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Attualità | 11 marzo 2026 | 10:22

"273 impianti sciistici dismessi, 106 chiusi temporaneamente, 98 operativi a singhiozzo, mentre 231 sopravvivono per accanimento terapeutico". Lo stato del turismo invernale nel report Nevediversa 2026

"La settimana bianca resta un rito identitario e la neve artificiale come foglia di fico maschera il cambiamento climatico lasciandoci legati a modelli del passato". Come di consueto, il dossier annuale di Legambiente sul turismo in montagna si impegna, attraverso l'analisi dei dati, a fare chiarezza sulle eredità e gli effetti della crisi climatica, con uno sguardo rivolto al futuro. Questa volta vi è inoltre un focus dedicato alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 e alle infrastrutture connesse

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"273 impianti dismessi, 106 chiusi temporaneamente, 98 operativi a singhiozzo, mentre 231 sopravvivono per ‘accanimento terapeutico’. Gli altri impianti mantengono l’attività grazie a bacini artificiali e cannoni. Purtroppo, i riusi e gli smantellamenti restano casi sporadici: solo 37 quelli finora conteggiati".

 

È uscito oggi, 11 marzo, il report annuale Nevediversa di Legambiente. Come di consueto, il documento si impegna ad analizzare tramite dati scientifici il turismo in montagna nel corso dell’ultimo anno, ma sempre alla luce di tendenze più estese. Inoltrandosi tra eredità (e debiti) materiali ed effetti della crisi climatica, la ricerca vi affianca una pars construens che racconta nuovi modelli e proposte virtuose per il futuro delle comunità e degli ambienti montani.

 

Nevediversa 2026 si apre con un’analisi dello stato degli impianti e del territorio, offrendo una mappatura delle diverse tipologie di stazioni sciistiche e delle loro criticità. Prosegue quindi con una rassegna di cattive pratiche e progetti controversi, e con un approfondimento dedicato alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 e alle infrastrutture connesse. Un capitolo specifico indaga poi il rapporto tra sci, finanza pubblica e cambiamenti climatici; mentre la sezione sugli edifici sospesi restituisce il volto materiale della trasformazione in atto. Il dossier - come accennavamo - si chiude con una serie di esperienze e buone pratiche, che si propongono di mostrare "come sia possibile costruire modelli di sviluppo più resilienti, inclusivi e rispettosi dei limiti ecologici".

 

"La ragione di questo lavoro è evidente", si legge nella Premessa. "Ogni impianto inattivo o artificiale non rappresenta solo un costo economico, ma testimonia la fragilità di un modello che riduce la montagna a scenografia. Infrastrutture abbandonate e neve artificiale rivelano i limiti di un’illusione collettiva, con ricadute sull’ambiente, sulle comunità e sulle generazioni future".

 

Così – continua la Premessa firmata da Vanda Bonardo e Sebastiano Venneri – la montagna rischia di diventare una vera e propria "fabbrica del divertimento", dove l’attrattività nel breve periodo prevale sulla sostenibilità e sul senso del territorio.

 

Proprio per approfondire questo fenomeno, nel dossier di quest’anno sono stati censiti i cosiddetti "Luna park della montagna". "Ne abbiamo individuati 28, variamente impattanti, ma tutti caratterizzati da forte artificialità e standardizzazione: realizzati spesso con abbondante plastica e replicati identici da una valle all’altra, senza alcun radicamento nella cultura, nella storia o nella morfologia dei luoghi".

 

Tra casi studio e contributi sia nostrani che internazionali, a titolo di un articolo ci si chiede: "Veramente i comprensori sciistici evitano lo spopolamento delle montagne?". E verrebbe da aggiungere: "Che genere di turismo attira questo modello lì dove torniamo ad abitare?".

È forse il grande pubblico internazionale, come da molti anni accade a Cortina e oggi più che mai con le Olimpiadi? Certamente un afflusso danaroso e proficuo, ma quantomai capace di generare contraddizioni e paradossi; a partire dalle emissioni di un "turismo su larga scala", che contribuiscono a destabilizzare le montagne che giustificano questo interesse.

 

C’è spazio anche per riflessioni di natura antropologica nelle pagine di Nevediversa2026. Secondo Legambiente infatti, "la ‘settimana bianca’ resta un rito identitario – almeno per chi può permettersela - e la neve artificiale funziona come una foglia di fico tecnologica che maschera il cambiamento climatico, giustificando nuovi investimenti e opere. La crisi dello sci, dunque, non è solo fisica: siamo ancora legati a un’idea di montagna del passato, che continuiamo a riprodurre pur sapendo quanto sia artificiale".

 

Di qui, allora, l’importanza di saper leggere questi spazi: "riconoscere nei vuoti e nelle contraddizioni non solo segnali di un modello in crisi, ma anche opportunità per riconvertire e riutilizzare le terre alte, restituendo loro abitabilità". In questa direzione, il "Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana" e la raccolta di buone pratiche, vogliono offrire strumenti concreti per immaginare nuovi modi di vivere e frequentare la montagna.

 

Come sempre - ma non è mai scontato ricordarlo - il primo motore verso un cambiamento capace di ricadute positive su larga scala è l’informazione. Ecco perché Nevediversa è uno strumento efficace per contribuire a un dibattito pubblico informato e a coinvolgere cittadini, amministratori e comunità locali in una lettura della montagna basata sul confronto equilibrato tra le forze in campo.

 

Non tutto ciò che è tecnicamente possibile o economicamente acquistabile coincide con un maggiore benessere, conclude Legambiente. "Riconoscere i limiti, in questo senso, significa assumere l’adattamento come una scelta strategica e non come una rinuncia: orientare politiche e investimenti verso modelli più sobri e resilienti, capaci di ridurre la vulnerabilità dei territori montani e di garantire condizioni di vita sostenibili nel lungo periodo".

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