''L'idea è nata in un rifugio mentre lavavo i piatti. Mi sono detto: 'Sai che c'è? Vado''', Giacomo Longo e gli 8.000 chilometri a piedi del Sentiero Cai Italia: ''E' la mia scuola''
L’idea è nata nel 2020, ma la decisione l’ha presa lavando i piatti in un rifugio in Germania: Giacomo Longo, 24enne cadorino, è partito da Muggia venti giorni fa diretto in Sardegna lungo il sentiero Cai Italia. L’intervista de Il Dolomiti a un giovane che si definisce “intraprendente” e che vuole immergersi per un anno e mezzo nell’Italia e nella gente che la abita

CALALZO DI CADORE. Ha percorso finora circa 200 chilometri, le scarpe piene d’acqua per la neve che si scioglie, l’aiuto di un’osteria locale e l’arrivo del cibo dagli amici: prosegue così il viaggio del 24enne cadorino Giacomo Longo lungo il sentiero Cai Italia. “Sono cresciuto tra le montagne, ma è stato viaggiando e cercando il mio posto nel mondo che ho capito che la montagna è realmente quello che voglio vivere”.
Membro della sezione giovanile del Cai Calalzo, Longo è partito il 16 febbraio da Muggia (Trieste) ed è diretto a Santa Teresa Gallura, in Sardegna. Il Dolomiti lo ha contattato in un giorno di riposo per farsi raccontare com’è nata l’idea e come sta andando. “Sono cresciuto a Calalzo - esordisce - quindi immerso nelle Dolomiti. Le ho sempre amate ma diciamo che, fino all’adolescenza, il legame con le montagne non era così forte com’è stato successivamente e com’è tuttora”.
L’idea di intraprendere il sentiero Italia del Cai, uno dei progetti più ambiziosi dell’escursionismo italiano con i suoi quasi 8 mila chilometri, è nata tra le stoviglie di un rifugio. “Ho conosciuto il sentiero - prosegue Longo - nel 2020. Inizialmente cercai di capire se fosse fattibile, poi ho optato per un altro cammino. Ho ripreso l’idea la scorsa estate, lavorando come tuttofare in un rifugio in Germania: il tempo per pensare non mancava, lavoravo per mettere via i soldi e andare un anno in Australia. Poi a luglio, mentre lavavo i piatti, mi sono detto ‘Sai che c’è? Voglio andare a fare il sentiero’. E così ho preso la decisione, in 30 secondi, per poi studiarla al rientro in Italia”.
Tornato tra le Dolomiti, infatti, Longo ha iniziato a programmare il viaggio, cercare sponsor, analizzare il percorso. Finché, da quella cucina tedesca, il sogno è diventato realtà. Oggi si trova a Stolvizza, sempre in Friuli Venezia Giulia, e inizierà da qui la parte più impegnativa in termini di dislivello. “Dalla partenza di Muggia - aggiunge - conto di metterci circa un anno e mezzo, compresi eventuali piccoli infortuni, problemi vari, meteo avverso. Tuttavia non voglio precludermi nulla, ma vivere tutto quello che mi arriva. L’obiettivo principale è arrivare in Sardegna, ma oltre a questo voglio conoscere la gente, spostarmi tra i paesi per poi farmi magari riportare sul sentiero da chi incontro: insomma, voglio vivermi l’Italia e chi la abita”.
Quanto contano le persone in questo viaggio? “Sono tutto. In questi primi 20 giorni - risponde - il loro aiuto è stato fondamentale per recuperare acqua, cibo e trovare un posto dove piantare la tenda. Si tratta di aspetti fondamentali, perché per la maggior parte del tempo sono in quota e, quando torno a valle, mi ritrovo spesso in piccoli borghi magari sprovvisti di un bar. Inoltre ho il supporto del Cai di Calalzo e, se volessi, potrei avere i contatti con le sezioni lungo il percorso: finora ho fatto tutto in autonomia, ma sarebbe molto interessante, anche per vivere il sentiero in modo più esperienziale".
Un’ultima domanda, prima di lasciare Giacomo al suo cammino: hai già pensato al dopo? “In questo momento - conclude - sono concentrato sul lavorare sulle piattaforme social e produrre materiale per YouTube, così da crearmi un futuro sotto quell'aspetto. Certo non lo trovo un futuro stabile, ma è una buona base di partenza per farmi conoscere, lavorare con i brand, fare un certo tipo di esperienze. Sono una persona intraprendente, vorrò creare le mie cose ma per farlo ho bisogno di andare a scuola e questa è la mia. In futuro vorrei scrivere: un libro sicuramente, ma mi piacerebbe anche collaborare con delle riviste e raccontare le altre avventure che voglio fare”.












