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Itinerari | 20 marzo 2026 | 19:00

Dove un tempo si estraevano pietre per pentole e macine, oggi pratichiamo escursionismo: su versanti modellati da una geologia particolare e da un utilizzo umano antico

Un itinerario affascinante nel cuore della media Valle d'Aosta, tra i boschi assolati sopra Chambave e le pendici del Monte Barbeston, conduce alle antiche cave della Valmeriana. Un percorso che intreccia geologia, storia e paesaggio, raccontando un territorio poco noto, ma ricco di antiche testimonianze culturali e naturali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Valle d’Aosta
E (escursionistico)
750 m
2 h
Pontey, loc. Cloutraz (1052 m)
Alpe Valmeriana (1795 m)

da Châtillon si segue brevemente la Statale verso Aosta, si supera Pontey e si continua fino a Chambave, dove si svolta a sinistra lungo la stradina per i villaggi di Verthuy e di Cloutraz

La media Valle d’Aosta, nel tratto compreso tra Chambave e Pontey, offre un paesaggio che a un primo sguardo può sembrare marginale rispetto alle grandi quinte alpine, ma che rivela, a chi lo percorre con attenzione, una sorprendente ricchezza di storie e di segni. È qui, sulle pendici settentrionali del Monte Barbeston, che si sviluppa l’itinerario da Cloutraz all’Alpe Valmeriana, un cammino che si muove tra boschi radi e radure, modellati da una geologia particolare e da un utilizzo umano antico. Le rocce che caratterizzano questa zona appartengono a formazioni metamorfiche, con presenza significativa di pietra ollare (o steatite), una roccia tenera, facilmente lavorabile ma resistente al calore, che ha rappresentato per secoli una risorsa fondamentale per le comunità locali. Da questi affioramenti si ricavavano infatti macine per granaglie e recipienti da cucina, oggetti essenziali nella vita quotidiana. Accanto alla pietra ollare, si incontrano anche gneiss e scisti, che contribuiscono alla varietà cromatica e morfologica del paesaggio. La vegetazione riflette queste condizioni: i versanti più aridi ospitano boschi di pino silvestre, con sottobosco di ginepro e arbusti xerofili, mentre salendo di quota compaiono larici e qualche abete rosso, a testimonianza di una transizione verso ambienti più freschi. In primavera il terreno si punteggia di fioriture modeste ma significative, come la potentilla e alcune specie di orchidee spontanee, adattate a suoli poveri e ben drenati. Questo equilibrio tra roccia, clima e vegetazione crea un ambiente che non è spettacolare nel senso più immediato del termine, ma che possiede una sua coerenza e profondità, fatta di dettagli e di continuità.


Segni di lavorazione sulle rocce. © VdA Tursimo

Verso le cave

La partenza dal piccolo villaggio di Cloutraz introduce subito a una dimensione raccolta, quasi domestica. Le case in pietra, alcune ristrutturate, altre ancora segnate dal tempo, raccontano di un insediamento legato a un’economia di sussistenza, dove l’agricoltura e l’allevamento si integravano con attività artigianali come l’estrazione e la lavorazione della pietra. Il sentiero si stacca tra i prati e si inoltra nel bosco, seguendo tracciati che in parte ricalcano antiche vie di collegamento tra gli alpeggi e il fondovalle. La salita è progressiva, mai troppo impegnativa, ma costante, e permette di guadagnare quota senza strappi, accompagnati da scorci sempre più ampi sulla valle centrale dove scorre la Dora Baltea. Con il procedere del cammino, emergono i primi segni di un’attività estrattiva diffusa: blocchi abbandonati, superfici di roccia lavorata, incisioni che testimoniano tecniche ormai scomparse. È un paesaggio antropizzato in modo discreto, dove la mano dell’uomo non ha cancellato la natura, ma si è inserita in essa con una logica di adattamento. L’Alpe Valmeriana, raggiunta dopo un tratto più aperto e luminoso, appare come una conca sospesa, dominata dalle pendici del Barbeston e punteggiata da ruderi e tracce di antichi insediamenti stagionali. Qui si trova il geosito delle cave, un luogo che conserva in modo straordinariamente leggibile le testimonianze dell’estrazione delle macine. Le pareti rocciose mostrano cavità circolari, segni evidenti del distacco dei blocchi destinati a diventare strumenti di lavoro. Le tecniche utilizzate prevedevano l’incisione della roccia lungo una circonferenza, seguita da un distacco progressivo mediante cunei e leve. Il risultato era un disco di pietra che veniva poi rifinito e trasportato a valle, spesso con grande fatica. Questo processo, ripetuto per secoli, ha modellato il paesaggio in modo unico, creando una sorta di archivio a cielo aperto della cultura materiale alpina. Le macine della Valmeriana non erano destinate solo all’uso locale, ma venivano commerciate anche oltre i confini della valle, segno di una rete economica più ampia di quanto si possa immaginare.


Una macina abbandonata nel bosco. © VdA Tursimo

Tra storia e paesaggio

Sostare presso le cave significa entrare in contatto diretto con una dimensione storica concreta, fatta di gesti ripetuti, di competenze tramandate e di una relazione stretta con l’ambiente. La pietra ollare, oltre alle macine, veniva utilizzata per realizzare pentole e recipienti da fuoco, apprezzati per la loro capacità di distribuire uniformemente il calore. Questo tipo di produzione è documentato fin dall’epoca medievale, ma con ogni probabilità ha origini ancora più antiche, forse già in età romana. La presenza di queste attività ha influenzato anche l’organizzazione sociale del territorio: le comunità locali sviluppavano forme di cooperazione per l’estrazione e il trasporto, e non mancavano regolamentazioni sull’uso delle risorse. Dal punto di vista culturale, si tratta di un esempio emblematico di come le Alpi siano state non solo luogo di passaggio, ma anche spazio di produzione e innovazione. Il ritorno dall’Alpe Valmeriana può avvenire lungo lo stesso itinerario, oppure con varianti che permettono di ampliare l’escursione, toccando altri alpeggi o rientrando verso Pontey. In ogni caso, la discesa offre una prospettiva diversa sul paesaggio, con la luce che cambia e mette in risalto nuovi dettagli. La difficoltà complessiva del percorso è moderata: si tratta di un’escursione adatta a chi ha un minimo di allenamento, senza passaggi tecnici ma con un dislivello che richiede continuità. I panorami, pur non essendo dominati da grandi vette glaciali, sono ampi e armoniosi, con viste sulla valle centrale e sulle montagne circostanti. Ciò che colpisce, più che la spettacolarità, è la coerenza del paesaggio, la sua capacità di raccontare una storia senza bisogno di effetti scenografici. Un itinerario che lascia una sensazione particolare, fatta di equilibrio tra natura e cultura, tra fatica e scoperta. Non è una salita che si impone per grandiosità, ma che si fa apprezzare per la densità dei suoi contenuti, per la possibilità di leggere il territorio come un testo stratificato, dove ogni elemento – una roccia, un rudere, un sentiero – contribuisce a costruire un racconto più ampio.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Valle d’Aosta
Partenza: Pontey, loc. Cloutraz (1052 m)
Arrivo: Alpe Valmeriana (1795 m)
Accesso: da Châtillon si segue brevemente la Statale verso Aosta, si supera Pontey e si continua fino a Chambave, dove si svolta a sinistra lungo la stradina per i villaggi di Verthuy e di Cloutraz
Dislivello: 750 m
Durata: 2 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: dall’Alpe Valmeriana lo sguardo si posa sulla Cima Nera (2698 m), con le ultime nevi. © Luigi Dodi

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