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Attualità | 08 giugno 2026 | 06:00

Si possono proteggere le greggi dagli attacchi degli orsi? Sui Pirenei francesi un'associazione offre un supporto concreto, tra cani da guardiania e recinti elettrificati

"La questione dell'orso è molto controversa - più di quella del lupo -, perché l'orso è stato reintrodotto. La nostra associazione intende mantenere una posizione neutrale su questo tema: noi ci occupiamo di offrire assistenza tecnica agli allevatori che vogliono proteggere i loro animali, indipendentemente dal predatore". I Pirenei hanno visto negli ultimi anni la popolazione di orsi bruni crescere sensibilmente. Il mondo del pastoralismo sta provando ad adattarsi, con il supporto di un'associazione, La Pastorale Pyrénéenne, e di un sistema di sovvenzioni pubbliche

scritto da Carlo Berti

Se in Romania e in Slovenia l’orso bruno non è mai scomparso e si conta oggi, rispettivamente, in diverse centinaia o migliaia di esemplari, e se in Abruzzo l’orso marsicano continua a lottare per la sua sopravvivenza incerta, c’è un luogo in Europa dove la convivenza con gli orsi ha avuto un’evoluzione simile (seppur non identica) a quella del Trentino. Si tratta dei Pirenei, la catena montuosa che disegna il confine tra Francia e Spagna. I Pirenei sono stati sede, dal primo accordo firmato nel 1993, di un progetto di reintroduzione dell’orso simile a quello trentino, di cui abbiamo recentemente parlato per quanto riguarda il lato spagnolo. Ma anche sul lato francese il pastoralismo affronta le medesime sfide generate dalla presenza di una crescente popolazione di plantigradi che costringe allevatori e pastori a prendere adeguate misure di protezione contro le predazioni (o, in alternativa, a subirle).

 

Qui, l’ultimo orso proveniente dalla Slovenia è stato rilasciato nel 2018. Un documento pubblicato dalle istituzioni occitane nel marzo del 2026 indicava un numero minimo di 108 orsi nei Pirenei, concentrati principalmente nei dipartimenti dell’Ariège e dell’Alta Garonna. Anche i danni provocati dagli orsi nel 2025 si sono prevalentemente registrati in quest’area, con risarcimenti per circa 425.000 euro (i risarcimenti avvengono non soltanto quando la predazione da parte dell’orso è certificata, ma anche nei casi in cui ci sia il ragionevole dubbio che il danno sia stato provocato da un orso). L’ammontare delle predazioni (tra i 700 e i 1000 capi all’anno negli ultimi cinque anni, soprattutto ovini, e quasi tutti nella zona centrale dei Pirenei), dopo un picco nel 2019, si è stabilizzato, nonostante la popolazione di orsi sia aumentata in questi anni (in media, di poco più dell’11% all’anno tra il 2006 e il 2024). Nel 2025 si è addirittura registrato un calo sia delle predazioni confermate che dei risarcimenti, a cui potrebbe aver contribuito, secondo il report delle istituzioni occitane, l’applicazione delle misure di prevenzione.

 

Fondamentale per la gestione della convivenza, la riduzione dei danni e l’ottenimento dei risarcimenti è un’adeguata applicazione delle misure di prevenzione e protezione delle greggi e degli apiari. Insieme ad Anne-Laure Andreu, direttrice dell’associazione "La Pastorale Pyrénéenne" (La Pastorale Pirenaica), abbiamo cercato di capire meglio quali siano queste misure e come il mondo del pastoralismo nei Pirenei possa metterle in pratica.

 

"Siamo un'associazione di allevatori e pastori che ha lo scopo di fornire consulenza tecnica in materia di protezione delle greggi", spiega Andreu. La loro attività si concentra soprattutto su tre aspetti: fornire una rete di pastori di supporto che possano sostenere altri pastori negli alpeggi per missioni di alcuni giorni (solitamente da uno a quattro), aiutando nella protezione, nella sorveglianza notturna, nella ricerca delle greggi, nel montaggio e nello smontaggio dei recinti, per esempio in seguito ad attacchi ripetuti e improvvisi da parte di orsi (o lupi, anche se in questa zona ci sono pochi individui e, per ora, nessun branco); affiancare gli allevatori nella scelta e nell’addestramento dei cani da guardiania, accompagnandoli poi nella gestione di questi importanti alleati dei pastori; infine, agire nel settore della comunicazione e della sensibilizzazione, in particolare per favorire l’accettazione dei cani da guardiania presso il pubblico frequentatore della montagna. L’associazione, finanziata dalle autorità francesi, svolge un ruolo di supporto cruciale in un contesto di bassa densità di popolazione ma intensa attività pastorale, con pascolo soprattutto di ovini (nell’Ariège, per esempio, il progetto CoCo ha contato 473 allevamenti che praticano la transumanza).

