"Una donna attraversata da una volontà di costruzione delle cose che era l’esatto opposto di una certa mentalità": l'addio a Ines Cavalcanti, protagonista della rinascita delle valli occitane del Piemonte

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio si è spenta Ines Cavalcanti. Era nata a Elva, in alta valle Maira, nel 1951. "Era riuscita a immaginare un’idea del tutto nuova dell’occitanismo italiano, un agire localmente che però è sempre inscindibile da una visione e relazioni di respiro europeo e internazionale, nonché un’attenzione per la dimensione storica che si intreccia costantemente con l’innovazione contemporanea"

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Nella notte tra il 16 e il 17 luglio si è spenta Ines Cavalcanti, figura centrale dell’occitanismo italiano e protagonista della rinascita delle valli occitane del Piemonte. Era nata a Elva, in alta valle Maira, nel 1951.
Appena appresa la notizia, ho telefonato a Giacomo Lombardo, storico sindaco di Ostana in valle Po e amico fraterno di entrambi. L’aveva sentita pochissimi giorni prima, e Ines aveva ancora parlato a lungo di progetti, di cose da fare, di programmi da realizzare.
Ines Cavalcanti era così. Tutte le testimonianze di questi giorni sottolineano sempre questo: la forza di una montagna in continuo movimento, sempre ottimista, instancabile sorridente. La testa in incessante moto ad elaborare nuove progettualità, di cui dialogava con tutti con grande generosità. Una donna attraversata da una positività e da una volontà di costruzione delle cose che era l’esatto opposto di una certa mentalità delle valli, impregnata di fatalismo e piccolo cabotaggio. Perché quello che colpiva di Ines non era soltanto la sua forza e fede incrollabile. Era la sua capacità di fare continui salti di scala, di costruire reti tra il qui e il fuori impensabili e imprevedibili, di unire i puntini in modo diverso da altri. Mettendo sempre al centro il tema della qualità di ciò che si produce. Su questo si poteva misurare una distanza, se non un vero e proprio abisso, rispetto a più tradizionali forme di rivendicazione e di autonomismo delle comunità e culture minoritarie, spesso ripiegate sul culto dell’identità e dei confini.
Forse quella visione delle cose dall’orizzonte vasto e intrinsecamente libertaria era nata partecipando alle grandi manifestazioni e eventi dell’Occitània granda, attraverso la Provenza e fino alla Guascogna per poi spingere ancora lo sguardo e l’attenzione fino alla regione catalana. A Ines brillavano gli occhi ricordando quegli incontri, e infatti per lei il lavoro sulle Valadas occitanas italiane non è mai stato un tema di piccole patrie. In questo la migliore cultura occitana contemporanea conosce una forte analogia con quella storica della minoranza religiosa valdese, che del resto trova spazio anch’essa nel territorio delle valli occitane: un agire localmente che però è sempre inscindibile da una visione e relazioni di respiro europeo e internazionale, nonché un’attenzione per la dimensione storica che si intreccia costantemente con l’innovazione contemporanea.
Un altro dato centrale è come la biografia di Ines si intrecci completamente con la parabola della rinascita, non solo culturale, ma anche progettuale, sociale, economica, delle valli occitane del Piemonte, specie quelle cuneesi. Ines Cavalcanti appartiene a quella stretta cerchia di giovani che grazie all’esilio di François Fontan a Frassino in valle Varaita era riuscita a immaginare un’idea del tutto nuova dell’occitanismo, e che passa attraverso la stagione del Movimento Autonomista Occitano (MAO). Tra l’altro collabora con il marito Dario Anghilante alla raccolta delle testimonianze che andranno a formare il grande affresco de Il mondo dei vinti di Nuto Revelli pubblicato nel 1977.
Con la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 si apre per Ines e altri una fase del tutto nuova. È il periodo in cui la cultura occitana inizia a uscire dai confini delle valli, grazie al lavoro musicale di Lou Dalfin e di decine di altri gruppi, alle opere filmiche di Fredo Valla, alla rigenerazione architettonica di luoghi come Ostana. Ines in questi anni è presente in ogni incontro e manifestazione, spesso con la sua ricca bancarella di libri e altri materiali sulla cultura e la lingua occitana.
Il 23 febbraio 1991 Ines Cavalcanti fonda insieme a Giacomo Lombardo e altri la Chambra d’Òc. All’inizio la Chambra agisce principalmente come associazione di produttori di prodotti tipici locali, ma nel giro di pochi anni, e in corrispondenza dell’emanazione dell’importante legge n. 482 del 1999 sulle minoranze linguistiche storiche, l’asse si sposta sul lavoro culturale e sulla salvaguardia e la valorizzazione della lingua occitana. Impossibile qui dar conto dell’immane agire di Ines in questi anni, di decine e decine di progetti editoriali sulla lingua, culturali, artistici. Ma per capire l’entità del lavoro è sufficiente sfogliare il sito della Chambra d’Òc (https://www.chambradoc.it), dove si possono ad esempio consultare i 262 numeri del magazine Nòvas d’Occitània curati da Ines.
Ma un salto ancora ulteriore arriverà con il "Premio Ostana: scritture in lingua madre - escrituras en lenga maire", giunto quest’anno alla 18° edizione, di cui Ines era la direttrice artistica. Una manifestazione di rilievo internazionale e di altissimo profilo, con decine e decine di autori in lingua madre provenienti da ogni angolo del mondo, per un festival della biodiversità linguistica che riesce a trasformare nuovamente il tema dell’essere minoranza in una questione di innovazione e di contemporaneità, di altri modi possibili di pensare e abitare il mondo: più ricchi, più articolati, più liberi, e maggiormente rispettosi delle differenze e dello stesso pianeta. Un messaggio potente che arriva proprio dal luogo che ha intrapreso percorsi di rigenerazione e neopopolamento oramai conosciuti da tutta la montagna italiana.
Chiudo ricordando il cammeo di Ines Cavalcanti nel film culto Il vento fa il suo giro: una postina malefica e bastarda, che sparla di tutto seminando zizzania tra le persone. Ines Cavalcanti conosceva bene le sue valli, e infatti interpreta magistralmente quel ruolo. Uno dei termini occitani che Ines amava di più era la parola convivéncia. Che non è solo la condivisione e l’ospitalità, ma proprio l’accoglienza di chi è diverso, termine che affonda le sue radici nella lunga tradizione di tolleranza nei confronti delle molte religioni che convissero pacificamente nello spazio dell’Occitania fino alla crociata.
Bisognerà studiare il lavoro di Ines quanto prima. Grazie davvero, ci mancherai tantissimo.
Immagine di apertura: Elva (fotografia di Maurizio Moro, da Wikimedia Commons) e Ines Cavalcanti (pubblicata da Chambra d'Òc)












