Caldo e cieli sereni: ancora aperti oltre il 70% dei rifugi in Trentino. Il punto sul 2026: “Una buona stagione. Crescono consapevolezza e rispetto per la montagna”
La stagione estiva 2026 per i rifugi si è chiusa formalmente il 20 settembre ma, viste le condizioni meteo e le alte temperature che ancora si registrano in Provincia, sono molte le strutture ancora aperte sul territorio. “Dopo il boom del post-Covid – dice a il Dolomiti la presidente dell'Associazione rifugisti del Trentino, Roberta Silva, nel fare il punto sull'estate in quota – quest'anno le presenze nelle strutture sembrano essersi stabilizzate”

TRENTO. Niente piogge, cieli sereni e temperature che, anche in quota, si mantengono alte per il periodo. E così, di fronte a un lungo colpo di coda estivo – nonostante l'autunno sia ormai dietro l'angolo – all'indomani della chiusura ufficiale della stagione, il 20 settembre, sono ancora moltissimi i rifugi aperti in Trentino, oltre il 70% del totale, dove l'estate 2026 si è confermata buona sul fronte delle presenze.
A sottolinearlo a il Dolomiti è stata la presidente dell'Associazione rifugi del Trentino, nonché gestrice del rifugio Roda de Vaèl, Roberta Silva, nel fare il punto sull'andamento della stagione in quota.
“In generale direi che è stato un buon 2026 in termini di presenze – sottolinea innanzitutto la presidente dell'Associazione rifugi del Trentino –. Se guardiamo al trend degli scorsi anni, cresciuto velocemente in particolare nel post-Covid, i numeri sembrerebbero essersi stabilizzati. In termini di passaggi nelle varie strutture alcuni gestori ci hanno segnalato dei leggeri cali, compensati però da una spesa maggiore per chi si fermava nelle strutture”.
Un'evoluzione apprezzata dai rifugisti, dice Silva, che in questa stagione estiva hanno tra l'altro potuto contare su condizioni meteorologiche stabili: “La distribuzione di ospiti e clienti è risultata quindi più omogenea – continua – e non limitata a finestre temporali ristrette dal maltempo. Naturalmente questo ha reso più facile il lavoro di noi gestori e più vivibile per tutti l'esperienza in quota”.
A fare da contraltare – come sempre più spesso accade negli ultimi anni – sono state però diverse criticità sul fronte della disponibilità idrica, che in alcuni casi hanno portato anche all'attivazione di misure straordinarie, dalle limitazioni alle prenotazioni al trasporto dell'acqua in quota. “La Provincia – continua Silva – ha fortunatamente stanziato dei fondi per aiutare i rifugi più in difficoltà, ma quello dell'acqua è sicuramente uno dei temi più critici per il nostro settore. Tra la mancanza di risorse nivali invernali e le poche piogge cadute negli scorsi mesi, diverse strutture sono arrivate al limite e diversi rifugisti erano preoccupati. Qualcuno si è fatto portare l'acqua, qualcun altro è riuscito a gestire la situazione grazie alle piogge arrivate in agosto”.
Un altro trend che si è consolidato nel corso della stagione estiva 2026 è stata poi la crescita di ospiti da oltreoceano, Stati Uniti e Canada in primis: “Ma abbiamo visto anche parecchi australiani – dice ancora Silva – e nonostante, in generale, rimangano una porzione minoritaria, magari un 5-6%, l'aumento registrato negli ultimi anni è importante. Contestualmente vediamo invece calare progressivamente la quota di ospiti tedeschi. Il turista occasionale, quello che arriva in giornata e magari si ferma a pranzo, è invece principalmente italiano”.
Sul fronte dei comportamenti in quota, poi, arrivano segnali incoraggianti: “Pian piano, a piccoli passi – precisa Silva – direi che i frequentatori della montagna stanno cominciando a capire. Anche chi si approccia per le prime volte al mondo delle terre alte, specialmente quelli arrivati negli scorsi anni, nel boom di frequentazione registrato nel post-Covid, iniziano a essere più consapevoli. Se si guarda ai grandi numeri, c'è ancora naturalmente chi non ha capito quali siano i comportamenti da tenere, a partire dai limiti imposti dalla scarsità d'acqua, ma un miglioramento c'è”.
Un risultato che la presidente lega anche al lavoro di comunicazione portato avanti da tutti gli attori interessati: “L'obiettivo è parlare tutti la stessa lingua su come muoversi e su come affrontare la montagna”. E intanto, come anticipato, complice il meteo la stagione si allunga: “Oltre il 70% dei rifugi è ancora aperto – conclude Silva –. Negli ultimi anni si cerca di allungare la stagione, anticipando le aperture e prolungando le chiusure. Quest'anno il meteo ci ha aiutato, anche se non è facile per tutti: per le strutture alle quote più alte basta una nevicata a rendere la situazione difficile”.














