L'ultimo fotografo ad aver dedicato un servizio a Mario Rigoni Stern: è arrivato dalla Francia sull'Altipiano dei Sette Comuni dopo aver letto i suoi libri. Lo sguardo gentile di Loïc Seron

"Forse sono presuntuoso", scrisse Rigoni Stern, "ma sarebbe bello che un giorno, leggendo un mio racconto, qualcuno potesse individuare il luogo e provare i miei stessi sentimenti e le mie stesse sensazioni". È forse cogliendo questo invito che Loïc Seron ha continuato a frequentare l'Altipiano, immortalando con la macchina fotografica luoghi, sentimenti e sensazioni. Dal suo lavoro hanno di recente preso vita una mostra e un libro

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Minuto, viso gentile, attitudini sobrie; i movimenti delicati, ma decisi, di un suonatore di jazz; gli occhi premurosi di un fotografo. Il suo italiano si impreziosisce nelle sinuosità delle inflessioni francesi.
Questo ricordo di Loïc Seron, l’ultimo fotografo ad aver dedicato un servizio a Mario Rigoni Stern.
Lo avevo aiutato nell’allestimento di una mostra dal titolo Altipiano - escursioni nell'opera e nel paesaggio di Mario Rigoni Stern al Museo Le Carceri di Asiago. Si parla del 2016. Dieci anni fa. Conservo il ricordo di quelle giornate con nostalgia: tirocinante, poco più che ventenne, nelle fotografie di Loïc avevo la sensazione di trovare il modo di affacciarmi su un territorio familiare con sguardo rinnovato, quasi fossero finestre disposte in modo da incorniciare traiettorie inaspettate in paesaggi conosciuti.

Scoperto l’Altopiano dei Sette Comuni grazie ai libri di Rigoni Stern, nel giugno 2007 è partito dalla Normandia per fotografarlo. Lo scrittore mancò appena un anno più tardi, lasciandoci in eredità importanti idee e suggestioni.
"Forse sono presuntuoso", scrisse Rigoni Stern, "ma sarebbe bello che un giorno, leggendo un mio racconto, qualcuno potesse individuare il luogo e provare i miei stessi sentimenti e le mie stesse sensazioni".
È forse cogliendo questo invito che Loïc Seron ha continuato a frequentare l’Altipiano, immortalando con la macchina fotografica luoghi, sentimenti e sensazioni. Dal suo lavoro non emerge solo il volto del vecchio scrittore, ma le pieghe antiche di una terra caratterizzata dal dialogo tra comunità e ambiente.
Scatti sobri e gentili che, rispecchiando il carattere dell’autore, accompagnano nei luoghi con passo delicato, attento a non inciampare nella ridondanza.
Ancora oggi, osservando gli scatti del fotografo francese, ho la sensazione di affacciarmi da finestre disposte obliquamente sul mondo. Si aprono evidenziando l’importanza di una prospettiva esterna, capace di ridisegnare immaginari interni, apparentemente immutabili e inscalfibili.

La mostra e il libro
Lo scorso 5 giugno è stata inaugurata al Museo del Novecento di Mestre (M9) una mostra dedicata all’opera fotografica di Loïc Seron. L’esposizione, aperta fino al 23 agosto, racconta il percorso del fotografo francese; il suo sguardo su Mario Rigoni Stern e sull’Altipiano dei Sette Comuni.
"Seron", si legge nel comunicato, "non costruisce una raccolta di immagini paesaggistiche, ma un dialogo: il suo sguardo si muove sugli stessi luoghi che Rigoni Stern ha trasformato in parola, cercando nei sentieri e nelle stagioni la stessa tensione tra memoria, ecologia e presenza umana che attraversa tutta la sua opera. La mostra presenta una selezione di circa 70 fotografie, accompagnate da estratti dalle opere di Rigoni Stern e da testi dello stesso Seron: un percorso che invita a riconoscere nel paesaggio i luoghi di una memoria collettiva ancora viva".
Dal lavoro del fotografo francese è inoltre stato di recente pubblicato da Ronzani il libro Altipiano. In cammino con Rigoni Stern, dove "documentazione e riflessione etica si fondono insieme, mettendo a fuoco i temi della tutela del paesaggio e della memoria, del rapporto tra individuo e comunità e dell’equilibrio possibile tra l’uomo e il territorio. Un appassionato invito a vivere i temi e i luoghi di Mario Rigoni Stern".
Il volume è arricchito da una prefazione di Paolo Cognetti e da una introduzione di Giuseppe Mendicino.













