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Cultura | 13 giugno 2026 | 06:00

"Il ragno violino è un'invenzione mediatica, proprio come la pinsa romana". Le sfide della divulgazione scientifica in tempi di post-verità: alcune riflessioni dal Festival L'Altramontagna

"Fin dove si può spingere un divulgatore per costruire un discorso semplice ed efficace, restituendo però un'informazione che non vada a distorcere la realtà?". Lo scopriamo attraverso un esempio mediatico particolarmente attuale: il ragno violino, che dall'indifferenza ha preso forma negli anni come una fobia collettiva

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Per raccontare la scienza ai non addetti ai lavori è necessario fare delle semplificazioni: trovare formule efficaci ma allo stesso tempo fedeli abbastanza alla verosimiglianza da non ostacolare l’avvicinamento ad una verità più complessa.

 

Non solo. Oggigiorno siamo talmente sovraesposti ad informazioni di ogni tipo, le quali ci vengono presentate senza alcun criterio di priorità o importanza, che l’unico modo per arrivare alle persone è spesso quello di puntare sull’elemento eccezionale, sul dettaglio curioso o sugli aspetti più scandalistici. In mancanza di elementi efficaci abbastanza, talvolta il fatto reale rischia di essere forzato affinché riesca ad emergere nel marasma dell’informazione.

 

Ma qual è il confine tra divulgazione e fantasia? Come divulgatori, fin dove ci si può spingere per costruire un discorso semplice ed efficace, restituendo però un’informazione che non vada a distorcere la realtà?

 

In trentasei anni di Museo di Scienze Naturali dell'Università di Camerino, il professor Alessandro Blasetti, biologo e collaboratore del Museo dal 1991, dev’esserselo chiesto spesso. Questa volta a chiederglielo è stato Luigi Torreggiani, nel corso dell’evento "Come raccontare le foreste", tenutosi lo scorso venerdì a Palazzo Baisi, nell’ambito del Festival de L’Altramontagna "Il Fiore del Baldo".

 

Oltre ad essere ospite del talk, lo scienziato è arrivato fino a Brentonico con l’Unicam Science Bus, il pulmino del Museo delle Scienze di Unicam, inaugurato come museo itinerante dopo il sisma che aveva colpito la zona di Camerino nel 2016. Per rispondere e far luce sull’origine mediatica di certe "mode" scientifiche, Blasetti ha portato un esempio particolarmente famoso di questi tempi: il ragno violino.

 

"Stamattina abbiamo lavorato quattro ore con le scuole in classe, e oggi pomeriggio per strada tra bimbi e genitori, ed è la cosa più divertente che ci sia. Ogni tanto, qualcuno di loro ci fa delle domande, un esempio classico è il ragno violino".

 

"Io sono romano, ho vissuto 30 anni a Roma, e in quei 30 anni non ho mai sentito parlare della pinsa romana", esordisce scherzosamente il professore. "Adesso sembra che la pinsa romana sia ovunque. Secondo me, è un'invenzione di 3-4 anni fa".

 

Lo stesso succede con il celebre aracnide velenoso. "Il ragno violino è un'altra invenzione mediatica, da social. Ogni tanto qualcuno ci manda le fotografie su whatsapp del ragno che ha trovato a casa, e immancabilmente ci chiede: ‘Ma è un ragno violino?’. Allora tu devi spiegare, raccontare esattamente di cosa si tratta, e perché – fino a qualche anno fa – non ci pensava nessuno, mentre ora sembra essere dappertutto".

 

Il ragno violino, infatti, è sempre stato presente in Italia e non esistono dati che giustifichino un aumento del livello di attenzione rispetto alla pericolosità dell’esposizione dell’uomo al morso del ragno. In effetti, spiegava il Policlinico Gemelli qualche anno fa (in un periodo particolarmente caldo per il tema), l’allarme sul ragno violino, veicolato dai giornali e dai social media, aveva provocato un significativo e spesso ingiustificato aumento delle chiamate ai Centri Antiveleni e degli accessi ai Dipartimenti di Emergenza degli Ospedali.

 

Al contrario di quanto sembra, il ragno violino è un animale schivo e solitario. Non attacca e si difende solo se disturbato. In questi rari casi, il suo morso può provocare una lesione della cute di tipo emorragico e necrotico: non diversa da quelle provocate da altre tossine biologiche come ad esempio quelle di altri ragni, degli imenotteri (api, vespe, calabroni), animali marini, eccetera.

 

La riproduzione degli aracnidi, poi, varia in base a condizioni e fattori non sempre prevedibili e misurabili, e non esistono dati in favore di una particolare promiscuità nella riproduzione del ragno violino. Di certo, non si può parlare di infestazione.

 

Nel 2024, la fobia di questo aracnide era divampata dopo che si registrarono due casi di decessi, apparentemente dovuti al ragno violino, ma senza conferme scientifiche che potessero ricondurre le cause della morte esclusivamente al morso dell'aracnide. Insomma, nessuna conferma sufficiente a destare l’allarme, e un numero di casi insufficiente a determinare la letalità di questo aracnide in maniera così incidente.

 

Poiché - nella stragrande maggioranza dei casi - il morso provoca fenomeni locali di scarso significato clinico (arrossamento, prurito, irritazione), infatti, il Policlinico Gemelli di Roma ricordava che non è assolutamente appropriato allarmarsi recandosi nei Pronto Soccorso. È sufficiente consultare un Centro Antiveleni, descrivendo le circostanze dell’esposizione e i segni e sintomi eventualmente presenti: solo successivamente, e in alcuni casi, potrà essere necessaria la visita da un medico di medicina generale.

 

Senza nulla togliere alla reale esistenza di questo ragno, più della sua immanenza vale - in quanto a senso comune - il suo peso simbolico. È un'onda destinata a scemare, una superstizione da social media, un mostro sotto il letto che prima o poi svanirà (al quale, però, credono volentieri anche gli adulti).

Il ragno violino è solo uno tra i molteplici casi di "invenzioni mediatiche". È il risultato di una scienza inflazionata, la quale, dovendo attraversare un panorama mediatico così caotico e uno scetticismo sempre più diffuso, scivola talvolta anch’essa nella post-verità: un luogo e un tempo dove il dato china la testa di fronte alla tirannia dell'opinione.

 

"Un nostro collega del Museo di Trieste – aggiungeva Blasucci portando un ulteriore esempio - raccontava di essere incappato in un gruppo Facebook dove vengono postate delle fotografie per chiedere l’identificazione dell’animale. Una volta c'era un coleottero con una colorazione gialla e nera, e qualcuno - tra i commenti - ha risposto che quello è un calabrone. Allora il collega ha risposto dicendo: ‘Scusate quello è un coleottero, non un calabrone’. Al che, la persona che aveva risposto prima ha detto: ‘No, questa è la tua opinione, io la penso in un altro modo’".

 

Uno scenario a tratti inquietante, certo; ma soprattutto - conclude il professor Blasucci - una grossa sfida per la divulgazione scientifica.

 

"Ecco, tutto è uguale: queste interpretazioni hanno gli stessi diritti di esistere. In certi contesti, non importa quanto tu abbia studiato, né quanto tu sia documentato. Noi scienziati dobbiamo muoverci in questo ginepraio cercando di interpretare le cose nella maniera più corretta possibile e porgerle senza essere saccenti: questa è la cosa più difficile, cercare di farsi accettare e di farsi credere".

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