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Storia | 10 luglio 2026 | 18:00

"Non solo abbiamo impiccato, ma ci siamo anche messi in posa per una foto". Centodieci anni fa la cattura e morte di Cesare Battisti e Fabio Filzi

I due irredentisti trentini furono catturati sul monte Corno di Vallarsa il 10 luglio 1916. Portati a Trento, furono impiccati come traditori. Le foto dell'esecuzione di Battisti fecero il giro del mondo, scatenando un'ondata di indignazione internazionale. Karl Kraus ne scrisse nel suo capolavoro "Gli ultimi giorni dell'umanità"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Vallarsa, valletta occidentale del monte Corno, 9 luglio 1916. È notte fonda. In silenzio reparti italiani risalgono i ripidi costoni a ponente del massiccio del Pasubio. Sono alpini del battaglione "Vicenza" e si stanno preparando all’azione. Senza alcun appoggio dell’artiglieria, per giocare sulla sorpresa, si devono riunire per poi dare l’assalto al monte Corno, che coi suoi 1778 metri domina la Vallarsa.

 

È dalla seconda decade di giugno che in questa zona del fronte trentino proseguono le azioni italiane. Arrestata l’offensiva austriaca, i comandi hanno stabilito di riconquistare le posizioni perdute poche settimane prima: rioccupare Matassone e Anghèbeni, riprendere il monte Testo e, al centro del massiccio del Pasubio, una volta presi il Dente austriaco e il Roite, conquistare l’Alpe Pozze e rioccupare infine il Col Santo.

 

Le azioni coinvolgono reparti di fanteria e di alpini. Fra essi, il battaglione "Vicenza", rinforzato dai complementi arrivati il 14 giugno. Di questi, una compagnia "di marcia" è al comando del tenente Cesare Battisti. Irredentista, allo scoppio della guerra Battisti si è arruolato nel Regio Esercito. Con lui, suo sottoposto, il sottotenente Fabio Filzi. Sono due dei circa 750 trentini che durante il conflitto scelsero di combattere nelle file italiane, a fronte di oltre 60.000 arruolati nell’esercito imperial-regio.


Cesare Battisti e Fabio Filzi

Nato a Trento nel 1875, Battisti è un personaggio politico di rilievo. Da studente di giurisprudenza a Graz, Vienna e Firenze, in gioventù si è avvicinato al socialismo e sostiene l’annessione di Trento all’Italia. Giornalista e pubblicista, nel 1911 è eletto deputato al parlamento di Vienna. Trasferitosi in Italia nell’agosto del 1914, si dedica con tutte le sue forze alla causa dell’intervento italiano con articoli e comizi in moltissime città.

 

Istriano di nascita, classe 1884, Fabio Filzi cresce a Rovereto, dove il padre insegna nel locale liceo. Si avvicina agli ideali irredentisti nei primissimi anni del secolo e quando è chiamato al servizio di leva dell’esercito imperiale finisce sotto inchiesta perché sospettato di aver favorito la diserzione di un commilitone. È assolto, ma bollato da allora come "sospetto". Laureatosi in giurisprudenza a Graz, si dedica all’avvocatura a Rovereto. Con l’entrata in guerra dell’Italia diserta e si arruola a sua volta nell’esercito italiano.

 

Le azioni in Vallarsa proseguono. Il forte Matassone è riconquistato il 28 giugno. Il giorno successivo gli alpini del "Vicenza" e i fanti della brigata "Ancona" occupano gran parte del monte Trappola, che coi suoi 1407 metri rappresenta l’estrema propaggine occidentale del massiccio del Pasubio. Il 30 giugno l’azione è completata e il Trappola è in mano italiana. A dominare questa posizione, quasi quattrocento metri più alto, è il monte Corno.

 

Gli assalti risultano particolarmente sanguinosi a causa del tiro dell’artiglieria imperiale, dei costoni ripidi e della reazione dei kaiserschützen, che dall’alto delle loro posizioni tempestano gli attaccanti di bombe a mano, tanto da far fallire un primo tentativo di assalto al Corno. Ma l’azione deve continuare. E dunque si prepara un attacco a sorpresa, in piena notte, fra il 9 e il 10 luglio. Un’azione a tenaglia: a occidente il "Vicenza" e, a seguire, un battaglione della brigata "Ancona", a oriente, risalendo dalla val di Foxi, un battaglione della brigata "Puglie".

 

L’attacco scatta poco dopo mezzanotte. La reazione austriaca è decisa, ma lo slancio del "Vicenza" è tale che i difensori sono presto sopraffatti. Tuttavia tutto si complica: i reparti di fanteria non arrivano, le ore passano, il rischio di un contrattacco si fa sempre più reale. Il maggiore Frattola, comandante del "Vicenza", dà a questo punto l’ordine al tenente Luigi Suppi di assalire la vetta del Corno, ancora in mano austriaca.


Il monte Corno visto dalle linee austriache nel 1918 - K.u.k. Kriegspressequartier, Lichtbildstelle - Wien 

L’azione riesce e in mani italiane cadono 24 prigionieri e una mitragliatrice. Ormai però albeggia e dalle linee austriache comincia un tiro serrato di mitragliatrici e fucileria. Per gli italiani nessun rinforzo arriva. Il "Vicenza" si schiera allora in posizione difensiva per reggere al contrattacco, che puntualmente scatta. La situazione italiana diviene presto critica: gli alpini tentano una disperata difesa ma tutto è vano. Sono troppo pochi.

 

Il primo a essere catturato è Filzi, Battisti segue poco dopo. Nessuno dei due decide di togliersi la vita pur di sfuggire alla cattura. Scriverà a tal proposito il tenente medico del "Vicenza", riferendo a Battisti queste parole: "Se l’Austria ci catturerà, ci impiccherà, ma ne avrà più danno che dieci battaglie perdute". Il resto è storia. Condotti a Trento, i due irredentisti saranno impiccati nella Fossa della Cervara, sul retro del castello del Buonconsiglio.

 

Le foto dell’impiccagione di Battisti, pubblicate sui giornali, fanno presto il giro del mondo: i volti raggianti del boia e dei presenti, militari e civili, che assistono al macabro rituale come a una parata, il condannato vestito malamente, in abiti civili, il cadavere circondato di facce sorridenti scatenano un’ondata di indignazione abilmente sfruttata dalla propaganda alleata, italiana in particolare.


Le lapidi poste sul monte Corno a ricordo di Battisti e Filzi - foto dell'autore

Una di quelle foto nel 1922 sarà posta da Karl Kraus in apertura al suo capolavoro antimilitarista Gli ultimi giorni dell’umanità per mostrare il volto "che è di tutti i volti. È in agguato dietro lo sportello delle ferrovie della vita. Sorride o piagnucola a seconda del tempo che fa. Eppure questo sguardo di Gorgone aveva il potere di trasformare in sangue o in fango tutto quanto sfiorava".

 

L’amara riflessione di Kraus, benché rivolta a ciò che l’Austria era diventata, parla a noi oggi più che mai: "Perché non solo abbiamo impiccato, ma ci siamo anche messi in posa, e abbiamo fotografato non solo le esecuzioni, bensì anche gli spettatori, e addirittura i fotografi. […] Come la fierezza del delinquente che si fa anche ‘riprendere’ e sfodera un bel sorriso […]. Perché non già il fatto che ha ammazzato, né che l’ha fotografato, bensì che ha fotografato se stesso, e che si è fotografato mentre fotografa, questo rende il suo tipo il ritratto imperituro della nostra cultura".

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