Una montagna elegante che pare inaccessibile, ma il crinale settentrionale si lascia percorrere agevolmente: con gli sci ai piedi sul Pizzo della Sancia

Da Starleggia, sopra Campodolcino, una lunga salita scialpinistica che si sviluppa in ambiente aperto e progressivo, dalle prime baite fino alla dorsale di confine con la Svizzera, tra pascoli, segni della vita d'alpeggio, vallette e pendii ideali per lo sci. Dalla vetta, il panorama si apre sulla Valle Spluga e sulla Mesolcina, e in buone condizioni la discesa può riservare una bella variante

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
da Chiavenna, raggiunta con la Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga passando da Lecco e Colico, si sale in Valle Spluga verso l’omonimo passo e Madesimo, e giunti a Campodolcino, si tiene la sinistra per Isola e si svolta subito a sinistra lungo la stradina che, in circa 6 km, sale a Starleggia
Starleggia è un piccolo e antico nucleo di case, oggi in gran parte ristrutturate e frequentate in estate, adagiato sul versante occidentale della Valle Spluga, poco sopra Campodolcino. Quasi un balcone sospeso e ben esposto, che introduce a un ambiente montano di grande coerenza paesaggistica. Qui, come nel resto della valle che da Chiavenna sale verso il Passo dello Spluga, il paesaggio assume progressivamente un carattere più alpino salendo di quota, con ampi pendii modellati dall’azione glaciale e dorsali arrotondate che rendono quasi naturale la progressione con gli sci. Proprio sopra Starleggia, l’omonima valle si biforca, abbracciando il Pizzo della Sancia (2718 m), che domina dall’alto la Valle Sancia e il Passo della Sancia a sud, mentre a nord si trova la Val Fioretta, chiusa in alto dal Passo di Barna. La sua caratteristica sagoma slanciata, evidente già dal basso, ne fa una cima immediatamente riconoscibile, una montagna elegante nelle linee, che emerge con decisione sopra i pendii della valle. Pare inaccessibile, ma il crinale settentrionale si lascia percorrere agevolmente, in estate come in inverno. La vetta si trova sullo spartiacque principale di confine con la Svizzera, precisamente con la Mesolcina, tra il Pizzo Quadro a sud e il Monte Bardan e la Cima di Barna a nord. È una montagna che non si impone con durezza, ma che si lascia comprendere attraverso la gradualità del terreno e la continuità del paesaggio. Una montagna "minore", direbbe qualcuno, che sa regalare una bella salita scialpinistica, lunga, con un andamento logico e continuo, progressivo, senza difficoltà tecniche marcate. Una gita da cogliere nel momento giusto, quando la strada per Starleggia è già sgombra dalla neve e percorribile (in genere non prima di marzo), ma l’innevamento è sufficientemente abbondante – ma anche sicuro – per godere al meglio dei pendii che riserva il percorso. Non una gita prettamente invernale, quindi, a meno di non volersi sobbarcare altri 7 chilometri e 500 metri di dislivello partendo direttamente da Campodolcino. E in tal caso questa montagna minore, in alcuni fine settimana molto frequentata dagli scialpinisti, locali e non, diventa davvero un’oasi di solitudine.

