"Legambiente racconta solo metà della realtà di montagna", Anef: "Il turismo invernale non è un tema ideologico, ma una questione economica e territoriale"
L'associazione nazionale esercenti funiviari-Anef interviene sulla pubblicazione del report Nevediversa di Legambiente: "Il limite più evidente è metodologico: si prendono in considerazione solo il numero degli impianti, la dimensione delle aree sciabili, e gli investimenti pubblici deliberati, ma non si affronta con la stessa precisione il valore sociale ed economico complessivo generato dal turismo invernale"

TRENTO. Ogni milione di ricavi turistici dei gestori di impianti genera oltre 5 milioni di spesa turistica, circa 8 milioni di giro d’affari e più di 68 Ula (occupati diretti e indiretti) a livello locale. Il totale degli investimenti per la realizzazione o il rinnovo delle infrastrutture (impianti, innevamento, macchinari, fabbricati) è stato di 291 milioni di euro, il 94% del totale nazionale. Questi alcuni numeri di Anef, l'associazione nazionale esercenti funiviari interviene sul report Nevediversa pubblicato da Legambiente (Qui articolo - Qui approfondimento). Un rapporto che "continua a raccontare solo metà della realtà di montagna".
La Lombardia, il Veneto, il Trentino e l'Alto Adige, protagoniste dei Giochi olimpici e paralimpici Milano-Cortina 2026 in corso, "si confermano regioni ad alta vocazione turistica dove il sistema montagna continua a giocare un ruolo strategico nel saper attivare filiere produttive estese, sostenere l’occupazione locale e stimolare investimenti infrastrutturali di lungo periodo".
E Anef si appoggia allo studio, “L’economia della Montagna. Impatti e sfide del sistema montagna in Italia”, commissionato a Pwc Italia per evidenziare come il turismo in alta quota rappresenti una risorsa vitale come ecosistema economico complesso che sostiene le comunità montane. Il lavoro è focalizzato sull’impatto socio-economico del turismo montano legato agli impianti di risalita delle regioni Valle d’Aosta, Trento, Bolzano, Lombardia e Veneto.
"Ogni anno il rapporto 'Nevediversa' propone una lettura del turismo invernale che tende a rappresentare gli impianti di risalita quasi esclusivamente come un problema ambientale e come un costo pubblico. E' una narrazione che rischia però di risultare fortemente parziale, perché trascura un elemento fondamentale: nelle aree alpine e prealpine il turismo legato alla neve non è soltanto un’attività sportiva, ma una vera infrastruttura economica territoriale", commenta Massimo Fossati, vicepresidente Anef. "Gli impianti di risalita non producono valore solo attraverso la vendita degli skipass. Attorno allo sci ruota un’intera filiera economica che coinvolge alberghi, rifugi, ristoranti, scuole di sci, noleggi, trasporti locali, commercio e servizi turistici. Proprio per questo motivo numerose analisi economiche, come quella realizzata da Pwc-Anef, parlano di un forte effetto moltiplicatore del turismo invernale: ogni euro speso direttamente nello sci genera una ricaduta molto più ampia sull’economia del territorio. Studi citati anche dalla stampa economica indicano che questo effetto può arrivare fino a otto euro di ricaduta economica complessiva per ogni euro speso negli impianti".
Insomma, per Anef non bisogna soltanto guadare al bilancio delle società funiviaria ma si deve anche considerare l'economia generata dal turismo invernale perché altrimenti si osserva solo una parte del fenomeno.
Dall’analisi di Pwc per Anef emerge che per ogni euro speso per l’acquisto di biglietti e servizi turistici negli impianti di risalita si genera un effetto moltiplicatore di oltre 5 volte per la spesa turistica locale e oltre 8 volte per il giro d’affari locale stimolato, inteso come valore della produzione.
In particolare, si legge nello studio di Pwc-Anef, i dati aggiornati dello studio mostrano che nei territori analizzati, a fronte di 1.111 milioni di euro di spesa turistica destinata agli impianti di risalita (per skipass e altri servizi elargiti dai gestori), la spesa turistica locale complessiva ha raggiunto 5.576 milioni di euro (Iva esclusa), attivando 8.941 milioni di giro d’affari e 75.236 Ula (occupati diretti e indiretti) locali.
