Tra le pareti più belle dell'Appennino che con la neve assumono un'austerità ancora maggiore: con le ciaspole ai piedi del Gran Sasso

Sopra i Prati di Tivo, un itinerario con le ciaspole semplice e panoramico fino al crinale dell'Arapietra, con il suo albergo diruto, balcone naturale sul versante settentrionale del Gran Sasso. Un'escursione classica e frequentata, ma capace di regalare scorci grandiosi sulle vette più alte dell'Appennino

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
dalla A24, la Strada dei Parchi, uscendo a Teramo, si prende la Statale 80 che sale oltre Montorio al Vomano, deviando a sinistra per Pietracamela e Prati di Tivo
Il versante settentrionale del Gran Sasso, quello che guarda verso la Valle del Vomano e le montagne teramane, ha un carattere più boscoso e raccolto rispetto agli spazi aperti del lato aquilano. Qui il massiccio si presenta con ampie faggete, radure e valloni che si innalzano progressivamente fino alle pareti del Corno Grande (2912 m) e del Corno Piccolo (2655 m). I Prati di Tivo, a 1450 metri di quota nel comune di Pietracamela, rappresentano l’accesso principale a questo settore della montagna, nonché località turistica nata all’inizio del Novecento, oggi piccolo comprensorio sciistico invernale e punto di partenza per tantissime escursioni in estate. L’itinerario verso l’Arapietra, non a caso, è tra i più conosciuti della zona. Si tratta di una salita facile, adatta a chiunque abbia un minimo di esperienza su terreno innevato, e per questo molto frequentata, soprattutto nei fine settimana. Nonostante la presenza di tanti escursionisti, resta una gita di grande interesse (magari evitando le giornate più affollate), perché consente in poco tempo di trovarsi di fronte alle pareti settentrionali del Corno Grande e Piccolo, tra le più belle dell’Appennino, che con la neve assumono un’austerità ancora maggiore.
Il percorso si svolge interamente all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, uno dei più estesi d’Italia. Istituito nel 1991, il Parco tutela un territorio vasto e articolato che comprende il massiccio del Gran Sasso, i Monti della Laga e un’ampia fascia collinare e pedemontana. Si tratta di un’area che unisce ambienti molto diversi, dalle vette più alte dell’Appennino, che sfiorano i tremila metri, alle grandi foreste, dai pascoli spazzati dal vento a borghi storici, dove convivono antiche tradizioni pastorali, architetture in pietra e una fauna ricca e varia.

Tra i faggi
Dal piazzale principale di Prati di Tivo, dove in inverno termina la strada, si imbocca – a sinistra arrivando – la forestale che sale nel bosco, seguendo i segnavia del sentiero estivo n° 200. La traccia è sempre ben evidente nella neve, e quasi sempre battuta, a meno che si abbia la fortuna di essere i primi a passare dopo un’abbondante nevicata notturna. Ci si inoltra in una faggeta luminosa, salendo con moderazione dapprima verso nordest, e oltre un’ampia curva a sudest. Dopo aver superato una fonte, la strada continua a guadagnare quota lentamente, mentre tra i rami compaiono il Corno Piccolo e il Pizzo d’Intermesoli, oltre la Val Maone. Si superano due tornanti, sempre nella faggeta, e poco sopra si passa di fianco al rifugio Cima Alta, spesso aperto anche in inverno come punto di ristoro. Si può decidere se passare dal rifugio e proseguire oltre, uscendo dal bosco e piegando subito a destra verso la dorsale dell’Arapietra, oppure seguire la strada che conduce al vicino Valico del Laghetto (1650 m), superbamente affacciato su Isola del Gran Sasso e le colline del Teramano, sorvegliati dal Corno Grande e dalla lunga dorsale orientale del Gran Sasso. In entrambi i casi, non resta che l’ultima salita per raggiungere la meta.

E sotto le pareti
La piccola conca prativa alla base della cresta, in inverno è una distesa bianca, spesso modellata dal vento, con il bosco che sta lasciando spazio a pendii aperti e solari, dove la vista si allarga progressivamente verso le cime del Gran Sasso. Senza percorso obbligato, ma spesso seguendo le tracce presenti sulla neve, si risale verso sudovest l’aperto crinale, costeggiando il bosco che scende sulla destra, con la pendenza che aumenta. Con neve assestata il percorso è semplice e intuitivo, ma in presenza di ghiaccio o neve dura, questo tratto richiede una certa cautela. Il crinale spiana leggermente, e come un fantasma perso tra le cime, appare l’albergo diruto dell’Arapietra, una struttura abbandonata che colpisce per la sua posizione spettacolare. L’edificio venne costruito nel 1935 come punto di appoggio per escursionisti e alpinisti, all’interno del progetto di sviluppo turistico della zona, ma non fu mai completato a causa della guerra. Nel dopoguerra venne saccheggiato e privato di infissi e materiali, trasformandosi progressivamente nell’attuale scheletro di pietra e cemento, oggi punto di riferimento per gli escursionisti. Dal crinale dell’Arapietra il panorama è davvero vasto: di fronte, incombenti, si alzano le pareti del Corno Grande e del Corno Piccolo, oltre i quali si allunga la dorsale orientale del massiccio, fino al Monte Camicia e al Dente del Lupo. Verso nord, invece, il terreno scende dolcemente verso le colline teramane e, nelle giornate limpide, fino al Mare Adriatico, che appare come una linea azzurra in lontananza. Volendo, è possibile proseguire brevemente sulla dorsale fino alla Madonnina e alla stazione di arrivo degli impianti di Prati di Tivo, dove si gode di una vista altrettanto bella, mentre per la discesa è possibile, giunti quasi ai piedi della dorsale dell’Arapietra, deviare subito a sinistra e seguire il tracciato del sentiero n° 200A, che cala più direttamente a Prati di Tivo.
IL PERCORSO
Regione: Abruzzo
Partenza: Prati di Tivo (1450 m)
Arrivo: albergo diruto dell’Arapietra (1896 m)
Accesso: dalla A24, la Strada dei Parchi, uscendo a Teramo, si prende la Statale 80 che sale oltre Montorio al Vomano, deviando a sinistra per Pietracamela e Prati di Tivo
Dislivello: 450 m
Durata: 2 h
Difficoltà: WT2 (media difficoltà)
Immagine di apertura: il Corno Grande (2912 m), a sinistra, e il Corno Piccolo (2655 m), con l’albergo diruto dell’Arapietra in primo piano. © Luca Zuma











