lo stesso per chi pascola in alpeggio? E soprattutto, - ora che sappiamo che certe ondate saranno sempre più frequenti e impattanti - quali soluzioni possiamo adottare?

 

Lo abbiamo chiesto al professor Luca Battaglini, docente di zootecnia e benessere animale all’Università di Torino, nonché autore di Pastori, animali e pascoli. Breve viaggio in un mondo da scoprire, il quinto volume della collana firmata L’Altramontagna, edita da People (maggiori informazioni QUI).

 

"Lo stress da caldo è un problema molto serio per gli allevamenti", esordisce il professore. "In particolare lo è oggi che abbiamo animali molto più selezionati, più produttivi, e quindi molto più esigenti d'acqua. Soprattutto nel momento in cui sono tenuti in una stalla, spesso non c'è una sufficiente ventilazione e l’animale soffre particolarmente".

 

In molte stalle di pianura, però, possono essere adottate pratiche di contrasto alle alte temperature: l'irrorazione d'acqua, doccette e sistemi di nebulizzazione, oltre ai ventilatori. Anche se, come avverte Coldiretti, sarebbero in crisi anche le aziende che possono fare ricorso a simili sistemi di ventilazione e raffrescamento.

 

"Sono tutti sistemi che in pianura vengono praticati. Tra l'altro le stalle non sono più chiuse, sono spesso aperte, ci sono delle paratie mobili che vengono tirate su e giù a seconda della stagione. In pianura fa molto caldo, però ci sono anche molte risorse per risolvere il problema, o se non altro contenerlo".

 

Anche per le mandrie in alpeggio la situazione non è tanto più rosea. Come sottolinea il professore nel suo ultimo libro, per ottenere gli effetti migliori da questa forma di allevamento è necessario investire sulle razze rustiche.

 

"Se porti in montagna delle vacche ad alta produzione, quelle hanno le stesse esigenze di quelle di pianura. Il fresco d’altura non basta, ormai il caldo arriva anche lì".

 

"Una vacca frisona o una bruna che fa 30 litri di latte al giorno, anche se la metti in un ambiente così, è sofferente, perché quando c'è la situazione di stress termico l'animale consuma il doppio d'acqua del normale. Quindi se la vacca deve consumare 100 litri d'acqua al giorno, in contesti come questi in cui lo stress è molto acuto arriva ad aver bisogno anche di 200 litri". E in alpeggio, naturalmente, l’acqua e altri sistemi per mitigare il caldo spesso non sono così facilmente reperibili, portando a una forte sofferenza dell’animale.

 

Quali possono essere le conseguenze di questo stress sulla produzione?  "L'effetto – spiega Battaglini - è anche molto violento: si può perdere anche il 30-40% di latte in pochi giorni". Il problema maggiore, però, è che spesso questa riduzione è irreversibile, è quel che riguarda la cosiddetta "curva di lattazione".

 

"Se una vacca prima fa 30 litri e poi scende a 15 o a 17, poi non ritorna a fare i 30 che faceva prima, perché la curva di lattazione viene sacrificata. Quindi puoi recuperare un po', ma l’andamento della curva di lattazione è compromesso, e questo è un danno grave per l'allevatore".

 

Se la vacca in quel momento è in produzione elevata, perché fisiologicamente è al picco o in una fase produttiva importante, lo stress a caldo violento fa abbassare la produzione di latte, che poi non verrà più ripristinata.

 

Non solo, i danni dallo stress di una simile ondata di calore sono anche altri. "Ci sono conseguenze sul sistema riproduttivo, sulla fertilità, sull’alimentazione: sul benessere animale in generale, perché sono animali che consumano molta energia per difendersi dal caldo".

 

"Da un lato ha bisogno di energia per contrastare il caldo e dall'altro diventa facilmente inappetente, non mangia abbastanza. Se questo accade a un animale in stalla, allora gli devi dare degli alimenti più concentrati, più ricchi di grassi vegetali perché l'animale possa in qualche modo ripristinare le sue energie. Se invece è al pascolo, l'animale tende a mangiare poco e quindi anche lì ha delle ricadute sulla produzione e sulla qualità in generale".

 

La disponibilità di acqua, ma anche di vegetazione, sono scarse in alpeggio con queste temperature. "L'animale non trova più la risorsa foraggera giusta perché l'erba diventa secca, matura velocemente e diventa un alimento meno indicato per un animale che produce latte. Quindi capita spesso che l'allevatore preferisca tornare a fondo valle e nutrire gli animali con alimenti commerciali o acquistando alimenti da fuori, sebbene questi abbiano costi più elevati".

 

Insomma, un quadro piuttosto complesso che - vista la sempre maggiore frequenza di queste temperature anomale - mette fortemente a rischio il benessere degli animali e il settore. Alla luce di questa consapevolezza, la ricerca nel comparto zootecnico sta lavorando per trovare sistemi di contrasto.

 

"Da un lato, si lavora sulla genetica animale, quindi trovare degli animali delle razze particolarmente più resistenti, più resilienti, adatte anche a questi stress termici e idrici. La biodiversità zootecnica di montagna è la soluzione migliore per poter avere animali più resistenti agli stress termici o alle difficoltà di approvvigionamento idrico. E poi dall'altro è importante la qualità della gestione del pascolo, la possibilità di captazione dell'acqua, cioè di favorire delle zone di raccolta per esigenze di vario genere, inclusa l’abbeverata degli animali".

 

Nel frattempo, raccomanda il professore, è importante trovare delle soluzioni per evitare che gli animali soffrano la carenza d'acqua, e per permettere loro di pascolare in zone ombreggiate, magari nei pressi di un bosco o laddove c’è riparo nei momenti di maggior irraggiamento.

 

Questo libro fa parte della Collana "L'Altramontagna", curata da Marco Albino Ferrari e Mauro Varotto. Ecco tutti i titoli che compongono la collana:

  1. La montagna, con altri occhi, del Collettivo L'Altramontagna
  2. La lezione della Marmolada, di Mauro Varotto
  3. Diventare montanari, di Andrea Membretti
  4. Salire per sopravvivere, di Chiara Bettega
  5. Pastori, animali e pascoli, di Luca Battaglini
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