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Storia | 30 aprile 2026 | 12:00

I bunker e le gallerie della Seconda Guerra Mondiale stanno diventando habitat ideali per molti animali. La batteria costiera di Monte Moro: dall'artiglieria pesante a rifugio per selvatici

Poco sopra Genova, il complesso era parte del sistema difensivo detto "Vallo Ligure": una delle ultime postazioni a cessare il fuoco nell’aprile 1945. Oggi, tra le rovine belliche, passeggiano specie che vanno dagli anfibi, come il geotritone, e gli ungulati, come cinghiali e caprioli. Lo stesso sito, inoltre, reca tracce geologiche risalenti al Miocene

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Monte Moro, sopra Genova, è una località nota per i resti delle batterie militari della Seconda guerra mondiale che emergono dalla vegetazione. Strutture oggi in stato di abbandono, frequentate da curiosi, appassionati e camminatori che si avventurano tra bunker e gallerie, a volte anche con qualche rischio. Ma dietro quello che può sembrare solo un insieme di ruderi c’è una storia complessa.

 

Alla fine dell’Ottocento il Regno d’Italia si trovò a dover ripensare la difesa del Golfo di Genova, ritenendo ormai obsolete le batterie costiere esistenti. Tra i nuovi progetti nacque quello della batteria di Monte Moro. I lavori iniziarono nei primi anni del Novecento tra interruzioni e riprese e il progetto originario non fu mai completamente portato a termine.

Fu durante la Seconda guerra mondiale che l’area venne realmente trasformata in un sistema difensivo articolato. Batterie costiere, postazioni contraeree, bunker e una rete di gallerie sotterranee vennero realizzati in tempi rapidi, rendendo Monte Moro uno dei punti strategici per la difesa della città.

 

La struttura si inseriva all’interno del più ampio sistema difensivo noto come Vallo Ligure, concepito per contrastare un possibile sbarco alleato lungo le coste della regione. Uno scenario considerato concreto durante il conflitto, ma che non si verificò mai: gli sbarchi alleati interessarono la Sicilia, la Normandia e la Provenza, lasciando la Liguria fuori dalle principali operazioni anfibie.

Negli ultimi giorni del conflitto, nell’aprile del 1945, queste postazioni furono tra le ultime a cessare il fuoco. Dopo giorni di tensione e trattative, il presidio tedesco si arrese il 28 aprile, chiudendo definitivamente la funzione militare del complesso.

 

Oggi, invece, queste strutture affascinanti hanno assunto un significato completamente diverso. Bunker e gallerie sono diventati habitat ideali per diverse specie animali. I chirotteri trovano in questi ambienti condizioni perfette di temperatura e umidità e utilizzano le cavità come rifugi diurni e siti di svernamento, come nel caso del Rhinolophus ferrumequinum. Accanto a loro, ambienti umidi e ipogei ospitano specie come il geotritone (Speleomantes strinatii).

Ma la presenza faunistica non si limita agli ambienti sotterranei. L’intera area, poco disturbata, è frequentata anche da fauna più ampia e articolata: cinghiali, caprioli e, più recentemente, anche il lupo, oltre a una popolazione di capre inselvatichite che si muove tra i versanti più aperti. Non è raro trovare all’interno delle strutture tracce di frequentazione, resti di predazione o carcasse, segni concreti di un ecosistema attivo che ha progressivamente rioccupato questi luoghi.

 

Non per ultimo, anche dal punto di vista geologico Monte Moro mostra aspetti particolarmente interessanti. Il rilievo, situato a levante di Genova sopra Quinto al Mare, è legato ai processi di sollevamento dell’Appennino ligure avvenuti nel Miocene inferiore. Si tratta di un ambiente antico, modellato nel tempo, che conserva tracce di suoli forestali risalenti a migliaia di anni fa e che oggi si presenta come una zona aperta e panoramica.

Tra le rocce affiorano anche testimonianze ancora più remote, come le tracce fossili di Helminthoidea labyrinthica, piste lasciate sul fondo marino da organismi che vivevano milioni di anni fa. Segni labirintici che raccontano un tempo in cui questo territorio era completamente diverso da quello attuale.

 

Monte Moro è quindi molto più di un insieme di ruderi militari. A uno sguardo distratto può sembrare solo un posto abbandonato sopra la città, uno spazio buono per una festa improvvisata o un luogo marginale. In realtà è un punto in cui si sovrappongono tempi diversi: la storia militare, la trasformazione naturale e una memoria geologica che affonda le sue radici in milioni di anni.

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