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Itinerari | 27 marzo 2026 | 19:00

C'è un tratto dell'Appennino emiliano-romagnolo in cui la montagna cambia volto all’improvviso: i racconti della roccia lungo la Vena del Gesso Romagnola, tra dorsali bianche, doline e memorie di crinale

Un itinerario ad anello nel cuore del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, che da Tossignano percorre la dorsale di Riva San Biagio fino al Monte del Casino, per poi rientrare tra doline, calanchi e antichi insediamenti rurali. Un percorso che intreccia geologia, paesaggi inconsueti e una storia minuta ma diffusa, incisa nelle pieghe di un Appennino sorprendente

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Emilia – Romagna
E (escursionistico)
750 m
4/5 h
Tossignano (300 m)
Monte del Casino (474 m)

dall’autostrada A14 oltre Bologna, in direzione di Ancona, si esce a Imola, quindi si prosegue lungo la SP 610, seguendo la Valle del Santerno fino a Borgo Tossignano e poi a Tossignano

C’è un tratto dell’Appennino emiliano-romagnolo in cui la montagna cambia volto all’improvviso. A partire da Tossignano, piccolo centro arroccato nella Valle del Santerno, la linea morbida dei rilievi si incrina in una dorsale chiara, quasi abbagliante: è la Vena del Gesso, una lunga cresta affiorante che si estende per oltre venti chilometri tra le province di Bologna e Ravenna. Qui la montagna non è fatta di arenarie o marne, ma di gesso, una roccia evaporitica formatasi circa sei milioni di anni fa, durante la cosiddetta "crisi di salinità del Messiniano", quando il Mediterraneo subì un drastico abbassamento del livello e vaste porzioni si prosciugarono lasciando depositi salini e gessosi.Questa origine geologica rende il paesaggio unico: la roccia, solubile, viene modellata dall’acqua dando origine a un articolato sistema carsico superficiale e sotterraneo. Doline, inghiottitoi, cavità e grotte si susseguono lungo la dorsale, creando un ambiente dinamico e fragile. Non è un caso che l’area sia oggi tutelata all’interno del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, che protegge non solo la geologia, ma anche habitat rari e una biodiversità peculiare. Dal punto di vista botanico, infatti, il contrasto tra il substrato gessoso e i terreni circostanti genera nicchie ecologiche particolari. Sulle creste più aride si trovano specie xerofile e adattate a suoli poveri, mentre nelle doline e nelle aree più fresche compaiono boschi misti con roverella, orniello e carpino nero. In primavera, la fioritura è sorprendente, con orchidee spontanee e specie rare che colonizzano le radure.
Ma la Vena del Gesso non è solo un fenomeno naturale. È anche una linea storica, un confine, una via di transito, un luogo abitato fin dall’antichità, dove le tracce dell’uomo si intrecciano con la roccia, dalle cave di gesso alle pievi rurali, fino ai segni più drammatici lasciati dal secondo conflitto mondiale.


