La base della nuvola temporalesca ha iniziato a colare verso terra, dilatandosi in mammelle gonfie di umidità. Alla scoperta delle "mammatus"


Nuvole al contrario. Invece che espandersi verso l'alto paiono quasi colare dal cielo, con giganteschi lobi arrotondati che sono accostati ad enormi mammelle empiree. Le nubi mammatus sono un fenomeno sicuramente affascinante, quasi spaventoso. Cerchiamo di scoprire come si formano e in quali condizioni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Avevamo visitato da pochi minuti il tornello più celebre delle Dolomiti (per realizzare questo reportage) quando i leggeri vapori che velavano il monte Seceda, come richiamati da una potentissimo magnete, si sono addensati gettando nel cielo un'ombra plumbea, animata dalle pulsazioni luminose del fulmine.
I tuoni, via via più vicini, esortavano ad accelerare il passo. Mentre ci impegnavamo a perdere quota la nuvola scura ha improvvisamente deciso di offrirci una delle manifestazioni atmosferiche (a mio parere) più affascinanti.
La base del nembo ha iniziato a dilatarsi in tanti rigonfiamenti. Linee sinuose, turgide, minacciose e al contempo conturbanti: "mammatus", le ho sempre sentite chiamare.
Abbiamo scattato un paio di fotografie e poi giù, veloci, verso il rifugio.
Al rientro ho condiviso queste fotografie con l'amico Giovanni Baccolo - che su L'Altramontagna ci insegna anche a leggere e interpretare i fenomeni meteorologici e climatici - invitandolo a spiegarci scientificamente una dinamica che, agli occhi di noi profani, sembrava attivata da forze soprannaturali.
Qui di seguito la sua spiegazione

Le nubi mammatus hanno caratteristiche inconfondibili, che ci permettono di riconoscerle a colpo d’occhio anche senza sapere granché di meteorologia. Il loro aspetto è particolare, per alcuni versi paradossale. Formano dei grappoli che paiono come salami appesi a un soffitto di nuvola, gigantesche cupole rovesce. Questo strano aspetto sembrerebbe violare una delle regole che, anche inconsapevolmente, abbiamo imparato a riconoscere osservando il cielo: le nuvole si sviluppano verso l’alto. Questo è un principio davvero valido poiché la nuvolosità si sviluppa dove l’aria umida degli strati bassi dell’atmosfera viene spinta in alto nella troposfera.
Per le nubi mammatus le cose sembrerebbero andare diversamente. Quelle mammelle gonfie di umidità - il nome riprende proprio questa somiglianza - "colano" dal cielo, quasi fossero pronte a cascarci in testa. Le fotografie di Pietro confermano in modo molto efficace questa descrizione.
Prima di addentrarci nella meteorologia che permette di comprendere le nubi mammatus, è bene definirle in modo rigoroso. Esse non costituiscono una categoria di nubi a sé stante. Secondo la classificazione dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale sono una caratteristica accessoria di nubi già esistenti. In altre parole, una nuvola può presentare le mammatus sviluppate su una parte della sua superficie inferiore. Non tutte le tipologie di nubi sono favorevoli alla loro formazione, nella stragrande maggioranza dei casi si sviluppano sotto l'incudine dei cumulonembi, le grandi nubi temporalesche.
Ma come fanno a formarsi queste strane protuberanze nuvolose? Per comprenderlo dobbiamo spostare lo sguardo alcuni chilometri sopra le nostre teste, dove si trova l'incudine del temporale. Con questo termine si indica la parte superiore, sviluppata soprattutto in direzione orizzontale, dei grandi cumulonembi, le nubi responsabili dei temporali più intensi. Alimentati da vigorose correnti ascensionali, questi giganti atmosferici possono spingersi a quote di oltre 10 chilometri, lambendo il confine invisibile, ma assai difficile da superare, della tropopausa, il limite che distingue troposfera e stratosfera. La tropopausa è sede di una forte inversione termica, ovvero una regione dove la temperatura smette di diminuire con la quota e può persino aumentare. Questo rende l'atmosfera molto stabile: l'aria che continua a salire perde la spinta di galleggiamento e tende a fermarsi, espandendosi allora orizzontalmente.

