Contenuto sponsorizzato
Cultura | 13 maggio 2026 | 12:00

Ci sono luoghi montani dove, davanti alla parola "sviluppo", qualcuno vede ancora una ruspa. In altri, invece, si comincia a intravedere una comunità. Serve uno sguardo "Controvento"

La montagna, per anni, è stata raccontata come margine: un bordo del mondo utile per sciare, per scattare un selfie o al massimo per sentirsi virtuosi nel tempo di un fine settimana. Un luogo da consumare più che da abitare, da estrarre più che da comprendere. È proprio da questa consapevolezza che nasce "Controvento", il X Summit Nazionale delle Bandiere Verdi di Carovana delle Alpi, in programma a Rovereto dal 15 al 17 maggio

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Ci sono luoghi dove, davanti alla parola "sviluppo", qualcuno vede ancora una ruspa. E altri dove, con maggiore cautela, si comincia a intravedere una comunità.

 

La differenza non è soltanto semantica. È politica, ecologica, quasi sentimentale. Perché la montagna, per anni, è stata raccontata come margine: un bordo del mondo utile per sciare, per scattare un selfie o al massimo per sentirsi virtuosi nel tempo di un fine settimana. Un luogo da consumare più che da abitare, da estrarre più che da comprendere.

 

È proprio da questa consapevolezza che nasce Controvento, il X Summit Nazionale delle Bandiere Verdi, in programma a Rovereto dal 15 al 17 maggio: dal tentativo di opporsi ai modelli intensivi che continuano a leggere i territori alpini come giacimenti - di metri cubi, neve artificiale, presenze turistiche, rendimenti rapidi - e di affermare, invece, un’idea diversa di sviluppo, capace di riconoscere valore alle comunità, ai paesaggi e ai loro tempi.

 

È una posizione scomoda. Il controvento non consente scorciatoie: costringe a guardare i cambiamenti senza semplificarli. Ed è proprio dentro questa complessità che si apre uno spazio diverso, in cui la questione non è più soltanto crescere, ma capire che cosa produca davvero benessere, per chi e in quali territori. La crisi del modello estrattivo, in questa prospettiva, non è un incidente ma una fase storica.

Dentro questa traiettoria si colloca il Dossier Bandiere Verdi e Nere di Carovana delle Alpi, che da più di vent’anni racconta le buone e le cattive pratiche alpine e prova a compiere un gesto semplice e radicale: cambiare punto di osservazione. Non guardare la montagna solo attraverso presenze turistiche, impianti o investimenti, ma a partire da ciò che la tiene insieme nel tempo: comunità, paesaggi, lavoro diffuso, biodiversità, relazioni sociali. Non solo opere, ma legami. Non solo investimenti, ma coesione.

 

Il dossier non si limita a elencare buone pratiche o criticità. Prova piuttosto a leggere le Alpi come un campo di tensione tra due diverse idee di sviluppo.

 

Non solo PIL - senza escluderlo - ma anche ciò che il PIL, per sua natura, non riesce a cogliere. Come ricordano esperienze europee come il Community Wealth Building Bill in Scozia, la domanda non riguarda tanto quanto cresce un’economia, ma cosa produce e dove va a finire ciò che produce e a chi serve.

 

È un cambio di prospettiva che si inserisce in una riflessione più ampia: mettere in discussione il PIL come unico indicatore e leggere i territori attraverso dimensioni multiple - sociali, ambientali, culturali ed economiche.

 

La montagna come infrastruttura viva

 

In questa prospettiva, la montagna smette di essere sfondo e periferia geografica e diventa infrastruttura viva: ecologica, sociale, culturale.

 

Un sistema che produce acqua, biodiversità, paesaggio, ma anche lavoro, welfare comunitario ed economie diffuse, spesso minute ma testarde. Forme di economia che raramente fanno notizia, ma continuano a costruire territorio.

 

È una infrastruttura diffusa che sostiene anche le città, non in senso metaforico ma materiale. Dentro questo quadro si colloca il concetto di metromontagna: non più città e montagna come sistemi separati, ma un unico organismo complesso, dove ciò che accade in quota influenza ciò che accade in pianura, e viceversa. Una relazione sempre esistita, che oggi si riconosce con maggiore chiarezza.

 

Due montagne, una sola tensione. Le Bandiere Verdi e le Bandiere Nere che saranno presentate il 16 maggio non descrivono due montagne diverse. Descrivono la stessa montagna, tirata in direzioni opposte. Da una parte chi prova a tenere insieme comunità e futuro. Dall’altra chi continua a leggere il territorio come una superficie da ottimizzare.

 

Non si tratta semplicemente di raccontare un conflitto, ma di riconoscerlo come una struttura stabile che attraversa le Alpi e ne definisce molte trasformazioni. E qui emerge la domanda decisiva, non tecnica ma politica: quale montagna vogliamo abitare nei prossimi decenni?

 

Una montagna ridotta a superficie di consumo oppure una montagna intesa come infrastruttura di vita? In questa alternativa non c’è più spazio per un modello a singola variabile, come se tutto dipendesse dagli impianti o dalla neve. La realtà è più complessa e meno addomesticabile. Oggi la questione non riguarda soltanto la gestione degli impianti in un clima che cambia, ma il ripensamento complessivo dei modelli di sviluppo territoriale dentro una transizione ecologica non più rinviabile.

 

Il Summit non pretende di sciogliere questa tensione. Sarebbe presuntuoso. Si limita a renderla visibile e, talvolta, discutibile. Perché la montagna, quando smette di essere sfondo, diventa una domanda. E le domande non hanno mai avuto bisogno di ruspe. La differenza non è poetica, ma strutturale. Riguarda il modo in cui si immagina l’economia nei territori fragili come le Alpi. Controvento, appunto. Guardare la montagna "controvento" significa questo: non lasciarsi guidare da narrazioni lineari, ma leggere le tensioni senza semplificarle.

 

Perché la montagna non è né un problema da risolvere né una cartolina da conservare. È un sistema vivo che sta già cambiando.

 

E forse, alla fine, resta una certezza semplice: la montagna non chiede di essere salvata né celebrata, ma compresa mentre si trasforma. Con lentezza. E con quella resistenza silenziosa che hanno i territori quando smettono di essere raccontati dagli altri e iniziano, finalmente, a raccontarsi da soli.

 

 

Il programma completo del Summit nazionale delle Bandiere Verdi di Legambiente


SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Storia
| 14 maggio | 13:18
"Devono aver capito che il dolore della procedura era persino peggiore di quello causato dall'infiammazione, ma che [...]
Cultura
| 14 maggio | 12:00
"Quando sali per misurare in ghiacciaio devi avere veramente un approccio multidisciplinare, ti accorgi presto che [...]
Alpinismo
| 14 maggio | 06:00
"In una società che va favorendo una divisione sempre più netta tra Natura e Uomo, chi riesce a oltrepassare il [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato