"Abbiamo scoperto il segreto del mondo, ma non ce lo ricordiamo" - "Ma è il segreto del mondo mondo o del vostro mondo?". Le città di pianura, dove il nostro sguardo diventa un piccolo bagliore in una costellazione di idee

"Le città di pianura" ha trionfato ai David di Donatello e invita a riflettere su un breve, ma importante dialogo. Poche battute, quasi biascicate all'alba di una notte infinita, ma capaci di riassumere una dinamica antropologica diffusa in modo capillare nelle città e nei paesi di pianura, ma anche tra le valli dei monti, lungo le coste e nei quartieri periferici delle metropoli

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
- Avevate scoperto il segreto del mondo e non ve lo ricordate?
- Ehhh
- Ma è il segreto del mondo mondo o del vostro mondo?
- Che differenza c'è?
- Infatti.
Le città di pianura, il film di Francesco Sossai e Adriano Candiago, ha trionfato ai David di Donatello con otto premi. Durante la serata più importante per il cinema italiano, penso che in molti abbiano ripensato a questo dialogo.
Poche battute, quasi biascicate all'alba di una notte infinita, ma capaci di riassumere una dinamica antropologica diffusa in modo capillare nelle città e nei paesi di pianura, ma anche tra le valli dei monti, lungo le coste e nei quartieri periferici delle metropoli.
Che differenza c'è tra il mondo e il nostro mondo?
Ogni giorno è come se viaggiassimo tra tanti "microcosmi" - per dirla con Claudio Magris - ; tra tanti ecosistemi umani che variano di contesto in contesto e sono sottoposti a una costante opera di rimescolamento, alimentata da un intreccio di sguardi che - magari lentamente - vanno rinnovandosi.
Le lenti culturali attraverso cui osserviamo il mondo, si caricano quindi degli sguardi che, viaggiando da un microcosmo all'altro, si posano su di noi, influenzando la nostra prospettiva; modellando le nostre idee, la nostra percezione delle cose, l'espressione del nostro pensiero.
Il mondo non assume così un aspetto universalmente condiviso, perché la sua fisionomia viene deformata dall'evoluzione del nostro sguardo.
Ed ecco allora l'intuizione del film: in questo processo, i contesti provinciali, spesso considerati marginali e ininfluenti nello sviluppo culturale, assumono un valore fondativo, rivelandosi anch'essi importanti laboratori di sguardi. E ogni sguardo riflette mondi dai confini a volte sottili e a volte molto netti.
Il nostro è allora un mondo meticcio, risultato di una continua mediazione culturale, piccolo bagliore in una costellazione di idee.
Forse è questo il suo segreto.













