Le specie animali che un antico romano poteva incontrare sui versanti alpini: "Lepri bianche, topi del peso di undici libbre, maiali a zoccoli non fessi, cani coperti di peli e buoi senza corna"

Nell'opera storica le Origini, Catone prova a "mappare" i popoli che vivevano alle pendici delle montagne d'Italia e a indicarne l'origine etnica e la distribuzione geografica. Ma non solo: si soffermava anche sulla fauna alpina, elencando le specie animali più singolari o folkloristiche

Nell’elenco dei "corsi e ricorsi" della storia va inserito il fatto che spesso episodi bellici hanno acceso i riflettori su regioni poco conosciute del planisfero: ciò accadde nel mondo antico con l’invasione dei cosiddetti Popoli del mare, provenienti dal mar Egeo, e nel Medioevo con la travolgente avanzata dei Mongoli di Gengis Khan, venuti da una regione sino ad allora ai margini del mondo. Nel settembre 218 a.C., il condottiero cartaginese Annibale Barca sfidò la Repubblica romana attraversando con l’esercito e gli elefanti le Alpi Occidentali e puntando direttamente a Roma. Tale episodio, considerato sensazionale già dai contemporanei, impose una conoscenza più chiara ed approfondita della catena alpina da parte dei politici romani, per scongiurare nel futuro il ripetersi di tale pericolo.
Il primo autore romano a parlare delle Alpi fu Catone (234-149 a.C.), passato alla storia come "il Censore" per il rigore morale che esercitò nella vita pubblica e privata. Nella sua opera storica, le Origini, a noi pervenuta in stato frammentario, egli raccontava le origini dei popoli italici, inclusi quelli insediati nella pianura padana e nella regione alpina, e ripercorreva la traversata di Annibale e del suo esercito del 218 a.C. Il suo sforzo, di fronte al quasi totale silenzio delle fonti a lui precedenti, era volto a "mappare" i popoli che vivevano alle pendici delle montagne d’Italia, e ad indicarne l’origine etnica e la distribuzione geografica. Per esempio, sugli Orobici, abitanti delle Alpi bergamasche, la Storia naturale di Plinio il Vecchio fa esplicito riferimento all’opera di Catone:
"Catone attesta che Como, Bergamo, Licini Forum e altre comunità circostanti sono di stirpe orobica, anche se poi egli stesso confessa di ignorare l’origine degli Orobici (…). in questa zona è scomparsa alla città orobica di Parra, di cui sono discendenti secondo Catone gli abitanti di Bergamo".
Di Leponzi e Salassi, abitanti delle Alpi Occidentali, egli ricordava l’origine taurisca, mentre degli Euganei, che si spingevano fino ai piedi delle Alpi Venete, egli menzionava ben 34 insediamenti abitativi. Da ultimo, egli ricordava l’origine dei Veneti e l’attraversata alpina dei Galli, che arrivarono a bruciare Roma intorno al 390 a.C.:
"Catone afferma che i Veneti discendono da stirpe troiana, e che i Cenomani originariamente erano stanziati presso Marsiglia, nel territorio dei Volci".
Catone mirava a fornire un quadro d’insieme dei popoli alpini combinando le poche nozioni storiche a sua disposizione con i miti e le leggende antiche, fra i quali l’arrivo di Antenore e dei Troiani sulle coste venete. Per fare ciò, egli doveva avere chiara contezza dell’estensione della catena alpina, dal momento che conosceva popoli stanziati sulle Alpi Occidentali, Centrali e Orientali. Se non trovava risposte esaustive nelle sue fonti, egli ammetteva pubblicamente la propria ignoranza su un tema: "sapere di non sapere" la storia di un popolo doveva essere a un tempo una prova di grande onestà intellettuale - la stessa che le fonti antiche attribuiscono al carattere del Censore - e una presa di posizione polemica contro alcuni storici del suo tempo che, esattamente come ai giorni nostri, tendevano a "riempire i vuoti" lasciati dalle fonti costruendo fake news, verosimili ma pur sempre false.
Accanto alla parte antropica, Catone si soffermava sulla fauna alpina, elencando le specie animali più singolari o folkloristiche che un visitatore romano poteva rinvenire sui versanti montani. Illuminante in tal senso è un passo tramandato da un testo medievale poco noto, il Paradossografo Palatino:
"Catone nelle Origini dice che sulle Alpi nascono lepri bianche, topi del peso di undici libbre, maiali a zoccoli non fessi, cani coperti di peli e buoi senza corna".
La notizia dell’esistenza di lepri dal colore candido sui versanti alpini è vera, e confermata in antico da Varrone e Plinio il Vecchio: si tratta delle lepri variabili (Lepus timidus), che vivono lungo tutto l’arco alpino a un’altezza compresa tra i 1600 e i 2100 metri. Invece i topi giganti, del peso di 3,5 kg (= 11 libbre), corrispondono con ogni probabilità alle marmotte alpine (Marmota marmota), il cui peso è compreso tra i 3 e i 7 chilogrammi: per un uomo romano, abituato alla fauna appenninica, il modo più semplice per parlare della marmotta alpina doveva essere il confronto con un topo! Per quanto riguarda i suini dallo zoccolo non diviso, si tratta probabilmente di un animale fantastico: Catone è il solo autore antico ad attestarne la presenza sulle Alpi, mentre altri autori greci la segnalano nella penisola balcanica, tra l’Illiria e la Macedonia. In modo simile i buoi senza corna, che nascono da una mutazione genetica e la cui presenza in epoca antica è documentata anche da ritrovamenti di resti ossei, vengono menzionati dal solo Catone in riferimento al territorio alpino.
Raccontando la traversata alpina di Annibale, Catone si soffermava infine sulle Alpi come confine naturale d’Italia, affermando che "le Alpi… difendevano l’Italia costituendone quasi le mura". Non è chiaro se nell’immaginario dello storico esse fossero incluse nel concetto di Italia, o se semplicemente costituissero una terra di frontiera, separata dall’Italia e dagli stati limitrofi. La similitudine catoniana piacque molto agli antichi, che la citarono ampiamente nei discorsi pubblici, e in particolare allo storico Tito Livio che riprese e amplificò il passo, affermando che le Alpi erano "le mura non soltanto d’Italia, ma anche della città di Roma".
In conclusione, nelle Origini di Catone si può osservare un netto passo in avanti nella conoscenza delle Alpi rispetto alla geografia di Eratostene. La catena montuosa si estende infatti per tutto il confine settentrionale dell’Italia, profilandosi come un ambiente dinamico e multietnico, caratterizzato da una pluralità di insediamenti abitativi. In quanto regione periferica del mondo antico, essa era terra di animali singolari e appariscenti, ben distinti dalla fauna appenninica. Era infine un confine naturale, che difendeva con le sue vette innevate la penisola italiana dagli attacchi nemici.
Immagine marmotta in copertina di Giles Laurent















