Il successo del libro 'Le otto montagne'? "Non ci sarebbe stato se fosse ambientato in pianura: il romanzo è riuscito ad accompagnare il lettore cittadino in un luogo di evasione"

"In un contesto di forte crisi dell'editoria, l'editoria di montagna, come la montagna stessa, è un settore in forte crescita". Stefano Catone, fondatore della casa editrice People, sarà tra gli ospiti di inBOSCATI!, il primo festival della montagna laterale. Una due giorni di eventi tra dibattiti, musica, presentazione di libri, workshop, laboratori per bambini ed escursioni, in una radura nel bosco a 1.500 metri di quota, nel comune valdostano di Fontainemore

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Le testate delle valli, in Val d'Aosta in particolare, sono occupate da stazioni sciistiche e turistiche molto rinomate. C’è poi il fondovalle, dove corrono le principali arterie stradali e si concentrano i servizi. Non si parla spesso, però, dei versanti laterali di queste valli, le quote medie. A questa terza categoria appartengono il Pian Coumarial e la località Bosc, a Fontainemore, dove si tiene inBOSCATI!: un’occasione inedita per spostare lo sguardo e guardare, non più ai resort di fondovalle o ai comprensori delle cime, ma a quello che sta ai lati.
inBOSCATI! è il primo festival della montagna laterale. Promosso da L’Altramontagna e dal comune valdostano di Fointainemore, porterà per due giorni - il 4 e 5 luglio 2026 - dibattiti, musica, presentazione di libri, workshop, laboratori per bambini ed escursioni, in una radura nel bosco, a 1.500 metri di quota, sul limitare della Riserva Naturale del Mont Mars.
Filo conduttore dei due giorni di eventi è l'ambivalenza del concetto di "essere imboscati". Da un lato, la scelta di vivere al di fuori di contesti iper-urbanizzati e la montagna "laterale" come modalità di vita alternativa a quella della pianura e delle grandi città; dall’altro, il rischio di isolamento che tale scelta può comportare o la scelta volontaria di deresponsabilizzarsi dal vivere collettivo.
Il festival, con talk ed eventi di carattere informale, vuole ragionare proprio sul continuum tra queste due posizioni (qui il programma completo).
In attesa dell’evento, abbiamo ricevuto qualche anticipazione dagli ospiti che parteciperanno. Questa volta ne abbiamo parlato con Stefano Catone, fondatore della casa editrice People, che nel suo vasto repertorio editoriale conta anche la collana "La montagna con altri occhi", ad opera del collettivo L’Altramontagna.

