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Storie | 13 giugno 2026 | 18:00

E se la stella alpina fosse un simbolo utilizzato per mentire? È stato adottato da truppe naziste e da movimenti di Resistenza durante il Novecento

Una delle frasi più celebri di Umberto Eco così diceva: "Il segno è sempre qualcosa per cui qualcuno si immagina qualcos'altro". L'esempio della stella alpina ci racconta che dietro a un simbolo si possono nascondere significati diversi, addirittura opposti. Un viaggio tra "cacciatori di montagna" e "pirati della stella alpina"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Stella alpina, Leontopodium alpinum. Pianta della famiglia delle Composite, erbacea, perenne, cespugliosa, coperta d'un fitto e bianco tomento che riveste tutti quanti i suoi organi vegetativi e fiorali, alta 3-20 centimetri.; […] Cresce nella zona montana e alpina delle Alpi e dei Pirenei raramente al disotto dei 1500 metri. in stazioni rupestri, esposizioni soleggiate e con spiccata preferenza per i terreni calcarei o dolomitici.[…] È il simbolo dell'alta montagna e l'emblema degli alpinisti.[…] - La si può trovare -  Oltre che nei massicci alpini dell'Europa, in svariate razze geografiche cresce nell'Asia centrale e nel Himālaya.

 

Questa è la definizione della voce "stella alpina" che si trova nell’enciclopedia Treccani. Già a partire da questa rapida successione di informazioni ci si rende conto che non tutto è come sembra. La stella alpina, osservata nella sua complessità, è intrinsecamente legata ad un altissimo tasso di ambiguità: innanzitutto scopriamo che il fiore più famoso dell’arco alpino non solo non è presente solo sulle Alpi, ma addirittura proviene dall’Asia. 

 

Immediatamente, quindi, sorgono alcuni dubbi sul suo essere identificata come un unicum indissolubilmente legato ad uno stereotipato scenario alpino che ognuno di noi involontariamente possiede: la stella alpina come perla preziosa che cresce su ripidi ed incontaminati pendii rocciosi. Secondo le informazioni che fornisce Treccani, la stella alpina potrebbe essere chiamata, tranquillamente, "stella di montagna" o qualcosa del genere, visto che cresce più o meno su tutte le aree montane dell’Eurasia, persino nella steppa.

 

Eppure, non è così, perché la stella alpina è come se fosse abitata da una doppia vita, spaccata perfettamente in due parti: la prima corrisponde a ciò che concretamente è, ovvero un’infiorescenza, la seconda, invece, a quello che rappresenta, a tutti quegli infiniti significati che a quel simbolo noi associamo. 

 

Ingenuamente si crede che i simboli vengano usati per trasmettere in maniera immediata e univoca un messaggio, si pensi per esempio alle logiche che seguono i cartelli stradali: la forma triangolo equivale a pericolo o attenzione. Ma non sempre è così, per esempio, se consideriamo il simbolo della croce già tutto si complica enormemente, soprattutto se quel segno è estrapolato dal suo contesto: potrebbe indicare un divieto, o un passaggio a livello, una croce di vetta, oppure ancora il simbolo della cristianità.

 

Per sciogliere questa matassa di ambivalenza viene in soccorso la semiotica, cioè è la materia che si occupa dello studio dei segni (in greco antico sēmeîon significa segno). Proprio Umberto Eco, lo studioso più famoso nell’ambito, con una citazione provocatoria, spiega che cos’è: "La semiotica, in principio, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire. Se qualcosa non può essere usato per mentire, allora non può neppure essere usato per dire la verità". 

 

L’Edelweiss in quanto simbolo diventa un vero e proprio strumento per mentire, uno scrigno vuoto che nei secoli è stato riempito di numerosi significati utili per poter narrare la "montagna" a proprio scopo e piacimento. La stella alpina si costruisce, nel tempo, come una vera e propria menzogna tanto da aver rappresentato, nel contesto della Seconda guerra mondiale, sia movimenti antinazisti e della resistenza italiana, sia le forze armate della Wermacht che quelle italiane. 

 

Forse per i suoi bianchi petali, che poi in realtà petali non sono, forse per il suo crescere in altura e quindi elevarsi dall’angosciante città, la stella alpina diventa romantico emblema di candore e purezza, dalla delicatezza impalpabile, che solo gli esseri più eletti sono in grado di cogliere. 

 

Parole come purezza, candore, essere eletto, nel corso del Novecento vengono rapite dalla cultura nazista e iniziano ad essere utilizzate per fini politici e per giustificare atroci crimini nei confronti dell’umanità. Proprio questi sono i significati che spingono ad associare il fiore alpino ai Gebirgsjäger (letteralmente cacciatori di montagna) e in particolare alla 1. Gebirgs-Division (prima divisione di montagna) soprannomata "Edelweiss", che commise innumerevoli crimini di guerra in Polonia. Le truppe tedesche, infatti, dovevano trasmettere la forza inespugnabile della Germania hitleriana. Tutt’ora tale corpo armato utilizza questo simbolo, ma con un significato più edulcorato, riferendosi generalmente all’alta quota, ambiente in cui operano.

 

Al contrario, nello stesso giro di anni, per i movimenti legati alla Resistenza, la purezza che l’edelweiss esprime viene intesa come libertà e il suo legame alla montagna come via di fuga. Una fuga sia concreta che ideale: i partigiani sia scappano dal contesto cittadino per salire in montagna, e allo stesso tempo scelgono di fuggire e rifiutare tutti quegli ideali antidemocratici che tanta violenza e soprusi avevano causato. 

 

Non è un caso, allora, che un movimento antinazista si chiamasse proprio Edelweisspiraten (letteralmente i pirati della stella alpina). Era un gruppo di adolescenti, tra i 14 e i 18 anni, già operai in fabbriche più o meno specializzate, che si opposero con una resistenza attiva e non violenta al regime. Si rifiutarono di partecipare alla Gioventù Hitleriana per la sua mentalità troppo rigida che spingeva a un militarismo vincolante, e reagirono a queste forme di costrizione in maniera anticonformista, cantando e suonando, chiacchierando allegramente, scappando nella natura e dormendo all’aria aperta. 

 

"La Stella Alpina" era anche il nome di uno dei più importanti giornali clandestini della Resistenza: diretto da Cino Moscatelli, veniva stampato con modalità abbastanza attempate e rocambolesche per riuscire a mantenere il completo anonimato. Il primo numero uscì il 15 ottobre del 1944 e nel corso del tempo divenne l’organo ufficiale di comunicazione per le brigate Garibaldi che agivano tra la Valsesia, il Cusio, l'Ossola e il Verbano.

 

"Il segno è sempre qualcosa per cui qualcuno si immagina qualcos'altro", affermava Umberto Eco. L’esempio della stella alpina proprio questo ci dimostra: dietro a quel bianco e peloso fiore ci si può addirittura immaginare un ideale politico e allo stesso tempo il suo contrario, dipende solo dal punto di osservazione.

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