In Valle d'Aosta sono comparsi circa 170 nuovi laghi glaciali tra il 2006 e il 2015. Come stanno cambiando i bacini lacustri montani con l'aumento delle temperature

Nel dossier "Laghi sotto pressione", dedicato all'intero sistema lacustre nazionale, un approfondimento specifico analizza i laghi di montagna come indicatori precoci del cambiamento climatico. L'aumento delle temperature, il ritiro dei ghiacciai, la degradazione del permafrost e le alterazioni del bilancio idrico stanno trasformando in modo rapido la struttura fisica e biologica di questi bacini d'alta quota

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Laghi piccoli, spesso invisibili alle mappe turistiche, sospesi sopra i 1500 metri, raccolti in conche glaciali o tettoniche, nutriti da nevai sempre più effimeri.
Il dossier "Laghi sotto pressione" di Legambiente e Goletta dei laghi, uscito da qualche giorno, mette sotto la lente d’ingrandimento anche loro, i laghi alpini.
Capaci di registrare variazioni minime di temperatura, cambiamenti nel regime idrologico, alterazioni chimiche e biologiche che altrove restano invisibili, i laghi d’alta quota sono ecosistemi sentinella.
La degradazione del permafrost e la fusione dei ghiacciai possono modificare i flussi di sedimenti e nutrienti verso i laghi, alterando parametri come pH, conducibilità e concentrazione di diversi ioni, si legge nel documento.
Il progressivo ritiro dei ghiacciai e la riduzione della copertura nevosa - avverte il rapporto - stanno modificando il regime di alimentazione di questi bacini.
Tra il 2006 e il 2015, in Valle d’Aosta, il numero dei laghi glaciali è quasi raddoppiato, con la comparsa di circa 170 nuovi bacini. Questo dato non rappresenta soltanto un fenomeno geomorfologico, ma segnala la formazione di invasi proglaciali giovani e instabili, spesso caratterizzati da elevata variabilità stagionale e da un carico sedimentario significativo.
La presenza di nuovi laghi in aree precedentemente occupate dal ghiaccio introduce elementi di complessità nella gestione del rischio idrogeologico, perché questi bacini possono essere soggetti a svuotamenti improvvisi e a rapide modifiche della morfologia dei versanti.
Il riscaldamento delle acque lacustri è un altro elemento centrale. Il report Copernicus-Wmo (Esotc 2025), citato nel report di Legambiente, documenta un tendenziale aumento della temperatura superficiale dei laghi europei pari a 0,33 °C per decennio, superiore alla media globale. L’incremento termico comporta una stratificazione più prolungata, una riduzione del mescolamento verticale e una diminuzione dell’ossigeno disciolto, soprattutto negli strati profondi.
Gli studi richiamati nel documento mostrano che quando i laghi si riscaldano, le specie animali e vegetali sono costrette a spostarsi in profondità o cambiare la stagionalità, con una riduzione dell’habitat termico che può raggiungere il 20% per le specie meno adattabili.
I laghi alpini, caratterizzati da acque oligotrofiche (povere di nutrienti) e reti trofiche essenziali (catena alimentare semplice), rispondono in modo immediato alle variazioni del carico di nutrienti e sedimenti. La fusione dei ghiacciai e la degradazione del permafrost alterano la qualità delle acque, modificando parametri chimici e fisici che influenzano la composizione del fitoplancton e la disponibilità di habitat per le specie fredde. Anche variazioni minime del bilancio idrico o della stagionalità delle precipitazioni possono incidere sulla stabilità ecologica di questi bacini, che dipendono da cicli idrologici sempre più irregolari.
Il dossier evidenzia inoltre che la gestione dei laghi di montagna non può essere separata dalla dinamica dei ghiacciai, dal comportamento delle falde e dalla stabilità dei versanti. La loro evoluzione è oggi uno dei segnali più chiari della trasformazione delle Alpi. Per questo, il documento richiama la necessità di una governance integrata, fondata su monitoraggi continui, protocolli di gestione delle siccità, soluzioni basate sulla natura e una piena integrazione dell’adattamento climatico nei Piani di gestione dei bacini idrografici.
In un report (scaricabile qui) che nasce con l’obiettivo di analizzare l’intero sistema lacustre italiano, l’approfondimento dedicato ai laghi di montagna assume un valore strategico: mostra come le terre alte stiano anticipando processi che, con diversa intensità, stanno interessando anche i laghi di fondovalle e di pianura. E conferma che la montagna, attraverso i suoi bacini, continua a essere un laboratorio naturale per comprendere la velocità e la direzione del cambiamento climatico.













