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Storia | 28 luglio 2026 | 06:00

L'imperatore che scalò l'Etna nel II secolo d.C.: desiderava vedere il sorgere del sole dalla sommità del vulcano

E se l'alpinismo non fosse iniziato sulle Alpi, ma in un'area ben diversa? E se la pratica alpinistica non fosse nata l’8 agosto del 1786, data convenzionalmente fissata e coincidente con la prima ascesa al Monte Bianco, ma molti secoli prima? A partire dall'introduzione della "Guida dei monti d'Italia" dedicata alla regione Sicilia, curata dal Club Alpino Italiano, proviamo a darne risposta

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

E se l’alpinismo non fosse iniziato sulle Alpi ma in un’area molto più marginale e inaspettata? E se la pratica alpinistica non fosse nata l’8 agosto del 1786, data convenzionalmente fissata e coincidente con la prima ascesa al Monte Bianco, ma molti secoli prima?

 

Queste ipotesi bonariamente provocatorie sorgono a partire dall’introduzione della Guida dei monti d’Italia dedicata alla regione Sicilia, curata dal Club Alpino Italiano. Gli autori Giuseppe Maurici e Roby Manfrè Scudieri, infatti, così affermano: "Si potrebbe dire che, almeno da un punto di vista storico, la Sicilia sia la vera culla dell’alpinismo. L’ascensione dell’Etna da parte dell’imperatore Adriano avvenuta nel II secolo d.C. costituisce una data certa nella storia alpinistica. Purtroppo dopo quella vi è stato il nulla per quasi due millenni".

 

Attraverso l’introduzione i due membri del Cai ridonano centralità a una montagna laterale e al contempo ci restituiscono un fatto storico degno di nota: l’ascesa dell’imperatore Adriano alla sommità dell’Etna avvenuta nel II secolo d.C. e datata poi più precisamente da alcuni storici attorno al 126 d.C.

 

Sebbene il fatto sia storicamente provato, questi avvenimenti del passato per loro natura spesso vengono avvolti nel mito e si colorano di aspetti leggendari, per cui ricostruire la totalità dei fatti con esattezza storica è quasi impossibile e forse inutile, ma le fonti in nostro possesso risultano comunque non prive di interesse.

 

Molte persone, in epoca classica, erano solite recarsi alle pendici dell’Etna soprattutto per motivi di culto: data la sua intensa attività, si riteneva, infatti, che il vulcano siciliano fosse la dimora del dio Efesto. Già Strabone, storico e geografo nato nel 64 a.C., testimonia l’esistenza di un sentiero per salire alla vetta, l’unico esistente all’epoca, e che con ogni probabilità è stato percorso anche dall’imperatore Adriano. Così scrive Strabone: "Vicino Centuripe c’è la città di Etna, menzionata poco sopra; essa dà accoglienza a quelli che salgono sul monte e fornisce ad essi la guida: è là, infatti, che inizia la zona della vetta".  Secondo gli studiosi odierni l’antica città di Aitna-Inessa (che qui Strabone chiama Etna) corrisponderebbe all’odierna Motta Sant’Anastasia, nella quale doveva esserci presumibilmente un tempio dedicato a Efesto dove si svolgevano dei riti propiziatori affinché le divinità invocate favorissero la scalata.

 

Nel tempo la ricostruzione storica dell’ascesa all’Etna da parte dell’imperatore si è arricchita di alcuni particolari e si è attesta nella seguente versione: sembrerebbe che Adriano abbia fatto tappa in Sicilia di ritorno da un viaggio in Egitto, desideroso di vedere il sorgere del sole dalla sommità dell’Etna. A quel tempo, infatti, si diceva si potesse godere di uno spettacolo metereologico unico, la formazione di alcune particolari iridescenze. Allora, dopo aver soggiornato qualche giorno a Etna ed aver compiuto i riti propiziatori, si racconta fosse salito di notte e avesse atteso l’alba su di un riparo per lui costruito appositamente.

 

Una fantasiosa ricostruzione, invece, ce la fornisce Ottavio D’Arcangelo, storico e poeta che nacque e visse a Catania tra la seconda metà del XVI e i primi decenni del sec. XVII. L’autore racconta l’evento storico all’interno della sua opera più importante, l'Istoria delle cose insigni e famosi successi di Catania, opera con la quale desiderava millantare le grandi imprese avvenute nella sua città natale per darle lustro. Infarcisce, quindi, l’avvenimento di aneddoti assurdi, il più eclatante è forse questo: "Al fine desideroso di vedere le meraviglie del monte Etna, volle salir sulla cima di quello […] - Adriano - si fece calare – con delle corde - (come alcuni affermano) dentro gli horrori di quella gran profondità"

 

Un’ulteriore versione più romanzesca la si può leggere nel romanzo Memorie di Adriano nella quale l’autrice Marguerite Yourcenar prova a immedesimarsi nella persona dell’imperatore e a dare spazio a quelli che sono stati i sentimenti e la curiosità che l’hanno spinto a salire. La narrazione, infatti, è in prima persona: "Avevo sentito parlare delle iridescenze stupende dell’aurora sul Mare Jonio, quando la si contempla dalla vetta dell’Etna. Stabilii di intraprendere l’ascensione di quella montagna; passammo dalla regione delle vigne a quella della lava, poi della neve. Il fanciullo dalle gambe di danzatore correva su quelle ripide chine; i sapienti che mi accompagnavano salirono a dorso di muli. Sulla cima, era stato costruito un rifugio ove poter attendere l’alba. Questa alla fine spuntò: un’immensa sciarpa d’Iride si distese da un orizzonte all’altro; strani fuochi brillarono sui ghiacci della vetta; la vastità terrestre e marina si dischiuse al nostro sguardo sino all’Africa, visibile, e alla Grecia che s’indovinava. Fu uno dei momenti supremi della mia vita. Non mi mancò nulla, né la frangia dorata d’una nube, né le aquile, né il coppiere dell’immortalità".

 

Ciò che accomuna queste versioni, più o meno verosimili, dell’ascesa all’Etna e l’alpinismo è quella spinta istintiva e viscerale che porta l’essere umano a salire verso l’alto. Gli alpinisti, sperando di non generalizzare troppo, come l’imperatore Adriano spesso sono mossi da una forte curiosità e desiderano ardentemente osservare il mondo da una posizione privilegiata, sia per godere di uno spettacolo naturale unico, sia per ricevere una nuova prospettiva sulle cose e di conseguenza anche sulla vita. Questo fatto storico ci sottolinea che forse l’alpinismo è nato sì a fine Settecento, ma che quella attrazione nei confronti della verticalità che ha portato l’uomo a compiere grandi imprese, non nasce in epoca moderna, ma viene da molto più distante, e che forse è parte intrinseca e indissolubile della nostra esistenza.

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