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Storia | 14 maggio 2026 | 13:18

Tracce del primo intervento dentistico su un dente trovato in una grotta e appartenente a un uomo di Neanderthal. La scoperta ai piedi dei Monti Altaj

"Devono aver capito che il dolore della procedura era persino peggiore di quello causato dall'infiammazione, ma che sarebbe stato solo temporaneo e quindi andava sopportato". Nel sud della Siberia, quattro anni fa era avvenuto un ritrovamento già di per sé eccezionale: per la prima volta erano stati rinvenuti i resti di una famiglia di Neanderthal. Ora, nella stessa grotta, un dente dalle caratteristiche insolite porta traccia di un intervento dentistico di successo

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Siamo nei monti Altaj, della Siberia sud-occidentale, oggi parte del territorio russo. Proprio qui, un dente insolito rinvenuto in una grotta ha svelato una sorprendente procedura: circa 59mila anni fa, i nostri antenati preistorici, i Neanderthal, operavano i loro simili con dei sassi appuntiti per rimuovere le carie. Secondo i ricercatori, questa non sarebbe soltanto la prima prova dell'odontoiatria dei Neanderthal, ma anche la più antica prova del successo di un trattamento dentistico.

 

La Grotta di Chagyrskaya è un sito archeologico importantissimo, noto per aver ospitato una comunità di Neanderthal tra 49mila e 70mila anni fa. Nel 2022 è stata annunciata la scoperta dei resti di un gruppo familiare, tra cui uomini, donne e bambini, prova di una struttura sociale complessa. Le scoperte includevano resti fossili di almeno 13-14 individui, oltre 90mila strumenti in pietra e migliaia di ossa animali: i Neanderthal di Chagyrskaya sarebbero vissuti infatti principalmente di caccia al bisonte nel freddo ambiente steppico dei monti Altai.

 

Tra i resti umani lì rinvenuti, venne allora trovato il dente chiamato "Chagyrskaya 64", che si distingueva tra le decine di altri denti ritrovati nella grotta perché la sua corona presentava un foro profondo e irregolare che arrivava fino alla camera pulpare, cioè la cavità interna contenente nervi e vasi sanguigni.

 

La cavità sembrava ragionevolmente ospitare una dolorosa carie che occupava gran parte della superficie masticatoria del dente, ipotesi poi confermata dalle analisi microscopiche ai raggi X. Inoltre, ad incuriosire gli scienziati sono stati dei graffi visibili attorno al foro, segni che suggerivano la manipolazione tramite uno strumento. Nella grotta sono stati trovati anche strumenti di pietra a punta sottile che potrebbero aver prodotto quei segni.

 

Lo scorso mercoledì 13 maggio, uno studio pubblicato sulla rivista Plos One, ha dato conferma ai sospetti: quel dente altro non è che la più antica prova conosciuta di un intervento su una carie nella storia evolutiva umana. Insomma, qualcuno ha sostanzialmente "trapanato" il dente per estrarre la carie.

 

In passato erano già stati osservati graffi sui denti dei Neanderthal, probabilmente dovuti all’uso di stuzzicadenti per rimuovere residui di cibo o alla masticazione di piante medicinali. Tuttavia, secondo diversi studi, le carie erano piuttosto rare tra i Neanderthal. Le ricerche precedenti hanno mostrato che possedevano un microbioma orale più ricco rispetto agli esseri umani moderni e seguivano una dieta povera di carboidrati, due fattori che riducevano la presenza dei batteri responsabili della carie.

 

I ricercatori, data l’eccezionalità del caso, hanno utilizzato diverse tecniche di scansione per analizzare ogni dettaglio del dente, compresi i segni di usura. Le osservazioni combinate hanno confermato che il Neanderthal soffriva effettivamente di una carie mentre era ancora in vita, anche se non è stato possibile determinarne la causa.

