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Itinerari | 14 febbraio 2026 | 13:00

Un corridoio naturale tra versanti e culture diverse, dove merci, eserciti e tradizioni hanno viaggiato per secoli tra i due lati delle Alpi: i grandi orizzonti bianchi del Cunnese

Nella silenziosa e luminosa Valle Stura, un itinerario classico e panoramico conduce alla Testa della Costabella del Piz, montagna elegante e aperta verso le cime di Marittime e Cozie. Un percorso che unisce pendii sciabili, tracce di antiche vie di scambio e l’identità occitana di una valle ancora profondamente legata alla pastorizia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Piemonte
MS (medio sciatore)
1550 m
5 h
Pietraporzio (1221 m)
Testa della Costabella del Piz (2759 m)

da Cuneo, raggiunto con la A33, si prosegue sulla Statale 20 fino a Borgo San Dalmazzo, da dove si risale la Valle Stura, superando Demonte e Vinadio, fino alle poche case di Pietraporzio

La Valle Stura è una di quelle valli alpine che sembrano nate per raccontare storie di attraversamenti. Lunga oltre 60 chilometri, incisa da una strada che conduce al Colle della Maddalena e quindi alla Francia (ovviamente chiusa in inverno), e percorsa dal fiume Stura di Demonte, è da sempre un corridoio naturale tra versanti e culture diverse, dove merci, eserciti e tradizioni hanno viaggiato per secoli tra i due lati delle Alpi. Questa condizione di terra di passaggio ha lasciato segni profondi: la lingua occitana ancora viva in molti paesi, un patrimonio architettonico di case in pietra e tetti in lose, e soprattutto un’economia montana che per secoli si è fondata sulla transumanza e sulla pastorizia. Non è un caso che proprio a Pontebernardo, frazione di Pietraporzio, sia nato l’Ecomuseo della Pastorizia, dedicato alla pecora sambucana, razza autoctona della valle, simbolo di una cultura che ha saputo adattarsi a quote severe e a stagioni lunghe e rigide.
Pietraporzio, piccolo comune disteso lungo il fondovalle, è una delle ultime porte abitate prima che la Stura (sì, al femminile) si perda tra gli aperti pendii d’alta quota. Da qui lo sguardo corre subito verso le cime che superano i tremila metri e verso le lunghe dorsali che dividono la valle dai bacini francesi a sud, dalla Valle Maira a nord. Sono montagne meno celebri di quelle delle vicine Marittime o delle Cozie, sicuramente più frequentate, ma hanno una bellezza austera, fatta di ampi versanti erbosi d’estate e di infiniti scivoli di neve in inverno. Si inserisce in questo scenario la Testa della Costabella del Piz, vetta ampia e panoramica, posta sullo spartiacque tra il Vallone del Piz da quello dell’Ischiator, che si stacca all’altezza di Bagni di Vinadio. Non è una cima severa né tecnicamente complessa, ma rappresenta una meta scialpinistica facile ma completa, con un dislivello importante in ambienti vari, tra boschi radi, conche e dorsali ventose, capace di restituire una visione complessiva della valle e della sua storia.


