Capanna Faustinelli andata in cenere: il suo primo custode spesso "saliva a inizio estate e rimaneva su (a 3100 metri) per tre mesi". Gli amici che gli portavano le provviste hanno garantito il futuro del bivacco

"È bruciata del tutto, rimanevano appena la roccia carbonizzata e una piccola trave di legno". Le foto e i video del sopralluogo mostrano uno scenario impietoso, ce lo racconta un membro dell'associazione Amici di Cima Lagoscuro, che ha preso parte nella ricognizione. In questo triste scenario, il pensiero va alla storia del suo fondatore

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nella serata di mercoledì 10 giugno, la Capanna Faustinelli, un bivacco situato ad oltre tremila metri nella zona del Lago Scuro, nel gruppo dell’Adamello, è stato avvolto dalle fiamme. Fin da subito sono stati attivati vigili del fuoco e soccorso alpino per spegnere il rogo, purtroppo senza successo.
La colonna di fumo e il bagliore del rogo, visibili da fondovalle, avevano suscitato lo stupore dei valligiani, chi si chiedeva cosa fosse a bruciare e chi – conoscendo bene la zona – affidava già ai social tutto il suo rammarico.
Dopo i sopralluoghi odierni, l’amara sentenza: della struttura non è rimasto nulla, è stata ridotta completamente in cenere. A raccontarcelo è Corrado Asticher, socio dell’associazione Amici di Cima Lagoscuro, che ha preso parte ai sopralluoghi in elicottero.
"Arrivati sopra al sito della Capanna, ci siamo accorti che non ne era rimasto assolutamente più niente. Purtroppo è bruciata del tutto, rimanevano appena la roccia carbonizzata e una piccola trave di legno".

Non ancora confermata la causa, ma l’ipotesi più plausibile è che si tratti di un fulmine, come precedentemente ipotizzato.
"I Vigili del Fuoco di Brega si sono calati sul sito per fare le loro rilevazioni, e ora siamo in attesa del verbale con le conclusioni. Però di corrente non ce n'è: c’erano un paio di bombolette da campeggio, ma non penso che possano innescarsi da sé durante un temporale. Tracce di eventuali escursionisti non ce n’era in giro, peraltro è difficile che qualcuno sia salito con quel maltempo: dev’essere stata proprio la fatalità di un fulmine".
La Capanna sorge nel luogo di un complesso militare d'alta quota inizialmente separato in tre baracche, che – durante gli anni della "Guerra Bianca" in Adamello - ospitarono gli Alpini combattenti contro l’avanzata austroungarica. La struttura, fino a ieri, aveva fatto da appoggio agli escursionisti e agli alpinisti che sceglievano di percorrere il sentiero dei Fiori, un luogo storico dedicato alla memoria della Grande Guerra custodito dai volontari dell'associazione.
Oggi che la Capanna è bruciata, il pensiero è rivolto a Giovanni Faustinelli, colui che per primo aveva lavorato alle vecchie baracche, recuperandone i materiali, per dare vita alla Capanna che poi prese il suo nome. Guida alpina deceduta nel 1991, Faustinelli lavorò per anni con dedizione instancabile alla cura e al mantenimento della struttura.
All’omaggio del Comune di Ponte di Legno a questo suo insigne cittadino, si unisce ora l’Associazione Amici di Cima Lagoscuro, che - dalla morte del fondatore - ne hanno curato la gestione, la manutenzione ed ogni apertura.
Giovanni Faustinelli è nato nel 1908 a Pezzo, una frazione di Ponte di Legno. Inizialmente dedito alla ricerca e alla vendita di metalli da residui della Grande Guerra, Faustinelli ha così indirettamente coltivato la sua vocazione: l’alpinismo. A ventisei anni divenne guida alpina e maestro di sci, compiendo gesta notevoli come la solitaria dello spigolo nord dell'Adamello.
Il suo valore, però, va ben oltre le imprese sportive; scelse infatti di dedicare la vita alla memoria e alla sua comunità. Dai rottami delle baracche, negli anni Faustinelli costruì la Capanna per come l’abbiamo conosciuta, facendone un punto d’appoggio per il suo lavoro di recupero di testimonianze belliche e di ripristino dei sentieri alpini.

"Ha dedicato buona parte della sua vita a quella capanna - racconta Corrado Asticher - per mantenere viva la memoria di chi, a vent’anni, su quelle cime ha perso la vita. Ci sono stati periodi della sua vita, circa una decina d'anni, nei quali saliva a inizio estate e rimaneva su tre mesi interi".
Fu allora che Faustinelli avrebbe iniziato a recuperare il sentiero della prima linea, quello che oggi è il "Sentiero dei Fiori". Nonostante un brutto incidente nel 1970 gli portò via la gamba sinistra (fu un'esplosione durante lo sgombero di una galleria), continuò instancabilmente a lavorare con pala e piccone per tutta la vita, riparando sentieri impervi e dimenticati e contribuendo a mantenere integre le memorie della guerra".
"Alla sua morte - racconta Asticher - i tre o quattro amici che ogni tanto salivano per portargli un po' di pane, un po' di latte, un po' di formaggio, hanno costituito l'associazione che cerca di mantenere il luogo e la memoria di questa grande persona".

In seguito ad alcuni furti, l’associazione in passato ha deciso di imporre l’accesso su richiesta. I circa quindici volontari attivi si impegnavano perciò ad aprire personalmente a turno la Capanna nei weekend e nei periodi di maggiore affluenza. Inoltre si prendevano carico dei lavori di mantenimento e, ora che la Capanna è stata ridotta in cenere, promettono di attivarsi per permetterne la ricostruzione.
"Il 20 aprirà la cabinovia che ci porta sul ghiacciaio, allora andremo su personalmente a vedere, a toccare con mano quello che è successo, e inizieremo a studiare un piano per ricostruirla. Purtroppo non sarà la stessa cosa, ma è importante che la Capanna ritorni in vita. Il sindaco ha già dato per scontato che sarà così".
Foto a dx: Simone Brunelli











