I giovani fascisti "hanno la camicia pulita, la piega ai pantaloni. Si vede la mano della mamma. Mi guardo i miei e vedo che sono sporchi e strappati". Un romanzo sulla Resistenza fra le montagne della Valbelluna

Scritto nel 1945 e poi "perso" per trent'anni, "Polenta e sassi" di Emilio Sarzi Amadé fu pubblicato solo nel 1977. Un testo prezioso, in cui, con un linguaggio composito, l'autore lascia una straordinaria testimonianza della lotta partigiana combattuta fra valli e montagne

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Un dialogo a notte fonda, in tedesco sgrammaticato, fra un caporalmaggiore di Amburgo e un giovane italiano arruolato nella R.S.I. L’italiano ha deciso. Se ne andrà. Dove? Sulle montagne. Con i ribelli. Così comincia Polenta e sassi, di Emilio Sarzi Amadé, un libro sulla Resistenza che è insieme il racconto di una scelta e di un cammino di maturazione che dalla pianura conduce il protagonista nel Bellunese.
"Sparisco, sissignore, sparisco. È la contentezza leggera, l’allegria di chi prende in giro un nemico, di chi gioca sulle parole e sa di mentire e di dire la verità nello stesso tempo".
Scritto nel 1945, a ridosso degli eventi narrati, questo libro ancora oggi poco noto ebbe per lunghi anni una sorte ingrata. Il manoscritto, dopo la pubblicazione su una rivista, scomparve. Ritrovato trent’anni dopo, nel 1977 fu pubblicato da Einaudi. Di nuovo dimenticato nonostante il successo ottenuto, nel 2005 ha conosciuto una nuova edizione per i tipi di Cierre.
"Ora mi sento diverso. Mi sento tutto bianco nel viso, nelle mani, nel corpo, tutto bianco mentre gli altri sono di un altro colore. Tutti gli altri non sanno ancora cosa voglia dire sentirsi ed essere diversi".
La vicenda ripercorre l’esperienza vissuta dall’autore. Nato nel 1925 a Montanara di Curtatone, in provincia di Mantova, Sarzi Amadé nel dopoguerra sarebbe divenuto inviato in Asia e quindi redattore di politica estera per l’"Unità". I suoi reportage avrebbero raccontato soprattutto l’Asia Orientale: la Cina, la Cambogia, il Vietnam, l’India, la Corea. Come inviato, Sarzi Amadé avrebbe intervistato numerosi leader politici e militari, da Mao Tse-Tung a Ho Chi Minh a Giap.
Ma colui che sarebbe divenuto un importante reporter, nel 1943 è soltanto un ragazzo che, una notte, compie la sua scelta. Raggiunto il Bellunese, si unisce ai primi nuclei della brigata "Leo de Biasi", facente parte della divisione garibaldina "Belluno".
"Non ero mai stato in montagna, prima, e vedevo solo qualche cima, nelle giornate limpide, coperte da una neve candida che scintillava al sole. Le cime che si vedevano erano poi una sola, il monte Baldo, sul quale mi figuravo piccoli pastori infagottati con un gregge di pecore su per i prati in fiore, e la vita alpestre rude e gentile, un pezzetto di presepio come quello che le suore preparavano nella chiesa di Montanara".
Quella che Sarzi Amadé e i suoi compagni devono affrontare è una realtà affatto diversa. Ora il pastore infagottato è lui, e senza alcuna zampogna da suonare, ma con una coperta in quattro ogni notte e con uno zaino pieno di rifornimenti sulle spalle. Le sigarette si dividono, come qualsiasi altro bene, in questa strana nuova vita toccata in sorte a chi ha detto no a nazismo e fascismo.
Cominciano le prime azioni, le imboscate ai convogli nemici, le sparatorie, gli sganciamenti, le marce estenuanti attraverso le valli. Con la buona stagione molti altri ingrossano la formazione. Così la base sul monte Talvena diviene una piccola zona libera arroccata sopra la pianura, un’immagine ricorrente nei racconti sulla Resistenza, che si ritrova anche nei Piccoli maestri di Luigi Meneghello. Qui si vive, si fanno i turni di guardia, le corvée, si lavora. E si discute, ci si forma, ci si confronta. Per la prima volta.
"Ma in Talvena si sta bene, se non si bada al dormire. Tutta la pianura che si vede dai posti di blocco 100 e 75 è nostra, ed è nostro tutto quello che non serve alla gente e che potrebbe invece servire ai tedeschi".

Con l’autunno la narrazione accelera: arrivano i grandi rastrellamenti, gli spostamenti rapidi, i combattimenti. E poi, di nuovo, l’inverno, con tutte le difficoltà, i nascondigli precari, il pericolo delle spie, i prigionieri. Significativa è la descrizione di alcuni giovanissimi militi fascisti catturati dai partigiani e coi quali l’autore si intrattiene a parlare.
"Non hanno ancora la barba sul viso, hanno la camicia pulita, hanno la piega ai pantaloni. Si vede la mano della mamma. Mi passo la mano sul viso e sento la barba aspra, mi infilo due dita nel colletto e sento tutto l’unto che si è accumulato, mi guardo un attimo i pantaloni e vedo che sono sporchi e strappati".
E quando uno di loro, coetaneo dell’autore, invoca la patria a giustificazione della propria scelta di combattere coi fascisti, il protagonista ribatte: "La patria siamo noi, perché non ti sei accorto che a Belluno non vi vogliono neanche i tedeschi e che i fascisti qui fanno solo la spia?".
Concitata è la narrazione delle ultime settimane, coi combattimenti contro le colonne tedesche in ritirata, gli spostamenti in pianura, i tanti compagni caduti. E infine la liberazione.
"Questi giorni sono quello che sono, sono la fine, si sa che sono la fine, perché le venti millimetri sparano in modo disordinato e i prigionieri hanno l’andatura sempre più fiacca".
Con una lingua plastica, ricca di strati sovrapposti, espressiva, sovente onomatopeica, che crea nessi e cortocircuiti fra il mondo della materia inanimata e quello vivo degli uomini e della natura, a partire dal titolo dell’opera, Sarzi Amadé ci consegna un libro che non sfigura accanto alle narrazioni più note sulla Resistenza, dai già citati Piccoli maestri agli scritti di Beppe Fenoglio. Come ha scritto Wu Ming 1, in Polenta e sassi "la guerra non è solo ‘mondiale’, non è solo ‘civile’, è anche totale, coinvolge l'intero mondo percepito dai sensi e lo fa scontrare col mondo altrui".
Un libro da riscoprire, insomma. Una lettura per conoscere oltre che per ricordare. Magari in attesa di poter ripercorrere, in una giornata estiva, gli stessi sentieri battuti un giorno da chi ha lottato per la parte giusta.













