Facendo l'autostop salì su un carrarmato tedesco: la sua borsa conteneva pezzi di ricambio per una radio trasmittente partigiana. Se lo avessero scoperto sarebbe stato fucilato. L'affascinante storia di Ezio Franceschini

Nato in Austria, ma italiano, studente e studioso di lettere, allievo di Marchesi, ma pure alpino, partigiano, passeur; docente universitario prima, e rettore dell’università del Sacro Cuore di Milano poi (proprio negli anni del ’68); infine scrittore di montagna e per bambini. Tra questa raffica di informazioni biografiche una sola cosa si può affermare con certezza: è impossibile racchiudere la sua vita, entro semplici categorie

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nato in Austria, ma italiano, studente e studioso di lettere, allievo di Marchesi, ma pure alpino, partigiano, passeur; docente universitario prima, e rettore dell’università del Sacro Cuore di Milano poi (proprio negli anni del ’68); infine scrittore di montagna e per bambini. Tra questa raffica di informazioni biografiche una sola cosa si può affermare con certezza: è impossibile racchiudere, entro semplici categorie, l’affascinante storia di Ezio Franceschini.
Non era un uomo solo naturale, e soltanto scienziato; ma era un Uomo/Fanciullo […] che è riuscito ad andare al di là della natura, rivelandosi come "sapiente".
Così scrive, Leonardo Ancona, suo grande amico, rivelando di Franceschini il lato più profondo e più umano, quel filo nascosto, che lo ha sempre accompagnato nella trama fitta e ingarbugliata della sua vita: andare al di là della natura, cioè non bloccarsi davanti alle cose che accadono ed esistono, non fermarsi a descriverle con tecnicismi da scienziato (che, pure, erano parte di lui considerata la sua altissima preparazione universitaria), ma dimostrarsi un sapiente, grazie al suo sguardo poetico da fanciullo, in grado di accorgersi dei più piccoli e dei più fragili.
Tra la confusione politica e sociale che l’Italia ha attraversato a inizio Novecento, ha saputo intuire un’alternativa, un modo diverso di porsi, davanti all’incessante avanzare della Storia, che lo ha spinto ad opporsi ai soprusi fascisti, salvare chi doveva essere cancellato, aprire un dialogo con gli studenti del ‘68, laddove c’era distanza e scontro.
Ezio Franceschini nasce nel 1906 a Villa Agnedo in Valsugana, allora ancora però territorio austriaco (diventa territorio italiano solo dopo il trattato di Versailles del 1919). Proprio quella valle, in cui è cresciuto, con le sue cime e soprattutto con la sua natura minuta, fatta di incontri con i piccoli animali del bosco, o, ancora, con la flora dei prati, lasceranno un segno indelebile nella sua scrittura e nel suo modo di raccontare la vita: uno sguardo che si sofferma sul semplice e il particolare per tesserlo insieme cercando di dare forma alla complessità del reale.
Per Ezio la montagna è una persona amata e da amare. Alla quale affidarsi e confidarsi, scrive Giuseppe Lazzati curatore delle sue opere: il rapporto che si instaura tra lui e la montagna è definito come una vera e propria relazione di affetto, costruita sul dialogo, la convivenza e la cura reciproca. Non solo un ambiente da vivere, ma uno spazio in cui crescere, conoscersi e riconoscersi.
Un punto di svolta nella vita di Ezio Franceschini è certamente l’armistizio dell’8 settembre del 1943 e, in particolare, il discorso fatto dal rettore dell’Università di Padova, Concetto Marchesi, il 9 novembre del 1943, per l’inaugurazione dell’anno accademico:
Giovani, confidate nell'Italia. Confidate nella sua fortuna se sarà sorretta dalla vostra disciplina e dal vostro coraggio: confidate nell'Italia che deve vivere per la gioia e il decoro del mondo, nell'Italia che non può cadere in servitù senza che si oscuri la civiltà delle genti.
Concetto Marchesi, maestro di Franceschini, iscritto segretamente al partito comunista, sfrutta quel momento delicato per lo stato italiano per rivolge un appello ai suoi studenti ad attivarsi per il cambiamento che stava iniziando a muoversi.
Franceschini, con il nome di battaglia Ettore, e Marchesi fondano il gruppo FraMa - nome creato dalle iniziali dei loro cognomi - che opera nel nord Italia costruendo collegamenti segreti con la Svizzera per portare in salvo all’estero persone ricercate, rifugiati politici ed ebrei. Tramite Radio Londra, inoltre, trasmette ogni notte messaggi in codice per aiutare le operazioni partigiane.
Lui stesso una volta ha raccontato di aver chiesto un passaggio, facendo autostop, a un carrarmato tedesco, mentre si dirigeva verso Padova a piedi dato che la ferrovia era stata colpita dai bombardamenti. I soldati accettarono volentieri di aiutare quel giovane studioso universitario con la borsa di pelle nera stretta sotto il braccio. Lo lasciarono a Padova, tra calorosi saluti, allegri per quell’incontro, senza mai sapere che quella borsa, che non avevano controllato, conteneva pezzi di ricambio per una radio trasmittente partigiana. Se lo avessero scoperto sarebbe stato immediatamente fucilato.
Sempre con il suo personale stile e, mosso da ammirevoli intenzioni, egli stesso ci racconta, ne La valle più bella del mondo, la vita di un giovane professore sotto i bombardamenti a Milano, senza esaltare l’eroismo, ma piuttosto imprimendo un’istantanea della quotidianità di quel periodo:
Le incursioni aeree di quei giorni avevano semidistrutto Milano. Da mezzanotte all’una era stato un inferno. All’imbrunire vedevo dalla mia finestra lunghe file di uomini e di donne, con delle coperte sulle spalle, avviarsi in silenzio verso i parchi di Lambrate per trascorrervi almeno la notte in pace, senza pericolo che qualche bomba li mandasse ad ingrossare il numero di quanti non erano più. Al mattino, già verso le quattro, quelle file, sempre in silenzio, ritornarono: ma quanti avrebbero trovato, al posto delle loro case, travi annerite e macerie fumanti? Abitavo, in quegli anni, in via Pecchio […] i miei coinquilini se ne erano andati […] lasciandomi le chiavi di casa: così che ero rimasto assolutamente da solo.
Così comincia il racconto Il mio amico Filippo, dove Ezio Franceschini intreccia la tristezza, la fame, la solitudine di quei giorni e la nascita di una nuova amicizia con il suo nuovo "coinquilino" Filippo, un topolino, che occupa gli spazi di casa sua in cerca di qualche briciola. Proprio la semplicità e la capacità di dare leggerezza ai momenti più pesanti sono fondamentali elementi del suo temperamento che lo hanno accompagnato lungo il corso di tutta la sua vita.
In copertina a sinistra: fotografia Fondazione Centro Italiano di studi sull'Altomedioevo













