Segnato dalla prigionia fascista si recò sotto stretta sorveglianza a Sella di Borgo Valsugana: le lettere di De Gasperi ci raccontano della montagna come una scuola di democrazia

Nel giorno della Festa della Repubblica, segnaliamo l'iniziativa della fondazione trentina Alcide de Gasperi che ha reso disponibile online l'epistolario del primo Presidente della Repubblica italiana. Le 55 lettere che contengono la parola "montagna" sono quasi sempre associate al territorio di Borgo Valsugana. Dalle sue parole si possono trarre spunti ancora oggi attuali

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Non ho ricordi d’infanzia": affermavo su di me, quasi con tono di sfida. Nessuno era autorizzato a interrogarmi sull’argomento. Non era previsto dal programma; ne ero dispensato: un’altra storia, la Storia, quella con la s di "scure" aveva già risposto per me: la guerra, i campi di concentramento.
Così scrive George Perec, in W o il ricordo d’infanzia, regalandoci una delle riflessioni più lucide e raffinate tra gli intrecci e i fortuiti incontri che si creano tra la storia con la S maiuscola, quella delle date, dei grandi eventi, che spesso recide, irrompe senza bussare, e quella con al s minuscola, quella della quotidianità, delle vite personali e intime.
Ci sono state persone in cui tutto questo è emerso in maniera lampante, vite che sono entrate nella Storia, che hanno segnato un’epoca, e che hanno addirittura legato quel preciso momento al loro nome: uno di questi è Alcide De Gasperi, primo Presidente del consiglio della Repubblica italiana.
Se è vero che la vita pubblica di De Gasperi è nota ai più, la vita privata è un cosmo da esplorare, non ancora del tutto raccontato.
La fondazione trentina Alcide de Gasperi ha reso disponibile online l’epistolario del primo presidente della repubblica italiana (che potete trovare qui https://epistolariodegasperi.it/#/ ). Con un solo clic si può entrare nel suo mondo privato, immaginarsi tra i fogli di carta e le stilografiche, che occupavano la sua scrivania, immergersi in corrispondenze più o meno intime, che spaziano tra i temi più disparati: politica, inviti a eventi istituzionali, richieste di finanziamenti, ma anche affetti, confessioni ad amici, riflessioni sull’Italia, o piccoli racconti di vita quotidiana.
Inserendo la parola chiave "montagna" nella barra di ricerca, che aiuta a muoversi tra quelle migliaia di parole scritte, compaiono subito le numerose lettere scambiate con personaggi più o meno famosi della storia italiana: da Don Luigi Sturzo, a Luigi Einaudi, da Giuseppe Spataro a Stefano Jacini. Delle 55 lettere ricevute o spedite che emergono dalla ricerca l’elemento forse più rilevante è che il territorio montano è quasi sempre associato a Borgo Valsugana, mai in maniera fredda, ma sempre con parole piene di affetto e di cura:
Lunedì scenderemo dalla montagna a Borgo. Nonostante l'incostanza del tempo, le bambine ne hanno profittato assai. In quanto a me, ho lavorato, fatto escursioni (anche cordate).
O ancora così scrive a Don Luigi Sturzo in un momento di difficoltà:
Tanti auguri alla signorina e a te. Mia moglie ora sta meglio; sono in montagna coi miei bambini, dimentico di tutte le basse cose di questo mondo. Sarei felice, se non ci fosse la preoccupazione del domani. Ma l'abbiamo tutti.
Nel 1927, dopo che il Partito Popolare Italiano era stato sciolto forzatamente dal regime fascista, De Gasperi si ritrova, quindi, impossibilitato a fare politica e ormai isolato. Tenta, allora, di espatriare clandestinamente, ma a Firenze, mentre cerca di dirigersi verso Trieste, viene fermato con dei documenti falsi. Comincia, dunque, un processo che lo condannerà a quattro anni di carcerazione, poi ridotti a due, e a una multa di 20000 lire.
Inizieranno da quel momento in poi quelli che egli stesso definì una volta "gli anni difficili", fatti di stenti economici, di segretezza, sorveglianza speciale. Anni di repressione sotto il regime fascista che impediva ogni libertà, che lo obbligava e lo relegava al ruolo di spettatore, lui che sentiva la spinta a intervenire per il suo paese.
È proprio in questo contesto e in questo momento così delicato che De Gasperi grazie a una licenza riesce a tornare ancora una volta a Borgo Valsugana, nella sua casa, nei luoghi dov’è cresciuto. Così, infatti, scrive a Giuseppe Spataro l’11/08/1928:
Caro Spataro, le scrivo da Sella di Borgo Valsugana, il nostro soggiorno di montagna, così ardentemente sospirato.
Vi arrivai colla licenza di dimorarvi 15 g. e tale licenza ottenni, scrivendo al direttore gen. di p.s.
Venni scortato fino a Borgo da due agenti di Roma: qui poi hanno dovuto impiantare una stazione di carabinieri ex novo di 5+2 agenti di Trento. Fanno il turno due alla volta, ad una certa distanza dalla casa. Ma sono felice, perché godo le bambine. Trascorsi i 15 g., tenterò, telegrafando, di ottenere una proroga.
Segnato dalla prigionia e uscito da poco dalle carceri di Regina Coeli, si trova sotto stretta sorveglianza a Sella di Borgo Valsugana assieme alla famiglia. Impossibilitato a muoversi aggiorna costantemente i suoi amici, tramite posta, sulla situazione in cui è costretto a vivere e chiedendo aiuto e conforto.
Borgo Valsugana non è una via di fuga, non è nemmeno un riparo privato dal frastuono e dal peso della vita politica. Per De Gasperi tornare in Valsugana ha piuttosto quel sapore che si prova quando si torna a casa dopo un lungo viaggio, quel posto del cuore, quel luogo privilegiato, dal quale osservare, con sguardo analitico, la propria vita e quello che attorno a te sta succedendo.
L'estate rivediamo i nostri monti ed allora riprendiamo forza e colore. Vedimi abbronzato e fiero al passo di Sella (Dolomiti) il 3 sett. 1933, dopo una faticosa cordata con mio fratello, sua moglie e due altri giovani amici. La montagna, la patria della natura è rimasta la nostra gioia.
Le vette, i boschi, i prati, la valle tutta, con la sua concretezza e fisicità rappresenta il tornare alla realtà, con i piedi per terra, rispetto a scelte cruciali in tempi complessi: traghettare l’Italia dalla monarchia alla repubblica, aderire al piano Marshall o ancora fondare la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio).
Sotto la lente di De Gasperi il territorio montano diviene una scuola di democrazia: uno spazio dove fare esperienza della libertà, soprattutto di movimento, ma pure di opinione e di espressione, ma non quella libertà senza vincoli, del voglio tutto, quindi posso tutto, anzi, una libertà ancorata alla realtà all’impegno e alla dedizione. Lo spirito democratico che De Gasperi ci trasmette sta proprio nell’incontro vivifico tra ideali e limiti, tra volontà e possibilità. La montagna non è solo un luogo di cui godere, ma pure una compagna di vita, una casa in cui crescere, una casa da abitare, e in cui poter tornare nel momento del bisogno.
Fotografie in copertina: fondazione trentina Alcide de Gasperi













