Marco Paolini: "Chi dice 'lasciamo fare alla natura' è gente che tira i remi in barca. L'Arca è un patto da scrivere". Il primo giorno di Festival si chiude con l'enorme successo di Bestiario idrico

Tutto esaurito al teatro di Brentonico per concludere in bellezza la giornata inaugurale del Festival de L'Altramontagna "Il Fiore del Baldo". Partecipatissimi l'escursione e i laboratori per bambini, tra saponette, animali esotici e cianotipia. Altrettanto entusiasmo hanno sollevato le due chiacchierate della sera, dove si è parlato di erbe commestibili o erbe velenose, e di editoria e nuovi media, immersi nella splendida cornice del giardino di Palazzo Baisi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Erbe officinali, serpenti, piatti avvelenati e crisi dell’editoria. E poi, ancora: saponette fatte a mano, antiche tecniche di stampa, piante urlanti dai tratti antropomorfi e idrovore, canali, pompe, golene, dighe giuste e dighe sbagliate. Tutto questo e molto altro è stata la prima giornata del Festival de L’Altramontagna "Il Fiore del Baldo".
Ciascun evento, dall’escursione ai laboratori per bambini, e dai talk allo spettacolo teatrale, hanno incontrato enorme partecipazione: tanto che la passeggiata mattutina è stata divisa in due gruppi, che - prima l’uno e poi l’altro - si sono avventurati alla ricerca delle erbe officinali del Baldo. Proprio con queste erbe, nel pomeriggio, i giovani partecipanti del laboratorio hanno create meravigliose saponette.

Nel tardo pomeriggio, si è parlato di erbe e fiori in cucina: tra letteratura, botanica e farmacia, sempre con un occhio attento a non confonderci con piante potenzialmente velenose. Una chiacchierata, moderata da Nereo Pederzolli, con il farmacista Bruno Bizzaro, lo chef stella Michelin Peter Brunel, e Anna Vittoria Ottaviani dell’associazione Monte Baldo Patrimonio Umanità.

Più tardi si è parlato di come è stata "inventata" la montagna e come oggi vogliamo raccontarla. La discussione, accompagnata da Stefano Catone, fondatore della casa editrice People, si è articolata a partire dal mercato librario di oggi - insieme ai curatori della collana de L’Altramontagna, Marco Albino Ferrari e Mauro Varotto -, per arrivare ai nuovi media e alle forme più agili di comunicazione, con Valentina Ciprian, responsabile social e colonna portante del nostro quotidiano.
In chiusura di questa giornata inaugurale del Festival, il teatro Monte Baldo di Brentonico ha segnato il tutto esaurito per l’ultimo spettacolo di Marco Paolini, Bestiario idrico. Enorme successo in sala, lo spettacolo ci ha accompagnati con le anguille fino al Mar dei Sargassi, per poi tornare su su fino a raggiungere di nuovo la valle dell’Adige, ma anche nel golfo del Bengala, dove i ghiacciai più grandi del mondo rovescia quantità d’acqua per noi inimmaginabili, e poi dentro alle falde impoverite del fiume Brenta, guidati da un vate acquarolo attraverso le Grotte di Oliero.
Quello di giovedì è stato solo un primo assaggio, ora si entra nel vivo del Festival con un programma ricchissimo di eventi. Come ebbe a dire Noè in Bestiario idrico, invitato sul palco alla sua festa di pensionamento dopo tremila anni di onorato servizio: "È una chiamata questa, l’Arca è un patto da scrivere".
Di seguito, un breve estratto dallo spettacolo.
Bestiario idrico
L’idea che l’acqua esca da un rubinetto… il rubinetto è più della ruota per l’umanità. Ma avere tutta quest’acqua a disposizione ha creato un problema nuovo: "Dove la butto dopo? Quando è sporca?". Un problema che non c’era prima, per pochi litri.
L’idea che l’acqua debba essere bevibile è un’idea nuova, l’idea che l’acqua debba girare e tornar pulita è nuova! Non fare lo schizzinoso: è così che è nata la potabile. Che ogni città faceva la sua acqua; come una volta facevano la farina, adesso facevano l’acqua. È fabbricata la potabile!
Oggi siamo tornati ad avere la stessa quantità del tempo dei romani, ma dentro non c’è solo l’acqua. E poi abbiamo un problema: Dove buttiamo la sporca? Perché ne usiamo tanta, più dei romani. "Ognuno consuma quella quantità d’acqua", "la ex potabile va depurata"… è tutto un’idea nuova. "Chi sporca paga": è un’idea nuova. Che l’acqua è circolare: è un’idea nuova. Che il ciclo deve finire con l’acqua che torna pulita: è un’idea nuova. Che l’agricoltura sia parte di un circolo: è un’idea nuova. Che il valore ecosistemico conti: è un’idea nuova. Che nessuno possa fare il cazzo che vuole perché tanto è sul suo: l’è n’idea novissima!
Bisogna ragionare con gli altri su quella che vogliamo usare. Quindi mi dispiace, non posso andare in pensione, ho ancora da fare. Non si va in pensione da essere cittadini, e poi non basta. Non basta perché la forma del mondo è agricola. Pascoli, boschi, foreste… dipendono anche da chi sta in città. Non basta essere cittadini, senza essere un po’ contadini. Non avete terra? Coltivate acqua!
Ecco perché non vado in pensione. Ho finito.
Anzi no, quelli che vi dicono "lasciamo fare alla natura", quella è gente che tira i remi in barca sai! Non va bene. Credete di essere qui per far festa a me? No, è una chiamata questa. Io non ho finito. L’arca è un patto da scrivere.