Tutto ciò ha prodotto un gettito fiscale da 548 milioni di euro per Regioni, Province e Comuni dell’area montana dei territori analizzati. Per comprendere come il turismo montano sia capace di generare un impatto fiscale significativo a livello locale, basti pensare che per ogni giornata sci registrata sugli impianti di risalita, il gettito fiscale medio per sciatore è di 15,5 euro.
"I numeri complessivi del settore aiutano a capire meglio la dimensione reale del fenomeno", dice Fossati. "In Italia il comparto funiviario genera circa 1,3 miliardi di euro di fatturato diretto ogni anno, con una ricaduta economica complessiva che supera ampiamente i 7 miliardi di euro considerando l’indotto turistico. Questi numeri spiegano perché il turismo invernale rappresenti una delle principali leve economiche per molte aree montane. C’è poi un aspetto che raramente compare nei rapporti di Legambiente: il ruolo sociale degli impianti di risalita. In molte vallate alpine e prealpine lo sci rappresenta uno dei principali motori economici locali. Attorno alla stagione invernale ruotano migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti e un tessuto di imprese turistiche che consente a molte comunità montane di mantenere servizi, occupazione e popolazione residente".
Sul fronte degli investimenti, sulla base dei dati di bilancio 2024 dei gestori presenti nelle aree geografiche analizzate, l’ammontare delle risorse finanziarie destinate alla realizzazione o al rinnovamento delle infrastrutture esistenti (impianti, innevamento, mezzi, macchinari, attrezzature e fabbricati e così via) cubava 291 milioni di euro (30% Bolzano, 27% Trento, 21% Lombardia, 13% Valle d’Aosta, 9% Veneto) che corrispondevano al 94% del totale nazionale degli investimenti infrastrutturali nel 2024. Anche qui, l’effetto moltiplicatore è notevole: per ogni milione di valore della produzione generato dalle società di gestione dei territori analizzati, 0,25 milioni sono stati spesi in investimenti.
Dal punto di vista ambientale, gli impianti di risalita emettono solo il 6% di tonnellate di anidride carbonica attribuibili al turismo montano. Le nuove tecnologie, come i sistemi Ecodrive per le seggiovie e i generatori ad alta efficienza per l’innevamento, consentono risparmi energetici fino al 20%. In crescita l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili. Dati che riflettono l’impegno continuo delle regioni alpine nel rinnovamento e modernizzazione delle infrastrutture, anche in ottica di sostenibilità ambientale, con effetti diretti sulla competitività delle destinazioni e sulla qualità dell’offerta turistica.
Se si allarga la riflessione al sistema montagna in Italia nel suo complesso, l’Italia conta in totale 2.500 comuni montani che occupano circa il 35% del territorio nazionale e sono abitati da oltre 7 milioni di abitanti, più del 12% della popolazione italiana. Il 51% dei comuni montani presenta un’economia fortemente incentrata sul turismo con una media di 17 presenze turistiche per abitante, più del doppio rispetto alla media nazionale. Nel sistema montagna operano oltre 552 mila unità locali delle imprese, di cui 171 mila artigiane, che complessivamente danno lavoro a 1,8 milioni di addetti.
"Il limite più evidente del rapporto Nevediversa è quindi metodologico: infatti nel documento si prendono in considerazione solo il numero degli impianti, la dimensione delle aree sciabili, e gli investimenti pubblici deliberati, ma non si affronta con la stessa precisione il valore sociale ed economico complessivo generato dal turismo invernale", prosegue Fossati. "In altre parole, non si misura il valore prodotto. Questo approccio finisce inevitabilmente per costruire una narrazione selettiva, che non restituisce la complessità reale delle economie di montagna. Il turismo invernale non è un tema ideologico, ma una questione economica e territoriale. E qualsiasi analisi seria sul futuro della montagna dovrebbe partire proprio da questo dato di realtà".
Nell’analisi Pwc – Anef "il turismo montano si conferma 'motore' di sviluppo delle economie locali, in grado di attrarre presenze e generare valore, e quindi una leva strategica per rafforzare la competitività internazionale delle destinazioni alpine italiane. Senza questa economia, molte aree montane rischierebbero un rapido impoverimento economico e un ulteriore spopolamento", conclude Fossati.











