"Oggi ci uccidono Francesco, oggi ci uccidono". Quando la guerra attraversò l’Aspromonte, un "povero inglese" precipitò dal cielo e fu accolto tra i pastori nella loro terra

Chi era "u Maru 'Ngrisu"? Da dove veniva? A raccontare la storia è il pastore che quel giorno del '43 assistette alla battaglia aerea tra la Regia Aeronautica e la Royal Air Force. A partire dal nome di una località montuosa del massiccio, tramandata soltanto da tradizioni orali, L'Altro Aspromonte ricostruisce una parabola dai contorni universali, che avvicina la grande Storia a quella silenziosa di pochi allevatori e valli sperdute

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ci sono luoghi che custodiscono la storia più gelosamente di altri, in cui l’eco degli eventi passati è appena sussurrato, come se temessero che la memoria, appena pronunciata, venisse soffiata via dal vento. L’Aspromonte, come molti altri luoghi dei nostri Appennini, è una montagna antica e un custode severo, tanto che da lontano sembra quasi che di lì la Storia non sia passata mai.
Invece tra le montagne calabresi ci è passata eccome e, in qualche caso, ha anche lasciato il segno nella memoria popolare: è ciò che è capitato a quel luogo remoto nel territorio di Africo, che per decenni, tra i pastori del posto, ha preso il nome di u Maru ‘Ngrisu, "il povero inglese". Un nome che custodisce una triste vicenda, che risale a quando la Seconda Guerra Mondiale sfiorò i pendii dell’Aspromonte.

A ricostruirla è stato Alfonso Picone Chiodo, titolare della pagina L’Altro Aspromonte, che si occupa ormai da anni di raccogliere storie, documenti e testimonianze da un territorio ingiustamente trascurato, che riserva molti racconti e aspetti affascinanti, spesso ancora da scoprire. Quella di Maru ‘Ngrisu, in particolare, viene dalla viva voce del pastore ultranovantenne Francesco Stilo, unico testimone della vicenda.
Era il 4 settembre 1943 e il giorno prima, mentre l’armistizio di Cassibile veniva firmato in segreto, gli Alleati avevano dato il via all’Operazione Baytown, sbarcando in Calabria. Lo Stretto di Messina era diventato un fronte attivo, attraversato da cacciabombardieri, navi e artiglieria. Il giorno successivo, la battaglia aerea si spostò sulla campagna aspromontana.
I Macchi e i Reggiane della Regia Aeronautica infatti, rientrando dopo un attacco alle navi da sbarco, incrociarono gli Spitfire della Royal Air Force britannica. "Tra mitragliamenti e picchiate - racconta L’Altro Aspromonte - lo scontro si spostò dall’area costiera verso l’interno, sopra montagne abituate a tutt'altri rumori: tuoni, belati".
Da questo punto in poi, la storia è passata sottotraccia: a raccontarla, ben ottant’anni dopo, è proprio il pastore che vi assistette con i suoi occhi. Ai piedi di quell’inferno di fuoco, infatti, c’era il giovane Francesco Stilo, allora diciassettenne, in compagnia di un anziano collega. Udendo il tuonare delle mitragliatrici, i due uomini cercarono rifugio in una cavità rocciosa. In preda al panico, l’anziano ripeteva tra sé: "Ohji ’ndi mmazzanu Cicciu… ohji ’ndi mmazzanu" (Oggi ci uccidono, Francesco). Poi - racconta l'ultranovantenne Francesco - all’improvviso si fece silenzio.
Nei giorni successivi, una voce cominciò a circolare tra quei monti: un aereo si era schiantato contro le rocce in località Lefràcia. Accorsi sul posto, gli africesi trovarono al suo interno i resti di un giovane ragazzo anglosassone. Impietositi dalla sua sorte, lo seppellirono nel cimitero del paese; non solo, da quel giorno il luogo dell’incidente prese un nuovo nome: u Maru ’Ngrisu, "il povero inglese".

"Ottant’anni dopo, il 31 maggio 2023, ho organizzato una piccola spedizione per raggiungere il luogo dell’impatto", racconta Alfonso Picone Chiodo ne L’Altro Aspromonte. "Tra pietraie, dirupi e la rigogliosa vegetazione sono stati ritrovati minuscoli frammenti dell’aereo: alluminio, plastica, guarnizioni bruciate dal tempo. Tracce leggere, ma sufficienti a confermare la storia. Molti pezzi, già negli anni immediatamente successivi alla guerra, erano stati riutilizzati dai pastori: il metallo diventava risorsa, come tutto, in una terra dove nulla si spreca. Anche la guerra, caduta dal cielo, era stata assorbita nella vita quotidiana dell’Aspromonte".
A scoprire la vera identità di quel "povero inglese", fu proprio Francesco Stilo - non il pastore che fu testimone allora, ma suo nipote - che oggi fa il ricercatore e porta lo stesso nome del nonno. Nella foto de L’Altro Aspromonte, si possono vedere i due Francesco Stilo: il giovane ricercatore e il nonno pastore.

Ebbene, nel corso delle sue ricerche al National Archives of Australia, Stilo nipote fece diverse scoperte: prima di tutte, che il giovane precipitato dal cielo non era inglese ma australiano. L’aereo abbattuto era uno Spitfire Mk. Vc del 111° Squadron Raf. Il pilota si chiamava George Vallance McMurray, sergente della Royal Australian Air Force.
George era nato nel 1921, nei sobborghi di Melbourne, e - secondo il rapporto - durante il combattimento del 4 settembre 1943 il suo Spitfire fu visto rovesciarsi e precipitare verticalmente.

Prima di indossare una divisa da aviatore, il giovane australiano faceva il jackaroo, il pastore. Sorte curiosa: un pastore morto dall'altra parte del mondo e accolto da pastori. "Il destino - commenta Chiodo - ha voluto che la sua vita si interrompesse qui, tra montagne aspre e silenziose, tra altri pastori, che non lo conobbero ma lo riconobbero. Non come nemico, ma come uno di loro. Così la guerra, per un attimo, si spogliò delle sue bandiere e lasciò spazio a un gesto antico: dare un nome, una sepoltura, una memoria".
Noi de L’Altramontagna siamo venuti a conoscenza di questa sorprendente vicenda solo grazie al progetto di divulgazione di Alfonso Picone Chiodo, che da anni si impegna attraverso numerosi progetti editoriali a promuovere il territorio aspromontano. Sforzandoci quotidianamente di restituire una dimensione della profonda e radicata umanità che caratterizza le montagne della penisola, abbiamo scelto di riportarla - con il consenso dell’autore - perché crediamo sinceramente nell’universalità del suo messaggio, e che possa essere di interesse per chiunque condivida il nostro sguardo sulle terre alte.
Foto da: L'Altro Aspromonte













