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Storie | 11 maggio 2026 | 18:00

La montagna nera: "È la più imponente struttura rocciosa di tutto l'Appennino ligure occidentale". Genova e il mare sembrano vicinissimi, ma l'ambiente restituisce sensazioni quasi alpine

A pochi chilometri dal traffico di Genova, tra il mare e l'Appennino, esiste una montagna che per generazioni di alpinisti liguri ha rappresentato molto più di una semplice palestra di roccia: la Baiarda

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A pochi chilometri dal traffico di Genova, tra il mare e l’Appennino, esiste una montagna che per generazioni di alpinisti liguri ha rappresentato molto più di una semplice palestra di roccia. La Baiarda, bastione scuro e severo che si alza sopra l’abitato dell’Acquasanta, su cui impone anche Punta Martin, è stata per decenni il luogo dove si sono formati arrampicatori, soccorritori alpini e appassionati di montagna, ben prima che il Finalese diventasse il grande riferimento dell’arrampicata ligure.

 

Oggi queste rocce stanno lentamente tornando al centro dell’attenzione di escursionisti e arrampicatori. Ma la Baiarda non è soltanto una parete dove scalare: è un luogo che conserva una parte importante della storia alpinistica ligure e dell’identità montana dell’entroterra genovese.

 

Una montagna di serpentino

La Baiarda raggiunge i 723 metri di quota e domina il settore occidentale dell’Appennino ligure, immediatamente sopra Acquasanta. Nei volumi storici dedicati alla zona, la Baiarda viene descritta come "la più imponente struttura rocciosa di tutto l’Appennino ligure occidentale", costituita da "roccia serpentinosa di tipo lherzolitico, abbastanza rugosa". Una montagna dall’aspetto severo, alpino e selvaggio, nonostante sorga a pochi passi dal mare.

 

Le rocce della Baiarda, di colore scuro e spesso quasi nere, appartengono al complesso ofiolitico ligure: antiche porzioni di mantello terrestre emerse nel corso di lunghissimi processi geologici e oggi visibili tra le creste che dominano Acquasanta e Punta Martin.

 

Per decenni queste serpentiniti furono anche cavate e utilizzate nell’edilizia locale. Le vecchie pubblicazioni ricordano infatti come la "pietra della Baiarda" venisse impiegata per opere e infrastrutture della zona, lasciando ancora oggi tracce evidenti di antichi fronti estrattivi e pareti tagliate lungo i versanti della montagna.

 

La morfologia della Baiarda è caratterizzata da creste, torrioni e canaloni che ricordano ambienti di alta montagna. La cresta settentrionale sale rapidamente verso Punta Pietralunga, mentre il Bastione del Gran Diedro rappresenta una delle strutture rocciose più note e frequentate dagli arrampicatori.

Una palestra d’alpinismo prima della moda

Prima che il Finalese diventasse il grande riferimento dell’arrampicata ligure e delle falesie sportive moderne, la Baiarda era considerata la vera palestra d’alpinismo della regione. Qui si formarono generazioni di alpinisti genovesi, su rocce ruvide, ambienti severi e itinerari che richiedevano adattamento, intuito e capacità di muoversi in montagna prima ancora che in falesia.

 

Le vecchie guide ricordano come "in diversi settori vennero così saliti ed attrezzati molti itinerari, rapidamente divenuti classici", mentre numerosi giovani imparavano sulle sue rocce tecniche e movimenti che avrebbero poi portato sulle montagne di tutta Italia.

 

La frequentazione alpinistica iniziò tra le due guerre. Tra i nomi ricordati nelle pubblicazioni storiche compaiono molti protagonisti dell’alpinismo ligure del Novecento.

 

Durante il periodo fascista poi molti giovani alpinisti genovesi trovarono proprio tra queste rocce uno spazio di libertà e aggregazione lontano dalla città e dal clima politico dell’epoca. La Baiarda divenne così non soltanto una palestra tecnica, ma anche un piccolo rifugio culturale e umano per una generazione di arrampicatori liguri.