Paesi antichi e grandi ripiani
La partenza avviene dalla località di Starleggia, raggiungibile in auto da Campodolcino: superato il paese e deviato a sinistra per Isola, si passa davanti alla partenza della funicolare Sky Express, che sale a Motta e al comprensorio sciistico di Madesimo e si devia subito a sinistra (indicazioni), dove c’è il campeggio. La stradina, stretta e con numerosi tornanti, sale nel bosco, passa dalla radura di Splughetta e arriva infine al nucleo di Starleggia, composto da baite in pietra e ampi spazi prativi in pendenza, ben esposto al sole e affacciato sulla conca di Campodolcino, con una fisionomia rurale ancora leggibile. Una località antica, utilizzata in passato come pascolo intermedio e di particolare importanza per la sua collocazione su una direttrice di commerci con la Mesolcina, in Svizzera, attraverso il Passo di Barna, tanto da avere un chiesetta settecentesca dedicata a san Filippo Neri e alla Beata Vergine del Buon Consiglio. Calzati gli sci, si attraversa il borgo seguendo la stradina che, entrando nel bosco, rimonta il pendio con pendenza moderata e andamento regolare. È un avvicinamento che permette di entrare gradualmente nell’itinerario, senza forzature, un aspetto da non trascurare, vista la lunghezza complessiva della salita. Dopo questo primo breve tratto nel lariceto, e poco oltre un ponticello, il terreno si apre e compaiono le prime baite di Bocci. Siamo sui pianori che anticipano il borgo di San Sisto, splendidamente adagiato sui ripiani oltre il torrente, affacciato in posizione panoramica sopra Starleggia e sulla Valle Spluga. In pieno inverno, quando la strada per Starleggia è innevata, la salita a San Sisto può diventare una bella, seppur lunga, escursione con le ciaspole, partendo direttamente da Campodolcino. Per il Pizzo della Sancia, invece, prima del ponte che conduce al nucleo centrale di San Sito, si abbandona la strada verso sinistra (sudovest) in direzione delle baite di Morone, iniziando la parte più bella della salita. La cima è lì sopra, evidente, slanciata, che invita a salire.

Alti tra Spluga e Mesolcina
Con un traverso ascendente in direzione sudovest, superando un’ultima e breve fascia boscosa, ci si porta presso un’opera di captazione idraulica, dove si piega a destra (nordovest) per rimontare un evidente e bel valloncello, che sale su un pianoro. Volgendo a sinistra (ovest), si risalgono gli aperti pendii senza percorso obbligato, con la pendenza che aumenta gradualmente, e più in alto, prima della dorsale principale, si transita dall’edificio in pietra del bivacco Ca’ Bianca (2565 m). La struttura risale al 1931, quando venne edificato un ricovero per i lavoratori delle cave di beola soprastanti, poi ristrutturato nel 1997 dal Cai Vallespluga, con funzioni di spartano ma confortevole bivacco. Non manca molto, si deve solo raggiungere la vicina dorsale spartiacque, e da qui rimontare, verso sud, il facile crestone che in breve conduce, sci ai piedi, sulla panoramica cima. Da qui si possono vedere gran parte delle cime che circondano la Valle Spluga, mentre in primo piano si delineano il Pizzo Quadro a sud, la Cima di Barna, il Tambò, il Ferrè e il Suretta a nord. E tutto intorno montagne a perdita d’occhio, Badile e Disgrazia, Timun e Pizzo Stella, e l’infilata di vette oltre la Mesolcina. Non resta che scendere, su pendii ideali per lo sci, facili ma divertenti se si segue l’itinerario di salita. In condizioni di neve ben assestata, i più esperti possono anche seguire la variante di discesa per la Val Fioretta, alternando ripidi pendii e canali ancora più ripidi, con un percorso che richiede capacità di orientamento e una lettura attenta del terreno, oltre che ottimo controllo degli sci. In entrambi i casi, tornati verso il basso, dopo una lunghissima serie di curve, verrebbe voglia di allungarsi fino ai ripiani di San Sisto, che con la neve acquisiscono ancora più fascino. Avendo del tempo a disposizione, e sufficienti energie, è un’ottima opzione, prima di seguire l’ultimo tratto di strada che riporta a Starleggia.
IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: Starleggia (1565 m)
Arrivo: Pizzo della Sancia (2718 m)
Accesso: da Chiavenna, raggiunta con la Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga passando da Lecco e Colico, si sale in Valle Spluga verso l’omonimo passo e Madesimo, e giunti a Campodolcino, si tiene la sinistra per Isola e si svolta subito a sinistra lungo la stradina che, in circa 6 km, sale a Starleggia
Dislivello: 1150 m
Durata: 3 h/3 h e 30 min
Difficoltà: BS (buon sciatore)
Immagine di apertura: le baite all’ingresso dei ripiani di Sisto, sopra Starleggia. © Matteo Leoni












