"Per noi, nati entrambi dopo il terremoto, scrivere un podcast su quanto successo in Friuli aveva un obiettivo duplice". Voci per tutelare la memoria e divulgare gli insegnamenti appresi

Sara Urbani e Marco Boscolo sono gli autori dell'approfondimento prodotto da Il Bo Live - Università di Padova che raccoglie le voci di testimoni per descrivere i fatti del 6 maggio 1976 e dei mesi successivi, ricostruendo la risposta all'emergenza e approfondendo anche il ruolo, fondamentale, dell'informazione locale e dei bollettini ciclostilati autoprodotti all'interno dei campi dove erano raccolti gli sfollati

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Per noi, nati entrambi dopo il terremoto, scrivere un podcast su quanto successo in Friuli a partire dal 6 maggio 1976, aveva un obiettivo duplice: da una parte la volontà di mantenere viva la memoria, ricostruendo la storia, dall'altra parte far vedere come da quell'evento disastroso siano nate delle conseguenze anche positive, come la prima idea di Protezione civile e la sperimentazione di un modello di gestione dell'emergenza ad esempio in relazione agli sfollati molto intelligente" racconta Marco Boscolo.
Lui e Sara Urbani (la cui famiglia è originaria di Gemona) sono gli autori di "9000 pietre", il podcast prodotto da Il Bo Live - Università di Padova uscito a fine aprile. Sono in tutto sei le puntate in cui in due redattori della testata giornalistica diretta da Telmo Pievani (che racconta il presente, intrecciando scienza, ricerca e società per leggere i cambiamenti in atto e le loro conseguenze) portano gli ascoltato indietro nel tempo, grazie alla voce di testimoni privilegiati, raccontando i fatti e provando a decifrare i messaggi chiave di quell'evento, che in realtà è stato una sequenza sismica, ancora studiata, che dopo la terribile scossa di maggio (magnitudo 6.5 della scala Richter) che causò quasi mille morti, ne ha viste altre, l'11 e il 15 settembre, a completare la distruzione di 45 Comuni del territorio friulano. Il titolo è legato alla vicenda del duomo di Venzone, ricostruito a partire dalla sue 9000 pietre raccolte dopo il terremoto. "Tra i grandi insegnamenti di quel momento, c'è la gestione degli sfollati, in cui venne privilegiata l'esigenza di garantire il mantenimento dei rapporti sociali e comunitari. Ma a distanza di 50 anni, anche altri elementi continuano ad essere studiato: nel 2026, ad esempio, l’Unesco ha rinnovato all’Università di Udine la Cattedra in "Sicurezza intersettoriale per la riduzione dei rischi di disastro e la resilienza", l’unica al mondo su questo tema, istituita nel 2018. Un centro di ricerca d’eccellenza che parla di "resilienza dei territori, anche se è una parola abusata in questo caso vale la pena utilizzarla perché descrive l'importanza di improntare le decisioni politiche su basi scientifiche" sottolinea Boscolo.
Nel ricostruire la memoria di quell'evento per chi non lo ha vissuto in diretta e nell'analizzare le forma di organizzazioni più efficaci per contrastare le conseguenze dei disastri, Urbani e Boscolo hanno scelto di dedicare un capitolo del loro lavoro all'informazione, a ciò che avvenne e caratterizzò quel momento, in un periodo storico in cui non c’erano internet né i social network. "Siamo in un'altra epoca, per molti oggi nemmeno immaginabili. Da una parte, i quotidiani locali hanno un ruolo importante, perché rappresentano anche una specie di bacheca di annunci per le comunità locali e perché s'intestano una copertura fondamentale anche in merito all'andamento delle scosse, diventando un punto di riferimento anche per la comunicazione scientifica, rappresentando spesso l'unico osservatorio sul territorio e anche un collante per la comunità" spiega Boscolo a L'Altramontagna. "Accanto ai media tradizionali, abbiamo approfondito il ruolo dei 'bollettini delle tendopoli', nati dal basso, tra la scossa di maggio e quelle di settembre, dei ciclostilati autoprodotti che davano informazioni pratiche alle persone che vivevano dentro l'emergenza ma che ne garantivano anche un coordinamento, per le proteste e nei confronti, anche accesi, che in quel momento coinvolsero politica locale, politica nazionale e abitanti". C'è, infine, un passaggio sui media nazionali, che - allora come ora - raggiungo spesso i territori di confine solo in caso di sciagure o eventi di cronache nera. "Nel caso dei Friuli, che nel 1976 nessuno conosceva, quell'evento ha però contribuito a farlo inserire sulla mappa del Paese" conclude Marco Boscolo.
Potete ascoltare il podcast "9000 pietre" sulle principali piattaforme o sul portale Il Bo Live
Nella foto, il duomo di Venzone © Archivio della Memoria del Circolo Numismatico Filatelico Gemonese













