Camminavano 40 chilometri al giorno, tirando un carretto pesante, per andare a vendere gli oggetti di legno fatti dagli uomini: il lavoro dimenticato delle "sedonere"

Le sedonere, le commesse viaggiatrici del Vajont sono protagoniste del documentario indipendente "Fora Pal Mont" (I passi rimasti) costruito attorno alle testimonianze di sei donne quasi centenarie. Raccontano una storia sconosciuta, fatta di forza ed emancipazione. E di come l'esigenza di sopravvivere sia diventata una possibilità per cambiare la società, anticipando l'indipendenza economica delle genti di montagna

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Tra le montagne della zona del Vajont, tra Veneto e Friuli, in paesi al tempo segnati dall'isolamento e da un'economia fragile, per decenni centinaia di donne lasciavano le proprie case per settimane o mesi e scendevano verso la lontana pianura e le città del Nord Italia per vendere merci e manufatti. Erano le sedonere, ambulanti per necessità, impegnate in un lavoro allora considerato da maschi.
Quelle partenze raccontano una montagna da cui si partiva per poter continuare a vivere, pur mantenendo un legame tenace con i paesi d'origine. Partivano per sostenere la famiglia, per permettere ai famigliari di avere una vita con qualche possibilità in più, a casa.
Quel lavoro, però, creava anche altro: la conoscenza di altri mondi e un' autonomia dentro una società montanara che, sino ad allora, ne aveva concesso loro pochissima.
Queste donne, e questa trasformazione, non sono quasi entrate nella memoria ufficiale. Le donne erano presenti nei processi economici e sociali, ma spesso erano assenti dalla narrazione. È quella che la sociologa Casimira Grandi, docente dell'Università di Trento, ha definito "una presenza assente".
Oggi, mentre si torna a discutere di lavoro femminile, indipendenza economica, aree interne e riconoscimento del lavoro di cura e informale, le testimonianze delle ultime sedonere permettono di guardare questi temi da una prospettiva concreta e sorprendentemente contemporanea.
Da questa vicenda è nato il documentario indipendente "Fora Pal Mont" (I passi rimasti), che racconta le vicende, dalle montagne al mondo, delle donne che hanno aperto la strada, con coraggio. Il documentario è costruito attorno alle testimonianze di sei donne quasi centenarie che quel lavoro lo avevano vissuto direttamente. Il film ha attraversato nel 2026 diverse rassegne e festival italiani, tra cui Le Giornate della Luce, Nuovi Mondi Film Festival, Mediterraneo Video Festival, Edera Film Festival, Mario Puzo Film Festival ed ETNOfilmFest, ricevendo la Menzione d'Onore della Giuria al Premio Vittorio De Seta. Da metà ottobre il documentario inizierà nuovo percorso di proiezioni e incontri rivolti al pubblico, con le prime iniziative in via di definizione. Tutte le news si trovano sul sito web www.forapalmont.it
Ma come è nato questo lavoro? Ce lo racconta Lorena Trevisan, regista e anima del progetto insieme a Michele Pastrello. Lorena, dopo una lunga serie di esperienze attoriali, si è avvicinata al documentario con un approccio diretto e attento alla dimensione storica e sociale delle vicende narrate.
"Tutto è nato da una chiacchierata con la poetessa Bianca Borsatti, di Claut, che è diventata nostra amica dopo aver collaborato con noi in Inmuscla, un thriller onirico che girammo nel 2023, e che è la voce narrante di questo documentario", esordisce Lorena. "È stata lei a raccontarci di queste donne che partivano a piedi dalla valle per andare a vendere, in paesi e città lontani anche centinaia di chilometri, gli oggetti di legno che gli uomini preparavano durante l'inverno. Michele ed io, ascoltandola, dapprima avevamo pensato a un progetto di fiction, che abbiamo ancora nel cassetto, ma dopo poco ci siamo detti che queste storie, di cui nessun libro di storia parla, se non la tesi di qualche ex laureanda, andavano raccontate dalle protagoniste stesse, anche per lasciare una vera traccia di ciò che hanno fatto. Una traccia diretta attraverso le loro voci, senza modificare nulla di quello che volevano raccontare del loro vissuto davanti alla telecamera".
Qual è la storia o il dettaglio che più vi ha commosso?
"La cosa che più mi ha colpita è stata proprio la normalità con cui le nostre sei testimoni, che hanno esercitato tra gli anni '30 e '50, raccontano cose che oggi ci sembrano incredibili. Camminavano anche quaranta chilometri al giorno, tirando con fatica un carretto pesante, stavano mesi lontane da casa, dormivano nei fienili chiedendo ospitalità e qualcosa da mangiare, affrontavano pericoli, paura e intemperie. Eppure lo raccontano senza pietismo, con una naturalezza che, come ci hanno riferito alcuni spettatori dopo le proiezioni ai festival, colpisce particolarmente durante la visione del film. Con i loro viaggi hanno contribuito notevolmente all'economia familiare e ai cambiamenti culturali dell'alta valle. Hanno compiuto i primissimi inconsapevoli passi verso l'emancipazione femminile, in un'epoca in cui lo stesso Codice Civile definiva il marito 'capo della famiglia' ".
Qual è il messaggio che Fora Pal Mont porta nelle sale, tra le persone?
"Il messaggio è forse proprio questo: i grandi cambiamenti della storia non passano soltanto attraverso grandi conquiste, ma anche attraverso piccoli passi, gesti di coraggio e intraprendenza che, anche se nati dalla necessità, hanno contribuito al lungo percorso dell'emancipazione femminile. Le donne c'erano, lavoravano quanto gli uomini e spesso sostenevano con il proprio lavoro l'intera economia familiare. Eppure sociologia e storia sociale hanno mostrato come il lavoro delle donne sia stato a lungo poco visibile, perché spesso informale, familiare o non riconosciuto come vero lavoro. Le nostre testimoni ce lo ricordano con la loro voce, senza pietismi, ma con determinazione, fragilità e anche simpatia. Speriamo che molti cinema o altre realtà vogliano accogliere questo documentario che è una produzione totalmente indipendente, frutto del nostro solo sudore, e che le nostre sedonere possano continuare a girare Fora Pal Mont, portando con loro una storia del passato che parla anche al presente".