 

Negli anni Cinquanta e Sessanta la Baiarda tornò a vivere grazie ai gruppi alpinistici genovesi, principalmente grazie ai corsi della scuola Bartolomeo Figari del Cai e della scuola Giovane Montagna. In seguito furono aperti e richiodati numerosi itinerari anche da parte del soccorso alpino. Successivamente i gruppi del soccorso alpino ligure contribuirono a mantenere vive le vie storiche e a riattrezzare parte degli itinerari con materiali più moderni.

 

Poi arrivò il declino. Con l’esplosione del mito del calcare finalese — più comodo, più protetto e più vicino alla logica moderna della falesia sportiva — la Baiarda venne progressivamente dimenticata. I sentieri sparirono nella vegetazione, molte vie caddero nell’oblio e la manutenzione delle attrezzature diminuì.

 

Eppure, negli ultimi anni, diversi appassionati hanno ripreso a frequentare queste pareti, recuperando sentieri storici, ripulendo gli itinerari e sostituendo parte delle vecchie protezioni.

 

Un ambiente severo 

La Baiarda non ha mai avuto l’immagine levigata e addomesticata delle falesie moderne. Qui l’arrampicata conserva ancora qualcosa dell’alpinismo classico: scarponi per l’avvicinamento, sentieri ripidi, vento sulle creste, roccia a volte sporca e itinerari che obbligano a interpretare il terreno più che a inseguire semplicemente una sequenza di fix.

 

Non è il regno dei monotiri comodi e delle giornate passate sotto pareti perfettamente ripulite. La Baiarda appartiene a una cultura alpinistica più essenziale e forse più antica, fatta di esplorazione locale, adattamento e fatica. Anche per questo, per molti vecchi arrampicatori genovesi, queste rocce hanno rappresentato una vera scuola di montagna. Le stesse guide storiche sottolineano come qui si possa trovare "qualcosa di simile alle Alpi", con itinerari esposti, vento forte e passaggi mai banali.

 

In inverno la tramontana soffia violenta tra le rocce, mentre le nebbie improvvise e il fenomeno del "gaigo" contribuiscono a creare un’atmosfera dura e spettacolare. Si tratta della tipica nebbia appenninica sospinta dai venti da nord e dall’umidità padana che, per effetto stau, si distende come una coperta lungo le dorsali dell’Appennino ligure.

 

La zona è ricca anche dal punto di vista naturalistico. Oltre ai rettili tipici delle serpentiniti e ai rapaci diurni come gheppi, poiane e bianconi, l’area ospita numerosi mammiferi dell’Appennino ligure, tra cui caprioli, cinghiali e il lupo.

 

Le pareti rocciose e le zone più appartate rappresentano inoltre un ambiente favorevole per diversi rapaci notturni. Tra questi vi è anche il gufo reale, presenza particolarmente significativa per un territorio così vicino alla costa e alle aree urbanizzate.

 

 

Tra mare, rocce e memoria

Uno degli aspetti più sorprendenti della Baiarda resta il contrasto continuo tra l’ambiente alpestre e la vicinanza del mare. Camminando o arrampicando tra queste rocce si percepisce continuamente questo contrasto: Genova e il mare sembrano vicinissimi, ma l’ambiente restituisce sensazioni quasi alpine, fatte di vento, silenzio e pareti scure.

 

Dalla cima il panorama si apre sul Mar Ligure, sulle vallate dell’entroterra e sulla costa genovese. Le rocce scure emergono tra arbusti mediterranei, cave abbandonate e sentieri storici, in un paesaggio che conserva ancora qualcosa di rude e autentico.

 

La Baiarda resta così uno dei luoghi più particolari dell’Appennino ligure: una montagna ruvida, poco addomesticata e ancora capace di raccontare il legame storico tra Genova, il mare e le sue montagne.

 

Forse è proprio questo il valore più autentico della Baiarda oggi. In un’epoca in cui gran parte dell’arrampicata tende a consumarsi tra settori affollati e itinerari sempre più standardizzati, queste rocce ricordano un’idea diversa di montagna: meno comoda, meno immediata, ma probabilmente più intensa.

 

Riscoprire la Baiarda significa allora recuperare non soltanto una storica palestra ligure, ma anche un modo più essenziale e alpinistico di vivere la roccia, a pochi chilometri dal mare.

 

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