Qual è lo stato di salute dell’editoria di montagna?
In un contesto di forte crisi dell’editoria, l’editoria di montagna, come la montagna stessa, è un settore in forte crescita.
Il numero dei frequentatori della montagna è in aumento vertiginoso, molti dei quali vengono dalla città e dalla pianura: è un luogo dove vengono proiettai i desideri di evasione che costellano la nostra società.
Non solo, la montagna, dal punto di vista dell’emergenza climatica, è un osservatorio privilegiato: in poche centinaia di metri di dislivello si possono osservare cambiamenti che, in pianura, richiederebbero migliaia di chilometri per essere percepiti. E questi stessi mutamenti, così repentini, portano spesso la montagna al centro delle cronache.
A tutta questa visibilità corrisponde un interesse sempre maggiore di pubblico, al quale rispondono nuove pubblicazioni dedicate a questi temi e, di conseguenza, un aumento del numero dei lettori.
Come è nata la collaborazione con L’Altramontagna?
Il rapporto è nato ancora prima che esistesse il progetto stesso del quotidiano. Con alcune delle persone che poi hanno dato vita a L’Altramontagna, ci interrogavamo su come raccontare la crisi climatica.
Ci siamo resi conto che il modo più efficace è partire dalle storie. Quando si parla di clima attraverso numeri, studi e dati, spesso le persone fanno fatica a interessarsi e si finisce facilmente in dibattiti sterili. Quando invece si raccontano delle storie, l’attenzione e il coinvolgimento aumentano, e il dibattito diventa costruttivo.
Abbiamo quindi realizzato alcuni primi libri che raccontavano la storia dell’epidemia di bostrico, venuta a seguito della tempesta Vaia, o storie di ghiacciai, della loro natura e della loro evoluzione.
Da lì è nata l’idea di costruire una collaborazione più strutturata attraverso una collana diretta da Marco Albino Ferrari e Mauro Varotto, che affronta in modo sistematico diversi temi legati alla montagna e che oggi è arrivata al quinto volume.
Prendiamo casi di successo editoriale come "Le otto montagne". Quella raccontata da Cognetti è prima di tutto una storia di amicizia; ma avrebbe avuto lo stesso successo se non fosse stata ambientata in montagna?
Non credo, certo è un libro che io personalmente ho apprezzato moltissimo, ma a distinguerlo tra tutti era proprio questa sua ambientazione così lontana e affascinante.
Le otto montagne trasporta il lettore in una dimensione diversa da quella urbana: accompagna un lettore, che è per la maggior parte dei casi cittadino, in un contesto che gli è estraneo. È una storia di amicizia, ma è ambientata in un luogo che rappresenta una forma di evasione dalla quotidianità, soprattutto per chi – come me – vive in città.
Per molte persone che non vivono stabilmente un contesto montano, la montagna rappresenta proprio questo: un’alternativa, uno spazio di evasione, per molti aspetti anche simbolico. Anche se spesso l’immaginario della montagna nasce da rappresentazioni parziali o stereotipate, intercetta comunque un bisogno reale. Proprio per questo può diventare un punto di partenza per conoscerla meglio e per comprenderne la complessità.
Quanto sono importanti festival ed eventi dedicati alla montagna, come inBOSCATI!, per il mercato editoriale?
Sono fondamentali. Oltre alla domanda di montagna, oggi esiste una forte domanda di socialità: le persone desiderano incontrarsi, confrontarsi e condividere esperienze.
I festival rispondono perfettamente a questa esigenza. Da un lato sono importanti per l’editoria e per la vendita dei libri: una casa editrice ha bisogno di vendere titoli per sostenersi. Noi siamo sempre più convinti che i libri debbano essere portati anche in luoghi inconsueti e che sia necessario raggiungere i lettori dove si trovano. Eventi di questo tipo sono quindi molto importanti.
Dall’altro lato, i festival sono occasioni preziose di incontro. Può capitare di scoprire un autore o un’autrice che non si conosceva, oppure di ascoltare qualcuno raccontare una storia e pensare che potrebbe diventare un libro. A volte quella storia è già un libro, altre volte è l’inizio di un nuovo progetto editoriale.
C’è poi un altro aspetto fondamentale: la capacità di creare comunità. L’editoria tiene insieme la dimensione culturale e quella relazionale. Sentirsi parte di una comunità rende tutto più significativo e, come casa editrice, lavoriamo molto anche in questa direzione.
Rispetto al lavoro della casa editrice e al vostro taglio editoriale, in che modo parlare di montagna può essere un atto politico?
Parlare di montagna è un atto politico perché la montagna interroga continuamente la politica.
Innanzitutto c’è il tema dell’emergenza climatica. In montagna i cambiamenti climatici sono più evidenti che altrove, fenomeni come l’arretramento dei ghiacciai sono immediatamente visibili. Offrono segnali concreti e immediati di ciò che sta accadendo, che possono essere la leva per il cambiamento.
C’è poi tutto ciò che riguarda le persone che vivono in montagna. Dal mio punto di vista cittadino, penso ai temi del turismo, della convivenza con la fauna selvatica, della gestione del territorio: tutte questioni che chiamano inevitabilmente in causa la politica.
In montagna si concentrano inoltre infrastrutture strategiche e una parte importante della produzione energetica. Pensare di poterla abbandonare a sè stessa, o di poter ignorare ciò che accade nei territori montani e alle persone che li abitano, non mi sembra una scelta lungimirante. Allo stesso modo, non è sufficiente continuare a guardare la montagna soltanto dall’esterno.












