Non si possono abbandonare questi luoghi, per testimoniare che un altro turismo è possibile: nei Monti Simbruini, tra faggete a perdita d'occhio e dolci crinali

Con le ciaspole da Campo dell'Osso alla vetta del Monte Autore, uno dei balconi panoramici più belli dell'Appennino Centrale e cima più alta della provincia di Roma, attraverso altopiani carsici sospesi nel tempo e grandi boschi di faggi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
dalle uscite della A24 di Vicovaro-Mandela o di Carsoli, si deve prima raggiungere Subiaco, da dove una tortuosa strada sale a Livata, continuando infine per un’altra stradina fino a Campo dell’Osso
Campo dell'Osso emerge dal candore invernale a 1550 metri di quota subito sopra Livata, nel Parco regionale dei Monti Simbruini. Tutto intorno, rilievi che salgono dolcemente fino ai 1855 metri del Monte Autore, ammantati di grandi faggete. Siamo in Lazio, nel comune di Subiaco, in una località che ha visto un certo sviluppo turistico, invernale ed estivo, nella seconda metà del Novecento, con un lento declino fino alla chiusura del piccolo comprensorio sciistico. I boschi circostanti, le dorsali, le cime, tra le montagne più vicine a Roma, parevano tornate nella quiete, anche grazie alla tutela del Parco. Questo ha ovviamente significato una riduzione dei servizi di accoglienza, dai bar agli alloggi, ai noleggi di attrezzatura, senza riuscire, negli anni, a valorizzare un turismo più lento e sostenibile. È invece arrivata la nuova seggiovia di Monna dell’Orso, inaugurata nel 2013, a riportare i turisti a Monte Livata, e in alcuni casi può essere difficile anche solo arrivare in auto a Campo dell’Osso, per il numero di veicoli diretti all’unico impianto aperto (ma con ben sei piste!), alle piste di fondo, immerse in un ambiente davvero piacevole e rilassante, o anche solo per fare quattro passi sulla neve e mangiare qualcosa. Qualcosa riprendeva vita, seppure in una forma piuttosto discutibile, e qualcosa, di conseguenza, sembrava morire, proprio a causa dell’aumentata frequentazione. Eppure…

Uscire dal consueto
Eppure non si possono abbandonare questi luoghi, proprio per sostenerne il valore ambientale e culturale, e testimoniare che anche un altro turismo è possibile. Rassegnarsi a non andare più a Campo dell’Osso e sul Monte Autore, per il rischio di trovarsi circondati da orde di gitanti già sulla strada, non è probabilmente la scelta migliore. Per almeno due motivi. Innanzitutto, come in molte altre località delle montagne italiane, è sufficiente saper scegliere il giorno adatto, magari evitando i fine settimana dove splende il sole e la neve è caduta copiosa la notte prima. Si perderà di sicuro la gratificazione di un ambiente perfettamente innevato sotto il sole, ma si guadagnerà in silenzio. In secondo luogo, la salita sul Monte Autore si svolge in posizione defilata, ai margini del territorio interessato dal turismo legato agli sport invernali. La solitudine totale non è garantita, ma dopo i primi passi l’affollamento non sarà più un problema. Infine, visto che l’ascensione da Campo dell’Osso è davvero facile e breve, in caso di forte affluenza (ce ne si accorge abbastanza in fretta, almeno a Subiaco), si può lasciare l’auto a Livata e salire a piedi, con una facile camminata di meno di un’ora tra grandi faggi, e un dislivello di 200 metri.
Comunque ci si arrivi, l’itinerario prende avvio dal piazzale di Campo dell’Osso, da dove si deve seguire il tracciato del sentiero estivo n° 651/673C, ben segnalato con le classiche bandierine bianco-rosse su tronchi e sassi, che si insinua subito nel bosco, correndo di fianco alla strada che sale alla seggiovia. Prima di raggiungere l’impianto, si deve svoltare a destra (sudest), seguendo i segnavia n° 651, che portano a risalire l’ampia dorsale nordovest della Monna dell’Orso, l’arrotondata e boscosa sommità dove sale la seggiovia. Mantenendosi a debita distanza dai cavi d’acciaio, quasi sempre all’interno del bosco, con scorci pittoreschi che si aprono tra i faggi e brevi tratti più ripidi, si raggiunge la dorsale principale poco sopra la stazione di arrivo della seggiovia. E finalmente la vista si apre.

Oltre la cima
Il tracciato è ora evidente, e si deve solo seguire la dorsale che su un lato, a sinistra, cala dolcemente ammantata dal bosco, a destra più ripidamente (cautela), sospesi tra i rami degli alberi e le ampie viste verso sud e poi est. Non manca più molto, e in breve si arriva alle Vedute, incrocio di sentieri presso una sella, e – come suggerisce il nome – stupendo punto panoramico a 1747 metri di quota.Verso sudovest si riconosce la sagoma inconfondibile del Monte Viglio, la cima più alta del Parco con i suoi 2156 metri. A ovest, ondulazioni più dolci degradano verso la campagna romana. Tutto intorno, dorsali, boschi, cime a perdita d’occhio. E proprio ai piedi si allunga la profonda incisione della Valle del Simbrivio, con Vallepietra, oltre la quale, sotto alte pareti rocciose, arroccato su uno sperone, si scorge il santuario della Santissima Trinità di Vallepietra.
Ripreso il cammino, con un ultimo tratto in salita, attraversando un ambiente ormai alpino dove la vegetazione arborea lascia spazio a prati e formazioni rocciose, si raggiunge la vetta a 1855 metri di quota, con una croce metallica che, in inverno, è spesso decorata da ghirlande di neve e ghiaccio create dal vento. Tutto intorno, il panorama si apre ulteriormente, diventando quasi incredibile, dal Velino al Gran Sasso, la Majella e la Piana del Fucino, i pendii punteggiati di borghi sparsi, la campagna romana che si perde nella foschia. Così vicini ma così lontani.
Il ritorno può seguire lo stesso percorso, oppure dalle Vedute si può prendere il sentiero estivo n° 673C, inizialmente lungo la stradina innevata, poi svoltando a sinistra dopo il tornante, per calare tra bosco e radure fino superare la partenza della seggiovia e riportarsi sull’itinerario di salita. E quasi di colpo, rientrando tra le auto e gli sciatori, non si può provare una certa soddisfazione per aver attraversato un territorio ancora libero dall’invasione umana.
IL PERCORSO
Regione: Lazio
Partenza: Campo dell’Osso (1550 m)
Arrivo: Monte Autore (1855 m)
Accesso: dalle uscite della A24 di Vicovaro-Mandela o di Carsoli, si deve prima raggiungere Subiaco, da dove una tortuosa strada sale a Livata, continuando infine per un’altra stradina fino a Campo dell’Osso
Dislivello: 300 m
Durata: 1 h e 30 min/2 h
Difficoltà: WT2 (media difficoltà)
Immagine di apertura: il panorama si apre salendo verso il Monte Autore (1855 m). © Mauro Molinari











