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FVG
22 aprile | 18:01

"Pioggia di milioni di euro agli impianti sciistici quando in inverno fa sempre più caldo: una follia. La giunta non vuole fare i conti con la crisi climatica"

Moretuzzo e Massolino (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg): "Record di sciatori e incassi? La giunta celebra una contraddizione e investe in un modello fragile, costoso e insostenibile sotto tutti i punti di vista"

di Redazione

TRIESTE. "La realtà descritta dai report scientifici sul cambiamento climatico e dai dati ufficiali sugli investimenti pubblici è decisamente diversa a quella raccontata per anni dalla giunta regionale: mentre il Friuli Venezia Giulia viene ufficialmente riconosciuto come un hotspot del riscaldamento globale, con un'anomalia termica che nel 2024 ha toccato i +2,5°C rispetto all'epoca preindustriale, la Giunta regionale ha impresso un'accelerazione senza precedenti alla spesa pubblica per impianti sciistici destinati evidentemente a subire in modo pesante le conseguenze dell'aumento delle temperature".

 

Non usa giri di parole Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, nel commentare nel corso della quale sono stati esposti i dati ottenuti, tramite diversi accessi agli atti, relativi alle spese di PromoTurismoFvg, con particolare attenzione agli impianti di risalita

 

"Più volte il presidente Fedriga e l'assessore Bini hanno celebrato record di presenze e incassi, ma emerge con sempre maggiore evidenza una contraddizione strutturale: il modello su cui la Regione continua a investire è fragile - spiega Moretuzzo -, costoso e sempre più insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. I numeri dell'ultima stagione (+5% di incassi e +6% di sciatori) non raccontano, infatti, l'altra faccia della medaglia: uno sviluppo drogato da ingenti risorse pubbliche che permettono di tenere artificialmente bassi i prezzi degli skipass. In 5 anni i finanziamenti triennali decisi dalla Giunta Fedriga sono passati dai 36 milioni del 2021 ai 190 milioni di investimenti programmati per il triennio 2025-2027. Un aumento del 429% a fronte di un 6% dell'aumento annuo degli sciatori. Un finanziamento fuori scala e decisamente spropositato. Questo non significa abbandonare il settore dello sci a sé stesso, significa programmare nuovi investimenti in modo sensato e tenendo conto di quanto sta succedendo".

 

"Quello con cui la Giunta sembra, però, non voler fare i conti - prosegue Giulia Massolino, consigliera del Gruppo - è il cambiamento climatico. Nel report di Arpa c'è una vera e propria condanna climatica: si evidenzia infatti come la durata della stagione sia ridotta di 15-30 giorni, e come le proiezioni parlino di un calo del 15% di turisti invernali entro il 2030. La Linea di affidabilità della neve (Lan) è già salita sopra i 1.500 metri, destinata ad aumentare di 150 metri a ogni ulteriore grado di riscaldamento. Con la maggior parte dei poli del Fvg situati tra i 1.000 e i 1.900 metri, gran parte del demanio sciabile ricade in una zona climatica ormai non affidabile".

 

"E così, mentre in Austria si procede alla dismissione degli impianti situati tra i 1.200 e i 1.600 metri - prosegue Massolino -, la Giunta regionale continua a versare decine di milioni di euro pubblici in infrastrutture che, secondo le proiezioni, vedranno la scomparsa totale dei giorni di gelo entro fine secolo. Ai costi che abbiamo esposto peraltro andrebbero aggiunti i costi ambientali, che tra acqua, energia ed emissioni peggiorerebbero ulteriormente il quadro. Il dossier di Legambiente Nevediversa pubblicato a fine marzo parla esplicitamente di accanimento terapeutico: investimenti in aree a bassa quota o esposte al sole, dove la neve è sempre meno garantita. È il caso, ad esempio, della nuova pista Lazzaro a Tarvisio, che comporterà l'abbattimento di diversi ettari di bosco habitat di specie protette come il gallo cedrone".

 

"Parliamo di insostenibilità del sistema sci dopo aver visionato gli andamenti economici degli ultimi anni dei poli sciistici. Nonostante oltre 1,1 milioni di primi accessi e 17,9 milioni di euro di ricavi - aggiunge Moretuzzo -, i risultati restano in passivo. I poli più critici sono Forni di Sopra (oltre -1 milione di euro), Sella Nevea e Sappada (fino a -1,2 milioni a stagione), mentre Piancavallo ha raggiunto una perdita di 766.000 euro. Solo Zoncolan e Tarvisio mostrano risultati positivi, insufficienti però a compensare il quadro generale. A pesare sono i costi variabili diretti estremamente elevati, soprattutto energia per l'innevamento, manutenzione e personale, che nel 2025 hanno quasi azzerato i ricavi, del tutto insufficienti a coprire anche gli oltre 1,3 milioni di costi fissi e rendendo il sistema dipendente dalle risorse pubbliche".

 

"A questo si aggiunge un dato che la Giunta continua a ignorare: il Fvg conta già oggi almeno 11 impianti dismessi, 13 casi di smantellamento e 14 strutture abbandonate. Una vera e propria costellazione di scheletri della monocultura dello sci, che raccontano il fallimento di scelte passate e dovrebbero indurre maggiore prudenza, non una nuova corsa agli impianti. Non solo: per sostenere un modello sempre più dipendente dalla neve artificiale, la Regione ha realizzato 15 bacini per l'innevamento programmato, con un impatto significativo sul consumo idrico ed energetico, oltre che sugli ecosistemi. Un ulteriore segnale - commenta infine il consigliere - della distanza tra le politiche regionali e la realtà della crisi climatica".

 

"Continuare su questa strada non è progresso: è inseguire modelli superati. È urgente fermare questo spreco e destinare le risorse a una reale riconversione economica della montagna, capace di sopravvivere senza neve artificiale in un mondo sempre più caldo. Una riflessione sulla gestione dei fenomeni turistici dovrà necessariamente coinvolgere l'intera regione - concludono Moretuzzo e Massolino -, alla luce delle criticità che in alcuni territori stanno già alimentando il dibattito sull'iperturistificazione. È fondamentale intervenire prima che i segnali già oggi visibili, come l'aumento dei prezzi degli affitti nelle città a maggiore vocazione turistica, si trasformino in dinamiche difficili da governare. Serve un cambio di paradigma radicale".

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