Circa il 75% dei loro interventi si concentra nei Pirenei centrali, in particolare nel dipartimento dell'Ariège, dove sono maggiori la presenza e l’attività degli orsi. Gli allevatori e i pastori che richiedono il loro supporto sono una popolazione variegata, ma non tutti vogliono lavorare con loro. Alcuni sentono che accettare l’implementazione delle misure di protezione implichi l’accettazione del ritorno di orsi e lupi. Questo atteggiamento sta però lentamente cambiando, di fronte all’inevitabilità della presenza dei grandi carnivori. A volte si generano conflitti d’opinione tra allevatori e pastori. Con l’esclusione dell’area del nord-ovest, dove la figura dell’allevatore spesso coincide con quella del pastore, in quasi tutte le altre zone dei Pirenei i pastori sono impiegati dagli allevatori, e hanno esperienze lavorative in altre zone (come le Alpi francesi) dove la presenza di predatori (in particolare i lupi) è abituale. I pastori abituati a proteggere le greggi da potenziali attacchi vorrebbero quindi supporto per l’implementazione di misure di protezione, ma si trovano in conflitto con lo scetticismo degli allevatori.

"Le opinioni nel mondo del pastoralismo sono molto polarizzate", riflette Andreu. "La questione dell’orso è molto controversa – più di quella del lupo –, perché l’orso è stato reintrodotto. La nostra associazione intende mantenere una posizione neutrale su questo tema: noi ci occupiamo di offrire assistenza tecnica agli allevatori che vogliono proteggere i loro animali, indipendentemente dal predatore. Non entriamo direttamente nelle polemiche, ma si tratta di un argomento molto delicato all’interno della comunità degli allevatori". Una comunità che, sottolinea Andreu, "nei Pirenei, come ovunque, deve adattarsi a diversi limiti: i cambiamenti climatici – in particolare le condizioni meteorologiche instabili o i problemi di siccità o umidità a seconda della zona e degli anni –, le malattie come la febbre catarrale degli ovini, e infine anche le predazioni. La predazione è una difficoltà tra le altre, ma richiede un adeguamento delle pratiche del pastoralismo che ha un costo finanziario, umano e psicologico significativo".

 

Le predazioni, tra l’altro, non sono causate soltanto da orsi e, meno comunemente, da lupi (soprattutto nei Pirenei orientali). "Si verificano molti attacchi anche da parte di cani randagi. Più raramente, possono verificarsi attacchi agli agnelli da parte di corvidi o volpi, quando il parto avviene all’aperto", spiega Andreu. Per quanto riguarda orsi e lupi, esiste un sistema di contributi per la protezione di greggi, mandrie e apiari. Si tratta di un sistema "a zone": le zone vengono ridefinite annualmente a livello statale sulla base degli indizi di presenza e degli attacchi degli anni precedenti. Le zone che ricadono nei primi due livelli (0 e 1) indicano aree di presenza stabile di orsi o lupi, con forte pressione predatoria; al livello 2 la presenza è più sporadica e le predazioni più rare. Esiste poi un terzo livello, applicato soltanto al lupo, che indica un fronte di colonizzazione, dove il predatore è presente sporadicamente o solo potenzialmente, e potrebbe causare danni in futuro. Nelle zone di livello 3 i contributi riguardano i cani da protezione (acquisto, contributo di mantenimento per cibo e spese veterinarie, sterilizzazione, monitoraggio); al secondo livello si aggiungono i sussidi per le recinzioni elettrificate, fisse o mobili; in zone di presenza stabile di predatori, i contributi riguardano anche l’assunzione di un pastore.

 

"Per beneficiare di questi aiuti", afferma Andreu, "è necessario presentare una domanda di sovvenzione, che comporta un notevole onere amministrativo. Inoltre, per alcuni di questi aiuti sono previsti dei limiti massimi, che risultano generalmente inferiori ai costi sostenuti". In caso di predazione, occorre seguire una procedura specifica che permetta di certificare e valutare il danno e ottenere un risarcimento. I risarcimenti possono includere anche le cosiddette "perdite indirette", ovvero i danni causati dallo stress subito dagli animali come aborti, diminuzione del latte prodotto e, in casi specifici, perdita di animali da riproduzione.

