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Attualità | 16 maggio 2026 | 13:00

La lingua di fango aveva spazzato via diversi filari della vigna: a tre anni di distanza nessun intervento di ripristino. Un esempio che mostra il futuro precario dei territori dell'Appennino colpiti dall'alluvione

Le piogge record tra la mezzanotte del 15 maggio e il 17 maggio hanno causato l’esondazione di 21 fiumi e allagamenti diffusi in 37 comuni, registrando picchi di 300 millimetri sui bacini del crinale e collina forlivese, e causando 15 morti. Le alluvioni hanno inoltre provocato l'attivazione di almeno 80mila movimenti franosi. Alcune virtuose iniziative provano ad immaginare un futuro per questi territori

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Tre anni fa, la frana sotto il castello di Sorrivoli, una delle frazioni sparse nell’immenso territorio del comune di Roncofreddo (FC), è stata tra le più fotografate della Romagna, nei giorni dell’alluvione. La lingua di fango scendendo a valle verso via Peschiera aveva spazzato via parecchi filari della vigna, che si trova proprio sotto le mura imponenti che cingono la Rocca di questo borgo fortificato affacciato sul Rubicone, costruito prima dell’anno Mille.

 

Oggi la vegetazione ricopre tutto, mentre la vigna risulta abbandonata da allora: ancora pochi anni senza potatura né interventi tra i filari e anche questa porzione di territorio collinare andrà a sommarsi alle superfici incolte, aumentando il conteggio della perdita di Sau, cioè la Superficie Agricola Utilizzata, nelle aree interne del Paese.

Torniamo indietro a quei giorni: le piogge record tra la mezzanotte del 15 maggio e il 17 maggio avevano causato l’esondazione di 21 fiumi e allagamenti diffusi in 37 comuni, registrando picchi di 300 millimetri sui bacini del crinale e collina forlivese e causando 15 morti (altri due si erano registrati il 2 e 3 maggio, in un precedente evento alluvionale). Soprattutto, le alluvioni portarono all’attivazione di almeno 80mila movimenti franosi.

 

A Sorrivoli, oltre a quelli sotto il castello, furono interessati anche i terreni agricoli dell’azienda OrtiCà, che tre anni dopo, organizzando l’evento Rilievi, ha voluto accompagnare  in una passeggiata tra i campi, domenica 10 maggio, per comprendere a fondo quanto avvenuto. L’evento è stato organizzato insieme a "Una strada per Nuvoleto", l’associazione nata al fine di raccogliere fondi per ri-costituire il collegamento verso il piccolissimo centro abitato nel vicino Comune di Mercato Saraceno (FC). Martina ed Enrico, di OrtiCà, e i ragazzi di Nuvoleto (tra loro i fratelli Palazzi, Agnese, Benedetto, Domenico ed Ignazio, che oggi è anche vicesindaco di Mercato Saraceno) sono tra quanti non hanno voluto piegarsi a un destino che, per alcuni, sarebbe scontato: dopo l’alluvione, l’abbandono e la fine del sogno di restare. Le amministrazioni comunali (poche migliaia di abitanti sparsi) non hanno le risorse per tutti gli interventi, anche riconoscendone la priorità.

Tre anni dopo, la frana sotto il castello di Sorrivoli non è ancora in condizioni di sicurezza. Questa è la denuncia emersa nel corso della giornata durante la quale si è svolto il laboratorio di OrtiCà. In questa occasione l’amministrazione comunale ha presentato un lavoro pregevole intitolato "Rilievi": un volume fotografico nato allo scopo di raccontare il dissesto idrogeologico e gli effetti dell’alluvione, con contributi di abitanti e anche di professionisti come geologi e meteorologi.

 

La tavola rotonda, svoltasi dopo la passeggiata nei campi, racconta quello che potrebbe e dovrebbe essere. Si è parlato di agroecologia e di come cambiare le pratiche agricole per tutelare il suolo. Si è parlato di cambiamenti climatici e di informazione, con il contributo di due giornalisti del Collettivo Fada, che hanno dedicato tempo e ricerche al territorio emiliano-romagnolo dopo il disastro dell’alluvione. Si è parlato di percezione del rischio e di dinamiche di attivazione di comunità, con il bellissimo lavoro di ricerca dell’antropologa Alessia Martella, originaria di Civitella di Romagna, che a Nuvoleto ha dedicato la sua tesi di laurea. Si è dato conto, insomma, della complessità di un fenomeno locale, con ricadute nella vita quotidiana di tanti presenti, che dipende da dinamiche globali, influenzate però dalla scelte e dalle inazioni anche di governi come quello italiano.

Negare i cambiamenti climatici porta ad eventi estremi sempre più devastanti. Comprenderlo è il primo passo per rispondere. Riuscire a farlo collettivamente è un messaggio ancora più efficace, come insegna questo esempio dalla Romagna alluvionata, lontana dai riflettori delle città e delle case allagate che subito pretesero l’attenzione delle tv. 

 

Foto in apertura: Michele Lapini    

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