Un momento durante la salita. © Elmar Pöpl

Tra alpeggi e vecchie tracce

L’itinerario prende avvio a Pietraporzio, subito sopra il paese, lungo la strada che si inoltra nel vallone verso sud. Già nei primi metri si percepisce il carattere della salita: un ambiente umano, segnato da baite e alpeggi, ma subito aperto verso pendii larghi e luminosi. Qui la valle non è stretta, non ha le gole drammatiche di altri settori alpini, è invece una conca ampia, plasmata nei secoli dal lavoro dei pastori e dalle migrazioni stagionali delle greggi. La traccia si sviluppa lungo il vallone seguendo le linee più naturali del terreno, tra larici e radure, con pendenze regolari che permettono una progressione tranquilla e continua. In inverno, soprattutto dopo un’abbondante nevicata, il paesaggio assume un aspetto quasi nordico, con grandi spazi bianchi, baite isolate, qualche recinzione che emerge dalla neve, e il silenzio tipico delle valli poco frequentate.
Superati i primi tratti boscosi, si giunge sul Pian della Regina (1472 m), dove si entra nel cuore dell’ambiente pastorale della valle, quello degli alpeggi estivi. Tra le ondulazioni del terreno, si incontrano le strutture legate alla transumanza, testimonianze di un’economia che per secoli ha sostenuto la valle e che oggi sopravvive in forme rinnovate, anche grazie a progetti come l’Ecomuseo e alla valorizzazione dei prodotti locali. La salita prosegue lasciando sulla destra il Vallone del Piz, procedendo invece a sud su pendenze via via più sostenute, ma sempre regolari. Il percorso è intuitivo lungo il Vallone del Ciaval e segue prima una carrareccia, poi giunge sui Prati del Ciaval (2062 m). Si prosegue verso sud-sudovest, si supera un valloncello con antichi larici, e finalmente si giunge nel grande circo superiore, che si rimonta senza percorso obbligato, tra rampe e falsopiani, piegando gradualmente verso sudovest fino a raggiungere una sorta di ripiano sul crinale tra Ciaval e Piz. Si segue la dorsale verso sinistra (sud), e prima dello spallone settentrionale della cima, si piega a destra (ovest), traversando il pendio sotto la cresta (attenzione ai lastroni). Si arriva così a un’evidente selletta, si supera un’altra depressione, quindi si percorre un tratto di cresta in genere con gli sci, mentre l’ultima parte si affronta di solito a piedi. La vista si apre progressivamente, alle spalle si distende il corridoio della Valle Stura, mentre di fronte si allungano le Alpi Marittime e le Cozie, con le loro cime spesso spazzate dal vento, un punto panoramico privilegiato, balcone sulla geografia alpina di confine. Impossibile riconoscere tutta l’infilata di vette e valli che si vedono o solo intuiscono, dal Monviso all’Argentera, alle vicine montagne di confine, dove spicca il Becco Alto d’Ischiator. 


Pendii ideali in discesa. © Elmar Pöpl

Orizzonti aperti, curva dopo curva

Se la salita si svolge in un ambiente progressivo e mai monotono, la discesa è il vero motivo di fama di questo itinerario. I pendii sotto la Testa della Costabella del Piz sono ampi, continui, quasi sempre ben innevati grazie all’esposizione e all’altitudine. Non si tratta di canali o passaggi stretti, ma di larghi versanti che invitano a una sciata fluida, fatta di curve lunghe e di ritmo costante. La prima parte è spesso la più appagante, con pendii uniformi, inclinazione ideale, uno spazio che permette di scegliere linee diverse a seconda delle condizioni. Più in basso, tornando verso gli alpeggi, la sciata diventa più varia, tra dossi, radure e tratti boscosi, fino a ritrovare la traccia dell’andata, e tornare a Pietraporzio lungo la strada. L’itinerario, sia in salita sia in discesa, è nel complesso facile, ma richiede comunque esperienza di ambiente invernale: il dislivello è significativo e i pendii, seppur regolari e privi di difficoltà oggettive, possono diventare impegnativi in condizioni di neve dura o con manto instabile. In particolare, è una salita adatta a scialpinisti con un minimo di allenamento, abituati a gite di una certa lunghezza. Ciò che resta davvero impresso, più che la tecnica o il dislivello, è la sensazione di spazio. La Valle Stura, soprattutto nei settori più alti, ha un carattere aperto e arioso, quasi mediterraneo nella luce, ma allo stesso tempo alpino, soprattutto nella severità invernale. Dalla vetta, nelle giornate limpide, si riconoscono cime celebri e dorsali meno note, mentre il fondovalle sembra lontanissimo, quasi un ricordo. È una gita che non cerca l’effetto speciale, ma la continuità, un paesaggio che si svela poco alla volta, una salita che non affatica mai davvero, una discesa ampia e generosa. E forse proprio per questo lascia una sensazione di completezza, come se la montagna, qui, fosse ancora un territorio da attraversare e da conosere. Un luogo dove la neve copre i segni di secoli di passaggi, ma non li cancella, li rende solo più silenziosi. In attesa della primavera e del ritorno delle greggi.

 

IL PERCORSO
Regione: Piemonte
Partenza: Pietraporzio (1221 m)
Arrivo: Testa della Costabella del Piz (2759 m)
Accesso: da Cuneo, raggiunto con la A33, si prosegue sulla Statale 20 fino a Borgo San Dalmazzo, da dove si risale la Valle Stura, superando Demonte e Vinadio, fino alle poche case di Pietraporzio
Dislivello: 1550 m
Durata: 5 h
Difficoltà: MS (medio sciatore)

 

Immagine di apertura: dalla cima della Testa della Costabella del Piz (2759 m), la vista si apre verso ovest sulle cime di confine. © Gondolin

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