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Storia | 30 giugno 2026 | 06:00

Fu la prima geologa in Italia a compiere un rilievo cartografico: attraversò le montagne con taccuino e lente d'ingrandimento. Ottant'anni dalla morte di Silvia Zenari

Si laureò con una tesi sperimentale negli anni della Grande Guerra, con rilevamenti sul campo vicino ai fronti alpini e dell'Isonzo. In un'epoca in cui, per le donne, la scienza era ancora un territorio impervio, fu botanica e geologa, e ottenne la docenza all'Università di Padova e a quella di Camerino. Oggi, rimane il suo archivio vegetale delle Alpi di nord-est ed il foglio Maniago delle Tre Venezie

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Ottant’anni fa moriva in un incidente d’auto Silvia Zenari, insegnante, relatrice, studiosa di botanica e geologia. Friulana di nascita e padovana di adozione, ha lasciato in entrambi i luoghi una traccia imponente, contribuendo ad aprire le porte per nuove forme di studio sul campo. Qualcuno la definirebbe, non a torto, una pioniera: scienziata di altissimo livello, in un'epoca in cui per le donne la scienza era ancora un territorio impervio.

 

In occasione del 130esimo anniversario della sua nascita, così la ricordava il Museo di Storia Naturale di Pordenone, che oggi porta il suo nome. "Tra il 1895 e il 1956 ha scalato montagne con il taccuino in una mano e la lente d'ingrandimento nell'altra, costruendo uno straordinario archivio vegetale delle Alpi del Nord-Est Italia. I suoi campioni, oggi custoditi nel Museo Botanico di Padova, hanno arricchito l'Erbario Triveneto rendendolo una risorsa scientifica di primo piano".

 

Silvia Zenari nacque a Udine il 31 marzo 1895, seconda dei sette figli dell’ingegnere Aristide Zenari e di Elisa Pitter. Trascorse l’infanzia a Montereale Valcellina, dove la famiglia si era trasferita per il lavoro del padre, capo sezione del Regio Genio civile di Udine, impegnato nella costruzione della strada carrozzabile della Valcellina e di un impianto idroelettrico sul torrente Cellina.

 

C’è da credere che fu tra queste colline che germogliò la vocazione naturalistica di Silvia: già in tenera età iniziò ad appassionarsi alla raccolta di vegetali, di insetti e di minerali.

 

Nel 1906 la famiglia si trasferisce a Vittorio (che diverrà Vittorio Veneto nel 1923), dove Silvia compie gli studi ginnasiali. Alle scuole superiori frequenta il Liceo governativo Tito Livio, a Padova, e, alla fine dell’anno scolastico 1913-14, ottiene la licenza liceale. Nell’autunno del ’14, quando in Europa si è affacciata da poco l’ombra della Guerra, Silvia si iscrive alla Facoltà di Scienze, sezione Scienze naturali, che riesce a frequentare regolarmente nonostante il conflitto.

 

Per accedere all’esame di laurea sostiene la ‘prova pratica di Geologia’ con il professor Giorgio Dal Piaz, riportando punti 30 su 30. Si laureerà il 15 giugno 1918, proclamata a pieni voti dottoressa in Scienze Naturali, per una tesi sperimentale in geologia con relatore lo stesso Dal Piaz. Parliamo di anni in cui l’Ateneo patavino era una delle sedi più attive della geologia italiana: dalla scuola di Giorgio Dal Piaz sarebbero usciti molti allievi che avrebbero guidato la ricerca e la didattica geologica del Novecento italiano.

 

Nel capitolo introduttivo alla sua tesi, emerge la sua passione e l’attività sul campo, che mai si allontanarono dalla sua carriera accademica. Non si dimentichi che erano gli anni della Grande Guerra, quando fare rilevamenti geologici in luoghi prossimi ai fronti alpini e dell’Isonzo era tutt’altro che semplice. Osservazioni, appunti, disegni e fotografie, raccolta di campioni di rocce, fossili e minerali, misure con bussola, clinometro e altimetro per tracciare gli strati, le scistosità, fratture, faglie e pieghe dei terreni, da rappresentare su una base topografica.

