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Ambiente | 22 aprile 2026 | 13:00

"Quando la neve arriva tardi e tutta insieme può cambiare il paesaggio in pochi giorni, ma non basta". Ecco che cosa insegna il caso del fiume Sangro, in Abruzzo

Mentre è in corso la fusione delle neve cumulata nell'inverno 2025/2026, Fondazione Cima usa le nevicate eccezionali di marzo in Appennino per spiegare perché "una rimonta tardiva non è sufficiente a compensare completamente i deficit accumulati nei mesi precedenti"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Marzo ha lasciato sugli Appennini e sulle Alpi copiose nevicate, tanto che la misurazione dell'equivalente idrico nivale a fine mese segna un deficit di appena l'11% a livello nazionale. "Dopo una fase di fusione intensa tra febbraio e inizio marzo, la seconda metà del mese di marzo ha riportato condizioni più fredde e nuove nevicate, introducendo una temporanea pausa nella discesa stagionale" spiega l'ultimo report mensile di Fondazione Cima, il soggetto che si occupa di analizzare lo Snow Water Equivalent (Swe), cioè la quantità di acqua derivabile dalla neve qualora venisse completamente fusa.

 

È proprio a partire dai fenomeni eccezionali di marzo che Fondazione Cima ha scelto di usare l'esempio del bacino del fiume Sangro, in Abruzzo, per raccontare "come la risorsa nivale sia il risultato di un equilibrio continuo tra 'quanto freddo fa e quanto nevica". Per gran parte dell’inverno, infatti, il Sangro è rimasto sotto media per quanto riguarda equivalente idrico nivale. La stagione è stata irregolare fino a marzo, quando sono scesi circa 100 milioni di metri cubi, tutti insieme. Le nuove nevicate hanno riportato lo Swe vicino ai valori di picco stagionale del bacino, un cambiamento rapido che i dati misurati da Fondazione Cima rendono visibile. Ma questo non basta a considerare scampato il pericolo di deficit idrico durante la stagione estiva: "Quando la neve si concentra in pochi giorni, cambiano anche le dinamiche dei tempi di accumulo, dei tempi di fusione, della gestione dell’acqua a valle" spiega la Fondazione. 


 

"Quando la risorsa idrica nivale arriva tardi e tutta insieme può cambiare il paesaggio in pochi giorni, non basta a riscrivere quello che è successo nei mesi precedenti. E questo si riflette inevitabilmente su quanta acqua sarà disponibile a valle: una stagione con accumuli tardivi modifica i tempi e i volumi di fusione, influenzando il deflusso e la disponibilità della risorsa idrica nei mesi successivi" sottolinea Francesco Avanzi, ricercatore esporto di idrologia nivale di Fondazione Cima.

 

Sugli effetti provocati dalle eccezionali precipitazioni accumulate in breve tempo sul medesimo bacino idrografico si veda, ad esempio, questo reportage realizzato da Emanuele Valeri per l'Altramontagna nelle zone del massiccio della Maiella, dopo il passaggio del ciclone Erminio. 

La neve, insomma, non è solo "quanta ce n’è oggi": conta quando arriva. Serve capire come la presenza di neve si distribuisce nel tempo. Non è possibile sentirsi sicuri sapendo che le nevicate di fine stagione hanno portato il manto nevoso a raggiungere, all’inizio di aprile, il picco stagionale più alto dell’intero inverno (+59%) in Appennino. Periodi con meno neve, infatti, possono influenzare la ricarica delle falde, gli ecosistemi, la disponibilità idrica locale. E il dato nazionale, che dopo mesi con accumuli irregolari segna oggi un deficit medio pari a circa l'11%, non è necessariamente una fotografia a fuoco. "Una rimonta tardiva non è sufficiente a compensare completamente i deficit accumulati nei mesi precedenti" sottolinea il report di Fondazione Cima

 

 

Immagine di apertura: il lago di Barrea, che nasce da uno sbarramento sul fiume Sangro all'interno del territorio del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise - fotografia di Valentino Mastrella per Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

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