Ecco perché le forti correnti ascensionali che generano i temporali oltre una certa quota smettono di generare nubi sviluppate in senso verticale e iniziano a espandersi orizzontalmente. La struttura orizzontale tipica della parte alta delle nubi temporalesche è appunto l'incudine. Lassù le condizioni sono davvero estreme. La temperatura è decine di gradi sotto allo zero, l'aria è rarefatta e le nubi sono perlopiù costituite da cristalli di ghiaccio, mescolati con quantità variabili di acqua sopraffusa.
Se dal basso le incudini temporalesche possono sembrare placide e scolpite da lente trasformazioni, al loro interno l'atmosfera è tutt'altro che quieta. Le vigorose correnti ascensionali che alimentano il temporale continuano a trasportare verso l'alto enormi quantità di vapore acqueo che, una volta giunto alle quote più elevate della troposfera, condensa e congela formando un'immensa distesa di minuscoli cristalli di ghiaccio e goccioline d'acqua sopraffusa.
Queste particelle non rimangono sospese per sempre. Molte iniziano lentamente a cadere verso la base dell'incudine, dove incontrano aria meno umida proveniente dall'esterno della nube. È qui che entra in gioco un passaggio fondamentale. In un ambiente relativamente secco, parte delle goccioline evapora e parte dei cristalli di ghiaccio sublima, trasformandosi direttamente in vapore acqueo gassoso.
I cambiamenti di stato per avvenire richiedono o rilasciano energia. Evaporazione e sublimazione la consumano. Da dove arriva? Viene sottratta dall'aria circostante, che perdendo calore si raffredda. L'aria fredda è però più densa di quella calda. Così, proprio sotto la base dell'incudine, si può formare uno strato d'aria più freddo e pesante di quello che si trova immediatamente al di sotto. È qui che entra in gioco il meccanismo che oggi riteniamo fondamentale per la formazione delle mammatus. Queste condizioni creano una situazione instabile: uno strato d'aria più denso e pesante si trova al di sopra di uno meno più leggero.
L'aria raffreddata grazie ai meccanismi evaporativi inizia così ad affondare verso il basso, formando quelle sacche: sono i lobi delle mammatus.
La loro forma tondeggiante è il risultato dell'interazione continua tra l'aria in discesa, quella circostante e i moti turbolenti presenti alla base dell'incudine. La turbolenza ne modella i contorni, smussando le irregolarità e mantenendo i lobi compatti.
Ecco come si formano quelle distese di protuberanze arrotondate che rendono le mammatus immediatamente riconoscibili.
Come spesso accade in meteorologia, sappiamo che alla formazione delle mammatus possono contribuire anche altri processi. Oltre al raffreddamento dovuto a evaporazione e sublimazione, un ruolo potrebbe essere svolto anche dal peso delle precipitazioni sospese nella nube, dai moti turbolenti che caratterizzano l'incudine e dal continuo mescolamento tra masse d'aria con proprietà differenti. La meteorologia e la fisica dell’atmosfera non hanno ancora formulato una teoria completa ed esaustiva che sia in grado di spiegare il fenomeno nella sua interezza.
Quello che invece è ben chiaro è il contesto meteorologico favorevole alla formazione delle mammatus: sono associate a temporali ben sviluppati, capaci di costruire un'incudine estesa e ricca di ghiaccio. Non è però necessario che il temporale si trovi esattamente sopra l'osservatore. Anzi, spesso il nucleo delle precipitazioni si trova ad alcuni chilometri di distanza oppure il temporale è ormai in fase di attenuazione. L'incudine, sospinta dai venti presenti alle quote più elevate della troposfera, può infatti estendersi ben oltre il corpo principale del cumulonembo, continuando a ospitare le condizioni favorevoli allo sviluppo dei lobi.
L’improvvisa comparsa delle mammatus non deve quindi essere interpretata come il segnale dell'arrivo imminente di un temporale o di altri fenomeni estremi, come talvolta si legge. Testimoniano la presenza, o il recente passaggio, di un temporale ben sviluppato.