In cammino lungo la Vena del Gesso. © Cristian Assirelli

Lungo la dorsale

L’itinerario prende avvio da Tossignano, dove si può già ammirare la dorsale gessosa della Riva San Biagio, e dove vale la pena fermarsi almeno qualche momento prima di partire. Il borgo conserva una struttura raccolta, dominata dai resti della rocca e da edifici che raccontano una storia di comunità rurale e resistenza. Durante la Seconda guerra mondiale, infatti, queste zone furono teatro di scontri lungo la Linea Gotica, e ancora oggi non mancano testimonianze e memorie diffuse. Lasciato il borgo, il sentiero n° 705 (segnavia che ci accompagnerà per tutta l’escursione) si dirige verso il Passo della Pré, salendo gradualmente tra campi e primi lembi di bosco. È una salita che introduce con gradualità all’ambiente della Vena, con il terreno che cambia, la vegetazione che si dirada e affiorano le prime bancate gessose. Il bianco della roccia contrasta con il verde dei versanti e con il cielo, creando una scenografia quasi innaturale.
Dal passo (384 m) si imbocca la dorsale della Riva San Biagio, uno dei tratti più suggestivi dell’intero percorso. Qui il sentiero segue fedelmente la linea di cresta, offrendo scorci continui sulla Valle del Santerno da un lato e su quella del Senio dall’altro. La progressione è varia, mai monotona, con continui saliscendi che richiedono un passo regolare, ma senza difficoltà tecniche. Lungo questo tratto, il paesaggio si apre e si racconta. Si incontrano ruderi di case coloniche, segni di un’agricoltura ormai scomparsa, ma che fino a pochi decenni fa modellava questi versanti. Non lontano si trovano anche alcune cavità carsiche, spesso invisibili se non si sa dove guardare, che testimoniano la complessità del sottosuolo. Il punto culminante è il Monte del Casino (474 m), una modesta elevazione in termini altimetrici, ma straordinaria per posizione panoramica. Da qui lo sguardo abbraccia l’intera dorsale gessosa e, nelle giornate limpide, si spinge fino alla pianura e all’Adriatico. È uno di quei luoghi in cui si percepisce con chiarezza la relazione tra geologia e paesaggio, con la cresta che emerge come una cicatrice luminosa, una linea che racconta milioni di anni di storia.


Segnaletica presso Sasso Letroso. © Patafisik

Doline, boschi e campi

Dal Monte del Casino si prosegue verso la vicina Sella di Cà Budrio (430 m), dove è presente un rifugio escursionistico (viene dato in autogestione), e dove il sentiero cambia carattere. La discesa introduce a un ambiente più chiuso e articolato, in cui diventa protagonista il carsismo superficiale. La dolina di Cà Budrio è uno degli esempi più evidenti: una conca naturale generata dalla dissoluzione del gesso, che crea un microambiente più umido e fertile rispetto alle creste circostanti. Da qui, verso nord si può andare a riprendere il sentiero n° 705, ma consigliamo di seguire la stessa numerazione verso est fino alla località di Sasso Letroso (307 m), dove si trova l’amena chiesa di San Benedetto, per aggiungere un ulteriore elemento di interesse, sia paesaggistico sia toponomastico. Il nome stesso evoca un terreno difficile, scivoloso, che richiede attenzione soprattutto in condizioni di umidità.
Non resta che tornare indietro, sempre seguendo il segnavia n° 705, ma questa volta verso nordovest e poi ovest, lungo una sterrata tra bosco e radure, ripassando dalla dolina di Cà Budrio. Ormai definitivamente nel bosco – una vera immersione nella vegetazione – si cammina tra le località di Le Banzole e Casone Nuovo, dove il paesaggio torna ad aprirsi su coltivi e insediamenti sparsi. È una zona che conserva un forte carattere rurale, con edifici che raccontano una vita legata alla terra e ai cicli stagionali. Anche in questo tratto non mancano richiami storici, con piccoli oratori, resti di strutture agricole, segni di un passato che non è del tutto scomparso. Un’ultima discesa costeggia lo spettacolare ambiente della Gola di Tramosasso, prima di raggiungere il ponte sul rio Sgarba, corso d’acqua minore ma significativo nel modellare il territorio, da dove si risale dolcemente verso Tossignano. Chiudendo un anello che, senza difficoltà tecniche, offre una varietà rara composta da creste luminose, doline ombrose, boschi, panorami ampi e una continua alternanza di ambienti. Una montagna diversa, meno celebrata rispetto ad altre aree appenniniche, ma non per questo meno significativa. Un luogo che si lascia scoprire lentamente, e che restituisce, a chi percorre i suoi sentieri, la chiara sensazione di trovarsi su una soglia, tra la superficie e il sottosuolo, tra la storia naturale e quella umana.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Emilia – Romagna
Partenza: Tossignano (300 m)
Arrivo: Monte del Casino (474 m)
Accesso: dall’autostrada A14 oltre Bologna, in direzione di Ancona, si esce a Imola, quindi si prosegue lungo la SP 610, seguendo la Valle del Santerno fino a Borgo Tossignano e poi a Tossignano
Dislivello: 750 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: una panoramica della Riva San Biagio dalla Rocca di Tossignano. © Urban38

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