Una montagna che non è solo "una montagna", ma un'apparizione netta e isolata che interrompe la continuità dell'Appennino Reggiano e ne diventa immediatamente simbolo, tanto da ispirare Dante

Salire sulla sommità della Pietra di Bismantova, nel Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, compiendone l'intero periplo in senso antiorario, è un'esperienza completa e appagante, capace di unire lettura del paesaggio, geologia, storia, spiritualità e una lunga tradizione alpinistica

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
da Reggio Emilia si deve imboccare la Statale 63 del Cerreto, che in poco più di 50 km sale a Castelnuovo ne’ Monti, da dove una stradina ben indicata conduce ai piedi meridionali della Pietra di Bismantova, nei pressi dell’omonimo eremo
La Pietra di Bismantova non è semplicemente una montagna: è un evento geografico, un’apparizione netta e isolata che interrompe la continuità dell’Appennino Reggiano e ne diventa immediatamente simbolo. Alta poco più di mille metri, ma difesa da pareti verticali che la rendono inconfondibile anche da lontano, la Pietra emerge come un bastione di arenaria del Miocene, residuo di antichi fondali marini sollevati e poi scolpiti dal tempo. Tutto attorno, il paesaggio dell’Appennino Tosco-Emiliano si distende in forme più dolci, con crinali arrotondati, boschi misti di querce, carpini e castagni, pascoli e piccoli coltivi. Siamo nel settore emiliano del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, un’area protetta che tutela non solo ambienti naturali di grande valore, ma anche un equilibrio secolare tra uomo e montagna. La Pietra, per la sua unicità geologica, ospita una straordinaria varietà botanica: alla base prevalgono i boschi termofili, mentre salendo compaiono specie rupicole, praterie aride e fioriture rare adattate a suoli sottili e ventosi. Non stupisce che questo luogo abbia attirato, nei secoli, uomini in cerca di difesa, di silenzio o di sfida. Il nome stesso "Bismantova" è avvolto da interpretazioni e leggende, mentre la tradizione letteraria lega la montagna a Dante Alighieri, che nel Purgatorio descrive una montagna isolata, ardua da salire, sorprendentemente simile alla Pietra. Accanto alla dimensione simbolica, la Pietra ha conosciuto una lunga frequentazione spirituale: sul suo fianco meridionale, incastonato nella roccia, sorge l’Eremo di Bismantova, luogo di preghiera e solitudine documentato almeno dal Medioevo, frequentato da eremiti e monaci che cercavano qui un isolamento radicale, protetti dalle pareti e dal silenzio. Ma la Pietra è anche una montagna "moderna", che a partire dal Novecento è diventata uno dei principali laboratori dell’alpinismo appenninico, con vie storiche aperte da alpinisti reggiani e modenesi, e ancora oggi è considerata una delle più importanti palestre di arrampicata su arenaria in Italia, con centinaia di itinerari che solcano le sue pareti.

Sotto le pareti, tra frane e vie storiche
L’itinerario prende avvio dal Piazzale Dante, raggiungibile da Castelnuovo ne’ Monti con una breve strada asfaltata. Si tratta di un percorso effettuabile praticamente tutto l’anno, tranne in presenza di neve abbondante o ghiaccio, che in primavera e in estate regala stupende fioriture, ma che in pieno inverno o nelle stagioni "minori" è immerso in un silenzio che avvolge la Pietra di un alone di fascino. Ci troviamo alla base della parete meridionale della montagna, accanto a un imponente masso di crollo che introduce subito al carattere del luogo. Dal piazzale del parcheggio si prende a sinistra e si scende lungo il largo tracciato scalinato del Sentiero Spallanzani (SSP, n° 697), che conduce in pochi minuti alla Foresteria San Benedetto (875 m), suggestivo rifugio-albergo ricavato da un antico edificio rurale legato alle proprietà ecclesiastiche. Uscendo dal cortile si volta a sinistra, seguendo ancora il sentiero n° 697 su una carrareccia che scende dolcemente in direzione nordest tra campi e bosco. Il percorso aggira la base della spettacolare parete orientale della Pietra, restandone a debita distanza, e a un primo bivio si segue a destra la strada principale (ancora n° 697), continuando in leggera discesa tra rimboschimenti di conifere, noccioli e carpini, con grandi massi di frana che sfilano sulla sinistra, alcuni dei quali utilizzati dai climber per intense sessioni di bouldering. A quota 809 metri, presso un evidente bivio, si lasciano a destra alcune case e si sale a sinistra verso un deposito dell’acquedotto, dove la carrareccia diventa sentiero e attraversa la grande frana di Fontanacornia, un’immensa colata di massi formatasi probabilmente nel XVII secolo, durante la cosiddetta Piccola era glaciale. Il paesaggio è quasi lunare, ma tra i blocchi si insinua una vegetazione rupestre ricca e tenace, con elicriso, saponaria e altre specie adattate. Superata la frana si risale a un bivio (790 m), dove si prende a sinistra verso altre frane più antiche e, al successivo incrocio con il sentiero n° 699, si prosegue a destra. Dopo pochi metri, consigliamo di compiere una breve deviazione prendendo a sinistra un sentierino gradinato che conduce al pianoro di Campo Pianelli (850 m). Questo piccolo terrazzo naturale, affacciato nel vuoto, è uno dei siti archeologici più importanti della Valle Secchia, dove Gaetano Chierici scoprì, nel 1865, una necropoli protovillanoviana, con decine di sepolture risalenti all’XI-X secolo a.C. Ridiscesi dal pianoro, si riprende il sentiero n° 697 che in breve volge a est, e tenendo sempre la sinistra ai bivi, si costeggiano nel bosco le pareti poco evidenti della cosiddetta Pietra Bassa, fino a raggiungere il rudere di una casa isolata (882 m), in corrispondenza di un crocicchio di sentieri.