 

Le scansioni hanno inoltre rivelato microtracce compatibili con movimenti di perforazione e rotazione eseguiti da un piccolo strumento appuntito che avrebbe rimosso la carie. A spiegarlo è Alisa Zubova, autrice principale dello studio e ricercatrice senior del Museo Pietro il Grande di Antropologia ed Etnografia dell’Accademia Russa delle Scienze di San Pietroburgo. Gli strumenti perforanti a punta sottile trovati nella grotta sembravano corrispondere perfettamente ai segni osservati.

 

Per verificarlo, tuttavia, era necessario un esperimento pratico di odontoiatria preistorica. I ricercatori hanno allora utilizzato tre molari umani moderni: uno con una carie sulla corona e due con una forte perdita di smalto simile a quella del dente neanderthaliano. L’esperimento è stato eseguito dalla coautrice Lydia Zotkina, esperta nella produzione e nell’uso degli strumenti di pietra e ricercatrice presso l’Istituto di Archeologia ed Etnografia della sezione siberiana dell’Accademia Russa delle Scienze.

 

Sapendo da studi precedenti che la pietra era l’unico materiale disponibile abbastanza resistente da modificare la struttura di un dente, i ricercatori hanno ricreato gli strumenti trovati nella grotta utilizzando diaspro locale (una varietà di quarzo). Così, la ricercatrice è riuscita a riprodurre con successo i segni osservati sul dente neanderthaliano e a rimuovere gran parte del tessuto dentale tramite perforazione manuale in meno di un’ora.

 

Sebbene nella realtà di 59mila anni fa le condizioni non erano sicuramente le stesse ("Il dente si trovava all’interno della bocca e l’infiammazione e il gonfiore avrebbero creato ulteriori difficoltà, rendendo la situazione ancora più complicata"), l’esperimento vale ugualmente come prova del fatto che un Neanderthal riuscì a ottenere sostanzialmente lo stesso risultato usando uno strumento di pietra e senza anestesia.

 

Per perforare la dentina con questa tecnica - secondo la rivista Plos One - erano necessari dai 35 ai 50 minuti di lavoro continuo. Un comportamento di questo tipo indica che i Neanderthal erano in grado di riconoscere un’infezione, scegliere e realizzare gli strumenti e le tecniche adatte per alleviare – per quanto possibile - il dolore e sopportare una procedura estremamente dolorosa. I segni di usura del dente mostrano inoltre che l’individuo continuò a utilizzare quel molare anche dopo il trattamento. Non solo il primo intervento su una carie dunque, ma anche il primo intervento riuscito.

 

"Ciò che mi ha stupito – continua Zubova - è quanto intuitivamente il proprietario di questo dente avesse capito esattamente da dove provenisse il dolore e che la sua causa potesse essere rimossa. Non avevamo mai osservato nulla del genere, né tra i Neanderthal né tra gli esseri umani moderni di epoche molto successive".

 

La scoperta contribuisce alle sempre crescenti dimostrazioni che i Neanderthal (i più vicini in linea di successione tra i nostri parenti estinti) fossero cognitivamente e psicologicamente molto più simili a noi di quanto si pensasse in passato. A farlo notare è Kseniya Kolobova, archeologa della sezione siberiana dell’Accademia Russa delle Scienze di Novosibirsk.

 

"Questa scoperta rafforza potentemente l’idea, ormai ben supportata, che i Neanderthal non fossero i parenti primitivi e brutali descritti dai vecchi stereotipi, ma una popolazione umana sofisticata, dotata di complesse capacità cognitive e culturali. Aggiunge inoltre una dimensione completamente nuova - il trattamento medico invasivo - alla crescente lista dei comportamenti avanzati dei Neanderthal".

 

"Ciò che mi ha colpito, e continua a colpirmi - conclude Zotkina - è quanto questa persona Neanderthal dovesse essere incredibilmente forte di volontà. Devono aver capito che il dolore della procedura era persino peggiore di quello causato dall’infiammazione, ma che sarebbe stato solo temporaneo e quindi andava sopportato".

 

"Adesso, ogni volta che vado dal dentista, penso a quel tizio".

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