 

 "Avendo scelto di fare la tesi di Laurea in Geologia, accettai con piacere la proposta, fattami dal mio Egregio Sig. Prof. G. Dal Piaz, di recarmi nel Friuli occidentale per studiare la regione montuosa che si estende fra Maniago e Polcenigo a Nord ovest di Pordenone, sia perché quei luoghi mi sono particolarmente famigliari e cari, sia perché mi riusciva assai più facile andare là, che altrove. Per questo durante le vacanze autunnali dello scorso anno mi recai sul posto col proposito di rilevare la struttura geologica della conca di Barcis-Andreis, la quale costituisce la parte inferiore del bacino montano del T. Cellina, occupandomi specialmente dei terreni secondari e terziari, e di estendere quindi le mie ricerche in quella serie di colline, ritenute tutte terziarie, le quali verso la pianura orlano la catena montuosa da Maniago a Polcenigo".

 

Ad attestare la perizia di questo suo primo lavoro, rimane la carta geologica alla scala 1:25.000 della regione friulana, delimitata dai paesi del titolo stesso della tesi, ripiegata più volte nel formato del volume. La mappa è disegnata su carta da lucido, con i contorni delle varie formazioni e la topografia in nero, sul recto, mentre sul verso, a vivaci colori ad acquerello, sono distinte le seguenti formazioni litostratigrafiche, descritte in dettaglio nel testo: "Alluvioni antiche e recenti. Materiali detritici e di frana. Miocene. Eocene. Scaglia. Calcare ippuritico. Trias e Giuralias".

 

I rilevamenti ebbero termine nell’autunno del 1917 (lo si deduce dalla tesi), ovvero nelle settimane che precedettero la rotta di Caporetto e il dilagare delle armate austro-ungariche nella pianura friulana e veneta, anche attraverso la Valcellina, sino al Piave, ove furono arrestate e poi sconfitte.

 

Dimostrate le sue qualità con la tesi di laurea, Silvia Zenari fu inserita nel qualificato gruppo di geologi selezionati per il rilievo ex novo al 1:25.000 dei 41 fogli della Carta Geologica delle Tre Venezie alla scala 1:100.000, edita e finanziata dall’Ufficio Idrografico del R. Magistrato alle Acque di Venezia. Il progetto era coordinato e diretto da Giorgio Dal Piaz, tramite la Sezione geologica del citato ufficio, con sede presso l’Istituto Geologico dell’Università di Padova.

 

Per questo lavoro, Silvia elaborò personalmente, tra il 1920 e il 1926, il foglio Maniago della Carta geologica delle Tre Venezie, uno strumento fondamentale per conoscere la geologia del territorio. Il lavoro fu pubblicato nel 1927 e corredato, nel 1929, dalle Note illustrative.

 

Nel 1932 Silvia Zenari conseguì l’abilitazione alla libera docenza in geografia vegetale e botanica sistematica. All’Università di Padova, aveva ottenuto l’incarico esterno di queste discipline dal 1932 al 1948, e poi ancora nel 1953, frequentando l’Istituto di Geografia Fisica accanto ai docenti incaricati Bruno Castiglioni e Francesco Vercelli. Nel 1952, aveva conseguito anche l’idoneità al concorso per la cattedra di Botanica nell’Università di Camerino, senza mai presiedere la cattedra.

 

Il 30 giugno 1956, un incidente stradale tra Conegliano e Sacile strappò la vita di Silvia Zenari a soli sessantuno anni, negando alla comunità scientifica geografica una delle sue voci più significative.

 

A lei sono intitolati il Museo Civico di Storia Naturale di Pordenone e la Società Naturalisti della stessa città. Nel corso della sua carriera ricevette importanti riconoscimenti, tra cui il premio dell'Accademia dei Lincei, nel 1948, assegnatole per l'originalità e il valore dei suoi studi sulla vegetazione delle Alpi venete e cadorine, nei quali vennero anche identificate nuove varietà floristiche per il territorio italiano.

 

I traguardi che Silvia Zenari raggiunse sono probabilmente sottostimati e il suo nome ancora manca del riconoscimento che merita. L’unico obiettivo che mancò di raggiungere fu la cattedra universitaria di pieno ruolo, forse preclusole anche della scarsa inclinazione degli ambienti accademici ad accogliere le donne. Ad ogni modo, la sua figura fu capitale per la storia: fu la prima geologa donna a compiere un rilievo geologico e cartografico in autonomia.

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