In Francia, l’orso bruno è considerato una specie a rischio ed è ovviamente protetto. Esiste tuttavia un protocollo per la gestione dei cosiddetti orsi problematici (che hanno mostrato ripetutamente comportamenti confidenti o persino aggressivi nei confronti dell’uomo), che prevede misure graduali tra cui interventi di dissuasione (per esempio con proiettili di gomma), eventuale monitoraggio e, se necessario, la rimozione dell’esemplare. Come ben spiegato nel recente numero 7 de "I Nuovi Fogli dell’Orso" del Parco Naturale Adamello Brenta (in un articolo firmato da Julien Steinmetz), la popolazione di orsi nei Pirenei ha elementi di fragilità, non solo per le dimensioni ridotte, ma soprattutto per la bassissima diversità genetica e l’alto grado di consanguineità (un solo orso maschio, Pyros, è presente nell’ascendenza di circa il 90% degli esemplari che abitano queste montagne).

 

Centrale per la convivenza e la conservazione resta la questione della comunicazione. Che però si scontra con difficoltà note anche nel nostro Paese. A livello statale, è stato creato anche un sito internet ad hoc (Info Ours), mentre Andreu ci spiega che la loro associazione si limita a saltuarie attività di sensibilizzazione per il pubblico, in particolare sui comportamenti da adottare nei confronti dei cani da guardiania, distribuendo anche opuscoli informativi in merito. Non fanno, invece, attività di comunicazione direttamente sugli orsi, che potrebbe allontanare alcuni allevatori. Ma se è vero che in molti pensano che non si faccia abbastanza comunicazione, Andreu ritiene che la questione non sia così facile, poiché il processo dell’informazione, portato avanti quasi esclusivamente da istituzioni e associazioni, è lento e ha bisogno di tempo per attecchire e sedimentarsi.

Il quadro d’insieme, dunque, è complesso, caratterizzato da numerose sfide ma anche da una rete normativa, istituzionale e associazionistica piuttosto solida. Zone diverse dei Pirenei subiscono livelli di pressione predatoria differenti, mentre nel mondo pastorale le opinioni sulla presenza dei grandi carnivori, sulla loro gestione e sull’applicabilità delle misure di protezione sono variegate. Esiste, come abbiamo visto, una rete di supporto funzionante e ben strutturata, accompagnata in parallelo da un sistema di sovvenzioni e indennizzi statali. Questo ovviamente non risolve del tutto i conflitti, non elimina completamente le predazioni, né azzera i costi per gli allevatori. E il pastoralismo deve comunque affrontare molti altri problemi pressanti.

 

Restano poi alcuni scetticismi. Sulle recinzioni elettrificate, per esempio. I recinti notturni, specialmente se non troppo grandi, sono di grande aiuto ai cani da guardiania. Ma alcuni allevatori nutrono perplessità, in particolare riguardanti potenziali questioni igieniche, timori che le pecore possano rimanere intrappolate o folgorate, e i tempi di lavoro necessari per radunare ogni sera il gregge e portarlo nel recinto. Il tema dei cani da guardiania, della loro utilità, ma soprattutto del loro rapporto con altri frequentatori della montagna, apre un dibattito ancora più ampio, di cui ci occuperemo più approfonditamente in un prossimo articolo. Da non dimenticare, infine, gli stessi orsi, la loro storia di persecuzione e declino, le fragilità della popolazione attuale, le sfide per la conservazione di questo grande carnivoro. E la possibilità che, in un futuro non lontano, anche il lupo diventi una presenza stabile in questa regione.
 

 

Le fotografie inserite nell'articolo sono tratte dalla pagina facebook La Pastorale Pyrénéenne; l'immagine dell'orso in copertina è di Charles J. Sharp, da Wikimedia Commons

la rubrica
Orsi e persone: storie di convivenza dal mondo

La rubrica si pone l'obiettivo di proporre ai lettori di L'Altramontagna - e più in generale alle comunità locali - storie di convivenza da aree geograficamente e culturalmente variegate. Senza particolari intenti didattici o comparativi, l'intento principale è quello di ampliare lo sguardo su un tema di rilevanza centrale per le aree interne, portando esempi dal mondo che offrano una varietà di prospettive sulle complessità della convivenza, le soluzioni adottabili e l'evolversi dei rapporti tra orsi e comunità tra tradizioni locali, culture indigene e contesti moderni.

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