Contenuto sponsorizzato
Attualità | 17 maggio 2026 | 12:00

Collari a feromoni per impedire le predazioni dei lupi? "Non le annullano, ma aiutano a ridurle. Sono un'opportunità in aggiunta alle diverse misure di prevenzione"

È diffusa l'idea che possa esistere uno strumento capace di eliminare completamente il conflitto tra predatori e allevamento. Secondo molti tecnici e ricercatori, invece, la prevenzione funziona soprattutto quando viene costruita attraverso più strumenti combinati: recinzioni elettrificate, cani da guardiania, sorveglianza del bestiame, corretta gestione del pascolo e, ora, anche supporti tecnologici sperimentali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Intelligenza artificiale, dissuasori luminosi e acustici, collari a feromoni e nuove tecnologie applicate alla gestione del bestiame. In Liguria prende forma il progetto Dilupoli, iniziativa che punta a sperimentare strumenti innovativi per ridurre le predazioni del lupo sugli animali domestici, cercando di affiancare alle tradizionali misure di prevenzione anche sistemi tecnologici di nuova generazione.

 

Negli ultimi anni il ritorno stabile del lupo lungo l’Appennino ligure e in molte aree alpine ha riacceso il dibattito sul rapporto tra conservazione del predatore e attività zootecniche. Da una parte il recupero della specie viene considerato uno dei fenomeni naturalistici più importanti degli ultimi decenni; dall’altra allevatori e pastori continuano a denunciare predazioni, difficoltà economiche e problemi nella gestione degli animali al pascolo, soprattutto nelle aree più marginali e difficili da presidiare.

 

In questo contesto si inserisce Dilupoli, progetto che punta a sperimentare sistemi capaci di ridurre il numero degli attacchi senza ricorrere a metodi invasivi o letali. Tra le innovazioni previste figurano dispositivi basati su intelligenza artificiale in grado di attivare suoni e luci in presenza del predatore, oltre ai collari a feromoni applicati agli animali domestici.

 

Proprio su quest’ultimo sistema interviene il professor Marco Apollonio, tra i maggiori esperti italiani di grandi mammiferi e gestione faunistica, che invita però a leggere questi strumenti senza facili entusiasmi o aspettative irrealistiche: "L’uso dei collari a feromoni è una opportunità in aggiunta alle diverse misure di prevenzione dei danni da lupo", spiega Apollonio. Il docente ricorda come il sistema sia stato sviluppato dal biologo Federico Tettamanti, tecnico faunistico professionista attivo in Canton Ticino e suo ex studente di dottorato.

 

Secondo i dati riportati da Apollonio, la sperimentazione svizzera avrebbe mostrato risultati interessanti. "L’uso dei collari ha portato ad una riduzione dei danni di 2,5 volte a patto di aver protetto almeno il 50% dei capi con collari a feromoni". Il confronto riguarda gli stessi alpeggi in due anni consecutivi: nel 2022, senza collari, si registrarono 135 predazioni su circa 1600 capi presenti; l’anno successivo, con 1538 capi e l’introduzione del sistema a feromoni, le predazioni sarebbero scese a 58.

 

Numeri che mostrano un calo significativo, ma che secondo Apollonio non devono essere interpretati come la dimostrazione di una soluzione definitiva al problema. "Come vede, i collari a feromoni non hanno annullato le predazioni", sottolinea il docente, "e questo sistema, come tutti i sistemi di prevenzione dei danni da lupo, non rappresenta una soluzione miracolistica, ma una soluzione che aiuta a ridurre le predazioni, che è l’obiettivo che ci si può realisticamente porre".

 

È un passaggio centrale, perché richiama un tema spesso presente nel dibattito pubblico sulla presenza del lupo: l’idea che possa esistere uno strumento capace di eliminare completamente il conflitto tra predatori e allevamento. Secondo molti tecnici e ricercatori, invece, la prevenzione funziona soprattutto quando viene costruita attraverso più strumenti combinati: recinzioni elettrificate, cani da guardiania, sorveglianza del bestiame, corretta gestione del pascolo e, ora, anche supporti tecnologici sperimentali.

 

Apollonio evidenzia inoltre come il sistema dei collari sia nato in un contesto molto specifico, diverso da quello italiano. "Consideri che il contesto in cui il sistema è stato sviluppato è quello svizzero, dove i capi di bestiame vengono di norma lasciati sui pascoli senza sorveglianza o difesa da cani e quindi risponde all’esigenza di ridurre le predazioni in questo contesto".

 

Un aspetto importante, perché evidenzia come l’efficacia delle misure anti-predazione dipenda molto anche dal territorio, dalle modalità di allevamento e dal livello di gestione del pascolo. Ciò che funziona in un contesto alpino svizzero potrebbe infatti produrre risultati differenti nelle realtà appenniniche italiane, dove allevamenti, morfologia del territorio e sistemi di custodia possono essere molto diversi.

 

Proprio per questo motivo il progetto ligure viene osservato con interesse anche dal mondo scientifico e agricolo. "Con il mio gruppo di ricerca abbiamo progettato delle sperimentazioni di questo sistema in Italia in collaborazione con Coldiretti, e la prima attività è partita da poche settimane in Liguria", spiega ancora Apollonio. "Dovrebbero seguire la Toscana e probabilmente altre regioni italiane".

 

La Liguria diventa così uno dei primi territori italiani in cui questi sistemi vengono testati direttamente sul campo. Una sperimentazione che potrebbe fornire dati utili per capire se tecnologie di questo tipo possano realmente diventare uno strumento concreto di supporto agli allevatori, soprattutto nelle aree più esposte alle predazioni.

 

Nel frattempo il dibattito sul lupo continua a rimanere fortemente polarizzato. Da una parte chi vede ogni nuova tecnologia come una possibile svolta capace di ridurre tensioni e danni; dall’altra chi teme che strumenti ancora sperimentali vengano presentati troppo rapidamente come soluzioni risolutive.

 

Le parole di Apollonio sembrano però riportare la discussione su un piano più pragmatico: non l’illusione di eliminare completamente il problema, ma il tentativo di ridurre il numero delle predazioni attraverso una gestione sempre più articolata e integrata della convivenza tra attività umane e grandi carnivori.

Contenuto sponsorizzato