Sul grande pianoro sommitale
Trascurate le diramazioni a destra, si prosegue a sinistra superando una sbarra e salendo lungo una stradina (ancora segnavia n° 697), che compie un tornante selciato ai piedi della Pietra. Questa è la più antica via di accesso alla sommità, l’unico punto dove le pareti si interrompono, consentendo nei secoli il passaggio di muli, contadini, soldati e abitanti che coltivavano e pascolavano sull’altopiano. Con una svolta verso destra si risale lo sperone settentrionale, e una breve deviazione permette di osservare dall’alto le frane che scendono verso nordest e la dorsale di Carpineti. Poco dopo si incontra il bivio con il sentiero n° 699, che si ignora, e dopo due curve si giunge un secondo bivio: a sinistra un prato in salita porta allo sbocco della via ferrata degli Alpini, sul bordo nordorientale dell’altopiano. Una breve deviazione su tracce non segnate lungo la parete, conduce invece allo spettacolare sperone del Castelletto (1015 m), dove restano i basamenti dell’antica rocca di Bismantova, scoperti anch’essi da Chierici, un presidio altomedievale arroccato sul vuoto, poi abbandonato a favore di siti più accessibili. Tornati alla ferrata, si prosegue lungo il sentiero sommitale, non segnato ma evidente, che corre vicino alla parete. Ignorando le tracce che scendono verso destra (ovest), si raggiunge la massima elevazione della Pietra (1047 m), da cui lo sguardo spazia sui crinali del Cusna, del Ventasso e, nelle giornate limpide, fino alla Pianura Padana. Attraversando verso sud il vasto ripiano sommitale, tra prati aridi e bassa vegetazione, si notano una grande dolina carsica e una straordinaria varietà botanica. Seguendo il bordo della parete orientale e poi meridionale, si superano il cosiddetto Camino del Diavolo, poi una piattaforma panoramica con vista sul Torrione Sirotti, grande monolite staccato dal pianoro, e infine, tornando verso nordest e piegando poi a sinistra, si arriva al bivio con il sentiero n° 697 sul limitare di un lungo prato. Si svolta a sinistra sul sentiero in discesa, in uno dei pochi punti di interruzione della parete occidentale. Il sentiero si addolcisce progressivamente, aggira l’angolo sudoccidentale della Pietra e ne percorre il versante meridionale, proprio ai piedi delle pareti rocciose, fino al bivio per l’Eremo di Bismantova (il sentiero a sinistra lo raggiunge direttamente, quello di destra passa dal rifugio della Pietra e scende subito al parcheggio). L’eremo, di origine quattrocentesca, ricostruito nel Seicento e abitato per secoli da francescani e poi benedettini, è uno dei luoghi più suggestivi dell’Appennino: incastonato sotto pareti alte oltre cento metri, custodisce dipinti antichi, ex voto e una fonte che testimonia il contatto geologico tra le arenarie permeabili della Pietra e le marne impermeabili sottostanti. E chiudendo l’anello per tornare al vicinissimo Piazzale Dante, ci si rende conto che questa non è solo un’escursione, ma una vera immersione nella storia profonda e stratificata della Pietra di Bismantova.
IL PERCORSO
Regione: Emilia – Romagna
Partenza: Castelnuovo ne’ Monti, loc. Piazzale Dante (881 m)
Arrivo: Pietra di Bismantova (1047 m)
Accesso: da Reggio Emilia si deve solo imboccare la Statale 63 del Cerreto, che in poco più di 50 km sale a Castelnuovo ne’ Monti, da dove una stradina ben indicata conduce ai piedi meridionali della Pietra di Bismantova, nei pressi dell’omonimo eremo
Dislivello: 300 m
Durata: 2 h e 30 min
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: l’inconfondibile sagoma della Pietra di Bismantova (1047 m) in una giornata invernale, vista da Minozzo, oltre il corso del Secchia. © Oldangia











