Imbrattano con le bombolette una parete di roccia frequentata da climbers, ma un gruppo di volontari ha prontamente deciso di "rimettere tutto a posto"

"Se vuoi lasciare il segno, scala. Qui restano solo le linee di arrampicata, non i graffiti". Rincuora assistere a iniziative spontanee, pensate per prendersi cura di un bene di natura collettiva

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Rincuora assistere a iniziative spontanee, pensate per prendersi cura di un bene di natura collettiva.
Può essere inteso come un modo per ribellarsi a una società spesso caratterizzata da un profondo individualismo, oppure come uno slancio emotivo nei confronti di uno spazio capace di farsi prolungamento della nostra identità.
In ogni caso è rasserenante che, nel 2026, vi siano ancora persone motivate dal rispetto per elementi di respiro comunitario: centri storici, boschi, pascoli o – come in questo caso – pareti di roccia.
Recentemente, si legge sulla pagina roncai.climbing, qualcuno ha pensato di imbrattare con la bomboletta una parete, frequentata da scalatori: la falesia di Cava Vecchia.
In tutta risposta, come si evince dalla stessa pagina, un gruppo di volontari si è attivato per restituire alla parete, attraverso l’eliminazione dei graffiti, "la bellezza che ci regala ogni volta che ci arrampichiamo".
La riflessione contenuta nel post
Questa non è una tela. È roccia.
E la roccia va rispettata.
Qualcuno ha pensato di lasciare il proprio segno con una bomboletta.
Noi siamo tornati e abbiamo rimesso a posto. Tutto.
Se vuoi lasciare il segno, scala.
Qui restano solo le linee di arrampicata, non i graffiti.
Cava Vecchia, come deve essere.
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