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Storia | 24 giugno 2026 | 20:00

"Il parroco del paese accolse gli strumenti meteorologici nel campanile della chiesa". Da un secolo e mezzo, una piccola stazione alpina osserva i nostri cieli

Dalla Piccola Età Glaciale agli eventi estremi di oggi. Compie 150 anni, la stazione meteorologica di Balme, nelle Valli di Lanzo. Il tributo della Società Meteorologica Italiana racconta la storia di un osservatorio divenuto testimonianza dei cambiamenti climatici: "Una memoria viva della montagna"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La Società Meteorologica Italiana - Nimbus rende i suoi omaggi ai centocinquant’anni di un monumento alla storia della meteorologia: la stazione di Balme, nelle Valli di Lanzo. Con esso il tributo va anche a Gianni Castagneri (in foto), ex-sindaco di Balme e membro della Società, che ancora oggi continua a effettuare osservazioni dall’antica stazione.

 

Per interesse personale Castagneri ha deciso di continuare con costante dedizione anche quando, nei primi Anni Duemila, le reti di misura manuali e meccaniche del Servizio Idrografico vennero dismesse, sostituite dalle nascenti reti di monitoraggio automatiche in capo alle regioni. Oggi, infatti, Arpa Piemonte a Balme possiede anche un'altra stazione per la telemisura di temperatura e precipitazioni.

 

Ciò nonostante, il valore di questa stazione è riuscito a travalicare i secoli: dalla Piccola Età Glaciale agli eventi meteorologici estremi condizionati dai cambiamenti climatici dei nostri giorni. La stazione meteorologica di Balme è stata testimone dei nostri cieli quasi ininterrottamente per un secolo e mezzo.

 

Di seguito la sua storia, ricostruita da Nimbus - Società Meteorologica Italiana.

 

 

La stazione meteorologica di Balme (Valli di Lanzo, Torino), compie 150 anni 

 

Da centocinquant’anni, a Balme (Valli di Lanzo, Torino), c’è qualcuno che ogni giorno guarda il cielo, misura la pioggia, osserva la neve e annota pazientemente ciò che la montagna racconta.

 

Era il 24 giugno 1976 quando, per iniziativa della Sezione di Torino del Club Alpino Italiano e grazie alla visione di Padre Francesco Denza (a sua volta fondatore della "Corrispondenza Meteorologica Alpino-Appennina", prima rete nazionale di stazioni meteorologiche, e della Società Meteorologica Italiana), nacque l’Osservatorio Meteorologico di Balme. Una piccola stazione alpina, a 1450 m di quota, destinata a diventare, nel tempo, una delle più longeve e preziose testimonianze climatiche delle Alpi occidentali italiane.

 

A rendere possibile quell’impresa fu l’intera comunità balmese. Un ruolo fondamentale lo ebbe don Francesco Didier de la Motte, parroco del paese, uomo di fede, viaggiatore, studioso e appassionato osservatore della natura. Fu lui ad accogliere gli strumenti meteorologici nel campanile della chiesa e a trasformare le rilevazioni quotidiane in una straordinaria opera di documentazione scientifica.

 

"Da allora – racconta Gianni Castagneri, che oltre trent’anni fa ha raccolto il testimone delle osservazioni meteorologiche – tra nevicate eccezionali, valanghe, estati piovose e inverni rigidissimi, l’osservatorio ha accompagnato la storia del paese. I suoi registri hanno raccontato gli ultimi anni della Piccola Era Glaciale, documentato eventi estremi che hanno segnato profondamente la vita della comunità e seguito passo dopo passo le trasformazioni di una valle che, da remoto territorio alpino, è diventata meta di alpinisti, studiosi e villeggianti.

 

Le osservazioni meteorologiche contribuirono infatti a far conoscere Balme ben oltre i confini delle Valli di Lanzo. I dati raccolti venivano pubblicati nei bollettini scientifici dell’epoca e ripresi da giornali e riviste, portando all’attenzione nazionale questo piccolo paese di montagna e le sue straordinarie caratteristiche ambientali.

 

Dopo la scomparsa di don Didier, nel 1892, l’attività dell’osservatorio subì una lunga interruzione. Riprese nel 1913 e proseguì poi nel corso di tutto il Novecento nel quadro della rete di misura del Servizio Idrografico italiano. Oggi quella tradizione continua grazie all’impegno di Gianni Castagneri, che ancora raccoglie volontariamente i dati delle precipitazioni, dello spessore nevoso e della neve fresca in collaborazione con quella stessa Società Meteorologica Italiana nata nel 1865, contribuendo alla conservazione di una serie storica di valore eccezionale. "Questa importante ricorrenza – spiega – ci offre l’occasione per raccogliere informazioni, documenti e immagini. Un archivio che potrebbe rappresentare il punto di partenza per importanti progetti divulgativi".

 

Per i climatologi, questi archivi costituiscono una risorsa preziosa per comprendere l’evoluzione del clima alpino. Consentono infatti di osservare come stiano cambiando le precipitazioni e l’innevamento in una fascia montana sempre più sensibile agli effetti del riscaldamento globale.

 

Ma i numeri, da soli, non bastano a spiegare il significato di questo anniversario. L’Osservatorio Meteorologico di Balme è anche una storia di passione, continuità e profondo legame con il territorio. È il racconto di generazioni che, giorno dopo giorno, hanno custodito un patrimonio di conoscenze costruito con pazienza e dedizione.

 

A centocinquant’anni dalla sua fondazione, l’osservatorio continua a essere molto più di uno strumento scientifico. È una memoria vive della montagna, un ponte tra passato e futuro, il simbolo di una comunità che, attraverso l’osservazione della natura, continua a interrogare il cielo per comprendere meglio il mondo che la circonda.

 

 

Nell'immagine, il socio SMI Gianni Castagneri durante uno dei quotidiani controlli mattutini del pluviometro manuale di Balme.

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